“No al piano quinquennale”

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23 Maggio 2021

Vanno avanti dall’inizio della stagione, ovvero da Settembre. Con il Conte due o il Draghi uno, la continuità è garantita. A causa di un algoritmo impazzito, almeno così si chiama adesso la strafottenza della politica che si disinteressa della cosa pubblica, migliaia d’insegnanti sono costrette tutte le mattina a farsi anche due o trecento chilometri per andare ad insegnare. Da poche settimane il vincolo è diventato, sulla carta, triennale. Che non cambia granché. Un inferno, resta un inferno.

Malgrado l’amore per il loro lavoro, questa condizione, per
nessun politico né di destra né di sinistra e neppure di centro, è degna di un minimo interessamento. In pratica sono state lasciate da sole. E da sole sono rimaste le loro famiglie. Un abbandono di massa. Al loro destino sono stati lasciati gli studenti, i compagni delle insegnanti e le loro famiglie. E meno male che questo governo di unità nazionale dovrebbe occuparsi prima di tutto della famiglia.

Anziché prendere a calci l’algoritmo che ha fatto questo casino, perché l’algoritmo è ente immateriale, dunque perseguirlo con metodiche umane non dovrebbe contravvenire al codice penale e a quello civile, molti politici soprattutto al Miur, in Parlamento e in commissione cultura si sono astenuti anche solo di prendere in considerazione una tale vaccata, che meriterebbe l’espulsione dal corpo sociale di chi l’ha permessa. In un’azienda chi risulta improduttivo o addirittura mostra di remare contro si vede dare il benservito. In Italia viene promosso e, tendenzialmente, entra in politica anche con ruoli esecutivi. Dev’essere per questo che le donne (perché sono tutte donne) hanno cominciato a ribellarsi. Hanno tolto loro il diritto ad insegnare non potendo più preparare le lezioni. Sono stati compromessi i loro equilibri affettivi e familiari, dovendo rinunciare a vedere i figli. E inoltre è stato minacciato anche il loro tenore di vita, se metà o più dello stipendio deve essere investito in costi per i trasporti. In ultimo è stata messa a rischio la loro vita visto che a Settembre i vaccini ancora non c’erano ( e infatti molte di.loro si sono ammalate).

Insomma una situazione che neppure in Uganda ( siamo disposti a scommettere che in Uganda una cosa così non c’è. Magari mancano le scuole ma le insegnanti non sono costrette a farsi centinaia di chilometri ogni giorno)

Per carità, però. Abbiamo il Governo Draghi. Obama, durante la sua guida negli Usa, lo chiamava spesso per avere il parere “dell’amico Mario”.

Le insegnanti però sono ancora disperate. E sole. Perché nessuno le considera.

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CAT: Milano, scuola

2 Commenti

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  1. andrea-lenzi 3 settimane fa

    “si sono astenuti anche solo DAL prendere in considerazione”
    Buon lavoro

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  2. andrea-lenzi 3 settimane fa

    il mio personale pensiero è che i soldi della scuola pubblica dovrebbero andare tutti alla pubblica e non essere divisi con la privata, finanziata dallo stato con la scusa che la pubblica non ce la faccia a servire tutta l’utenza, cosa sbugiardata da uno studio della Fondazione Agnelli.
    L’unico motivo per il quale ciò accade è che si vogliono favorire le scuole cattoliche.

    Altra follia che porta via danaro alla scuola pubblica sono gli “insegnanti” di religione, che sono pura propaganda alla superstizione cattolica e assurdamente infilati nella scuola pubblica, che li paga 1,2 MILAIRDI all’anno.

    con questi soldi a disposizione la condizione degli insegnati sarebbe di certo migliore

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