milano muore / milan is dying

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4 febbraio 2020

Milano muore.

Milano muore in questi giorni di forsennata caccia al nido/scuola d’infanzia più adatta all’eccezionale sviluppo cognitivo-relazionale dello steineriano fanciullo, perché non è mai troppo presto per garantire loro competenze e successo, perché la scuola di bacino mi dispiace è un disastro, quindi lo so lo so, ma alla fine abbiamo scelto la privata, sai i figli, Milano muore perché oggi nella scuola pubblica di fatto ci vanno solo i ricchi, leggi quelli che ancora resistono nei quartieri centrali o semicentrali,  Milano muore perché a Milano è la classe media, o quel che ne resta, a mettere in massa i propri figli nelle scuole private, a utilizzare sistematicamente il white flight, pazienza se questo vuol dire ogni giorno altri chilometri in auto, pazienza il PM in più, la salute di quegli stessi montessoriani fanciulli, lo sanno tutti che sono le caldaie.

Il primo giorno di iscrizioni il sito del Comune non ha retto, tutti hanno ben pensato di iscrivere i propri figli il primo giorno utile, nonostante ce ne fosse altri venticinque successivi altrettanto utilizzabili, nonostante l’ordine di iscrizione non desse alcuna priorità, Milano muore perché la classe media, o quel che ne resta, è sempre più in ansia, in affanno, sempre più assediata, non solo e non soltanto dal costante, inesorabile aumento del costo della vita, quindi dalla compressione delle proprie opportunità esistenziali, di socialità, di vivere la propria città, da cui la necessità di una competizione altrettanto costante, inesorabile, sfiancante, da cui la regolarità con cui oggi puoi sentire una madre perfettamente milanese parlare in perfetto inglese al suo perfetto figliolo, Milano muore perché muore, letteralmente, la lingua madre, non ci si accontenta più di uccidere il dialetto con l’italiano e poi l’italiano con i termini anglosassoni e poi anche questi con briffare, taggare, deliverare, Milano muore perché rinuncia consapevole a parlare la lingua viva del presente in nome della preparazione a un futuro che si percepisce comunque ostile, minaccioso, terrorizzante.

Non bastano le quintalate di antidepressivi consumati ogni anno, l’alcol, l’eroina che nemmeno negli ottanta. Milano muore perché la classe media, o quel che ne resta, è in una condizione di angoscia perenne, assediata dall’aumento del costo della vita e degli affitti, assediata dalle frotte di turisti che invadono Baires e fanno la fortuna della piattaforme (non della nostra fiscalità, non del nostro welfare), assediata dalle frotte di rappresentanti della classe media di altre città italiane (ed estere!) che qui arrivano in cerca di un futuro o anche solo per salvare i risparmi di mamma e papà dal crollo dell’immobiliare che colpisce ovunque tranne appunto a Milano, amore compriamo qui che è sicuro.

E comunque meno male che arriva gente da fuori, perché a Milano, nonostante gli sforzi profusi, il calo delle nascite è anch’esso inesorabile, certificato, con quello che oggi costano i figli (soprattutto se li metti in una privata, e comunque tre giorni materna due giorni tata, e madrelingua!), Milano cresce in residenti sì, ma solo perché li frega ad altre città, insomma Milano anche quando sembra vivere, in realtà sta facendo morire qualcun altro, per carità ci guadagniamo la pinsa e la cacio e pepe, e chissene se una parte non piccola della tua popolazione guarda con terrore alla scadenza dei quattro più quattro (inizio già a cercare nell’hinterland, solo che poi la Feltrinelli un miraggio).

La domanda crea l’offerta, l’immobiliare fa gola, quindi giù di fondi, non è che si possa sempre sapere a chi fanno riferimento, a quali attività, lecite, illecite, questa domanda deve avere la sua offerta e Milano purtroppo è piccola, i buchi al prezzo di attici prima o poi si esauriscono, quindi giù nuove costruzioni, giù di cemento, peccato che Milano conti già l’area urbana più cementificata d’Italia, peccato che senza una reale politica residenziale pubblica ti giochi la tua classe media, o quel che ne resta, la tua classe intellettuale, o quel che ne resta, peccato che dai e dai anche i processi espulsivi hanno il fiato corto, non penserai mica di essere davvero Londra, i quartieri da gentrificare prima o poi finiscono, siamo già arrivati alla Bovisa, a Maciachini.

Milano muore perché la gentrificazione è morte, è espulsione, è azzeramento di una Milano a cui piace, certo, costantemente cambiare, ma nella quale oggi, con buona pace del FAI, si fatica a mantenere qualche luogo del cuore, li stanno letteralmente spazzando via, tutti quanti, e quelli nuovi che dovrebbero diventarlo non reggono che per pochi anni, nemmeno gentrificandosi ci riescono, o tu ragazzo creativo che bevi la tisana, dona qualcosa alla Cuccagna. La questione di San Siro è allora certo simbolica, così come è simbolica quella del Bassini, ma è appunto innanzitutto di simboli che vive una città e cosa c’è di più simbolico di tagliare degli alberi per far posto a una residenza per anziani?

E, d’altra parte, anche di questo c’è sempre più domanda. Milano muore nel progressivo invecchiamento dei suoi residenti, anziani sempre più anziani e sempre più soli, da cui il taglio degli alberi di cui sopra, da cui la quotidiana visione serale di un camion giallo Esselunga, quello della spesa a casa, che non sai se sta appunto portando i sacchetti a qualche ottantenne solo o a dei 40+ particolarmente pigri, o se invece trattasi del possibile protagonista del film di un Ken Loach nostrano, si porta a casa ogni sera il mezzo, non sa dove parcheggiarlo, da cui la doppia fila, l’alzataccia il mattino dopo, la paura delle nuove multe con tablet al laser.

Il Sindaco ha imputato ai camioncini del delivery, a quelli delle piattaforme, l’eccezionale sbriciolamento dell’asfalto stradale, seguono fin troppo facili ironici commenti, meno da ridere è la situazione dell’aria cittadina, le decine di giorni consecutivi di sereno sforamento dei parametri di qualità dell’aria, che evidentemente non coincide/non determina la qualità della vita, perché in questa classifica, si sa, il Modello primeggia, Milano muore perché Milano soffoca, si ammala, Milano muore perché in questo territorio i decessi da PM sono i più alti in Europa, Milano muore perché nonostante le mascherine à la page e la privatizzazione della risposta aka purificatore d’aria, sull’inquinamento atmosferico sembra vigere ormai la rassegnazione, okay le caldaie fuori norma, okay il retail (ovunque in crisi tranne qui!) con le sue porte aperte e i riscaldamenti a palla, ma alla fine l’idiota con la macchina ferma e il motore acceso lo incontri davanti a ogni scuola e alla fine anche tu desisti, ti arrendi, a che serve lottare, che tanto si sa che Milano muore, anzi sai che c’è, stasera tutti agli Arcimboldi a spellarsi le mani per l’ologramma di Whitney Houston.

TAG: città, policies, processi
CAT: Milano

3 Commenti

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  1. valecorb 2 settimane fa
    Condivido la critica di fondo di qs post, ma mi irrita profondamente l'IGNORANZA DELL'AUTORE, che con sarcasmo dispregiativo apre citando solo le scuole di metodo Steiner e Montessori! Equiparandole di fatto alle scuole private, di metodo statale, le quali, loro sì, sono fabbriche di gentrificazione e di orientamento al sistema capitalistico più sfrenato! Ebbene ricordo qui che le Waldorf e le Montessori sono le uniche nel panorama deprimente dell'offerta educativa che applicano un METODO ovvero un SISTEMA PEDAGOGICO atto a formare UOMINI LIBERI, UGUALI E RESPONSABILI. Sono le uniche che offrono rette sociali col contributo libero dei più benestanti tra i genitori, sono le uniche dove è offerta una PROTEZIONE sensata e doverosa alla PANDEMIA DIGITALE e consumistica e disneyana negli anni sacri e delicati della formazione dell'Uomo. Perchè non ha citato i vari istituti della haute milanese dove si allevano, a suon di tablet e legnate psicologiche, le future classi dirigenti viziate? Studiasse l'Autore cosa significa educare nel senso moderno del termine, cioè FUORI dal SISTEMA con un Pensiero autenticamente Umanistico e Sociale. Dimenticavo di fare 2 conti: una Waldorf costa circa 5k/anno ma anche 0. Un istituto privato qualunque parte dai 10k ai 30k/anno. P.S: Naturalmente "ignoranza" non è un'offesa, ma l'indicazione di una lacuna che sarebbe stata da colmare PRIMA di fare citazioni pubbliche. i miei saluti cordiali.
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  2. maurapool 2 settimane fa
    @valecorb ho avuto la tua stessa sensazione. Mi ha urtato la superficialità, l'acredine e la disinformazione dell'autore di un articolo colmo di inesattezze. Purtroppo lo Stato ha scelto di tagliare molti fondi all'educazione e così si confonde per "privata" un'iniziativa "autofinanziata". Probabilmente l'autore avrebbe fatto bene a frequentare una scuola waldorf o montessori, l'avrebbe aiutato a diventare un uomo migliore.
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  3. maurapool 2 settimane fa
    @valecorb ho avuto la tua stessa sensazione. Mi ha urtato la superficialità, l'acredine e la disinformazione dell'autore di un articolo colmo di inesattezze. Purtroppo lo Stato ha scelto di tagliare molti fondi all'educazione e così si confonde per "privata" un'iniziativa "autofinanziata". Probabilmente l'autore avrebbe fatto bene a frequentare una scuola waldorf o montessori, l'avrebbe aiutato a diventare un uomo migliore.
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