Siria, Trump e la vittoria che non c’è

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22 dicembre 2018

Mercoledì scorso il Presidente statunitense Donald Trump ha annunciato il ritiro delle truppe americane in Siria.
“Abbiamo sconfitto l’ISIS in Siria, l’unica ragione per cui siamo rimasti lì durante la Presidenza Trump” ha annunciato “The Donald” su Twitter.
La notizia era in realtà già trapelata nelle ore precedenti attraverso diversi media, quali il “Wall Street Journal”, la “CNN” e “Reuters”.

Pochi minuti prima del tweet di Trump l’agenzia ufficiale dell’ISIS, Amaq, ha rivendicato però un attacco ai combattenti curdi, alleati degli USA, nella città di Raqqa, la ex-capitale dello Stato Islamico.

Comunicato con cui lo “Stato Islamico” ha rivendicato un attentato alle forze YPG/SDF a Raqqa.

Ma quindi gli americani hanno davvero sconfitto l’ISIS?

Nel nord-est della Siria le truppe statunitensi sono dispiegate a supporto delle “Forze Democratiche Siriane (SDF)”, una milizia a guida curda impegnata nella lotta contro l’ISIS.
Le SDF stanno attualmente combattendo nella provincia di Deir ez-Zor, lungo il fiume Eufrate e nei pressi del confine iracheno, dove alcune migliaia di miliziani dell’ISIS difendono strenuamente i loro possedimenti territoriali.

Mappa del fronte fra SDF e ISIS a Deir ez-Zor.

Negli scorsi mesi gli jihadisti, nonostante siano stati completamente accerchiati, hanno ucciso centinaia di miliziani delle SDF, principalmente in attacchi a sorpresa con il favore del buio o durante alcune tempeste di sabbia.
L’avanzata delle forze SDF è inoltre resa difficile dalle centinaia di mine piantate dall’ISIS, assieme ad altrettanti tunnel utilizzati per sortite e imboscate.

Un miliziano dell’ISIS in combattimento nella provincia di Deir ez-Zor, senza un piede.

La lotta contro l’ISIS non è quindi finita.
Non solo gli uomini del Califfo controllano ancora alcuni villaggi in Siria; migliaia di loro si sono dati alla clandestinità in grotte e tunnel costruiti negli ultimi anni, da dove organizzano e eseguono successivamente attacchi contro la popolazione civile e obiettivi militari.
Cellule dormienti dell’ISIS sono presenti in almeno 9 (su 14) governatorati siriani.

Il ritiro americano minerà sicuramente le operazioni antiterrorismo delle SDF, anche a causa della difficile situazione politica.
La Turchia minaccia da settimane di invadere (per la terza volta) il nord della Siria e fare pulizia delle SDF che considera niente di meno che un’organizzazione terroristica controllata dal PKK turco.
Al tempo stesso l’amministrazione politica delle SDF è impegnata in difficili contrattazioni con il regime di al-Assad, le quali fino ad oggi non hanno portato a grandi risultati.

È importante sottolineare inoltre che ideologie islamiste come il salafismo non possono essere combattute solo a suon di bombe.
L’ISIS, come al-Qaeda o qualsiasi altra organizzazioni jihadista, trova terreno facile perlopiù fra scontento, depressione, povertà e disoccupazione.

Non solo Donald Trump sta abbandonando la Siria con l’ISIS che ancora vanta dei possedimenti territoriali e un numero spropositato di miliziani a piede libero.
L’America sta abbandonando una regione che negli anni passati ha bombardato incessantemente ed oggi è in macerie, senza preoccuparsi minimamente di garantire fondi per la ricostruzione, occupazione, servizi pubblici.
Un futuro.

E chissà, forse per molti civili il futuro tornerà presto a essere l’ISIS.

 

 

TAG: Curdi, isis, siria, Trump, Turchia, usa
CAT: Medio Oriente, Terrorismo

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