Fenomenologia del purista italiano

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20 Luglio 2022

Cos’è un purista, altresì definito “puzzone”? Nel gergo del web è quella persona che rosica senza motivo, che critica senza fare una vera critica, tutto sulla base di presunte verità e autenticità tradite.

Prendo spunto da questa foto che da qualche giorno gira nel web fra gli appassionati di musica non esattamente pop.

Foto: Tom Ham Photo
Fonte: Idles fanpage

Sono gli Idles, band inglese sulla cresta dell’onda: forte, impegnata, post punk, dal vivo fortissima. Tutte cose che all’ascoltatore medio di indie rock fan bagnare come al primo appuntamento. Con loro, durante le date italiane del tour di questi giorni, si sono fatti una foto con ben due Maneskin: “sacrilegio!”

Ecco, il puzzone è quello che ha gridato allo scandalo, al “sacrilegio!”, perché secondo il suo pensiero medio una band “pura” come gli Idles non si può abbassare a fare foto con la “musica di plastica” dei Maneskin, visti come l’ennesimo progetto commerciale studiato a tavolino dalla major label di turno.

Insomma, questa mentalità di basso vs alto, di underground vs mainstream, di musica impegnata (in qualcosa) vs musica che fa fare soldi, è una guerra ideale (e a volte anche passata alle mani) che dura dai tempi dei tempi, in ogni luogo, ma qui in Italia questo puristi vs traditori ha una diffusione maggiore, per la mentalità peculiare che attraversa il Bruttopaese. La mentalità è quella provinciale, di chi non riesce a proiettarsi oltre le proprie quattro mura mentali / fisiche e a guardare oltre; le difende strenuamente in una reprise continua di campanilismi, di Don Camillo vs Peppone. Identità senza identità.

Il puzzone prende piede così, in queste inutili diatribe, e costruisce queste barriere su paranoie di cui al di fuori del suo circolino a nessuno frega più un cazzo da almeno una decina d’anni. In un’era post ideologica la gente ascolta la musica, da sola o assieme, produce contenuti e va ai live senza più pesantezze, persone lo stesso nerd e lo stesso acculturate. Che vuoi ricavare, ad esempio, dai pesi morti che criticano i testi di un brano come fossero leggi, non capendo che sono dei viaggi creativi e che la realtà è un’altra cosa? Niente.

Se una parte del paese si è liberata da queste tare e si vive la musica liberamente – perché la musica è libera e va tenuta, vissuta tale, senza paletti di sorta, libera di muoversi, farsi ascoltare e mescolarsi come vuole – un’altra parte ancora vive nel problematizzare il nulla.

E allora ecco schiere di intellettualoidi che non fanno altro che insultare, mandare a fare in determinati posti gli artisti perché non gli piacciono, portando avanti solo il vuoto pneumatico, perché oltre a due cavolate in croce non argomentano, non si prendono la briga di dire i “perché”, il loro non è il sano, giusto, anche necessario, desiderio di generare un confronto credibile e connesso. Un confronto culturale. È banale sfogo, di pruriti, irrequietezza, cattivo umore generale.

Collegate questo ai commenti sotto alla foto in apertura e domandatevi: che c’è di male se due band di successo si fanno una foto? Nessuna. È un segno di pace, unità, voglia di godersi un sound, il rock, una sera senza tanti problemi, semmai cercando energia, stimoli, ricordi, piacere, benessere. Messaggi comprensibili e recepibili anche da un termosifone ma non dai puzzoni incattividos di turno.

Se gli Idles postano una foto con i Maneskin non è cattiva promo, anzi, è solo un bene, un bene vedere una connessione fra Italia e Uk. Poi, non ti piace una delle due band? Affari tuoi, ognuno si ascolta e condivide quel che gli piace, senza noie di sorta.

Diffidate da chi vi propone una visione musicale ristretta, gretta, chiusa, reazionaria. La musica, la cultura in generale, alta o bassa che sia, pop e underground, deve essere uno stimolo, una via per sentirsi liberi, per uscire dalla fogna del proprio malessere interiore o dello stagnare del luogo di nascita che sta stretto. Deve darvi aria da respirare quando non la sentite, aria che vi apre alle possibilità del futuro e vi dà la spinta a volerle raggiungere. Per questo è bello andare ad ascoltare artisti che non si conoscono, per il puro piacere della scoperta, per questo è bello lasciarsi rapire dagli esperimenti più strani.

Ve lo dico in tutta sincerità: lasciate stare l’underground italiano (e i suoi esponenti criticoni), fa schifo, è un covo di sfigati che vive nella sua bolla auto referenziale dove perché fanno due suonini credono di essere la nuova avanguardia di sto niente. Non cito nemmeno la vena testuale perché è la Fossa delle Marianne. Si masturbano a vicenda e il massimo che possono fare è suonare nei due spazi rimasti del paese / città in cui risiedono. Spazi da cui comunque anche gli appassionati scapperanno perché di elitarismi della domenica o dei sermoni pseudo impegnati che talvolta anticipano certe esibizioni non ve n’è più voglia. D’altronde, chi ha voglia di perdere il proprio tempo con l’aria fritta?

Ho visto il rap italiano esplodere nel main 16 anni fa e c’erano i centrosocialari che gridavano al tradimento di alcuni artisti, perché non erano più impegnati anche quando andavano al cesso. Ho sentito band criticare sul piano tecnico nomi che stavano iniziando a girare bene quando loro su un palco l’ora prima avevano annoiato anche i sassi, le transenne e i muri. L’underground come contesto socio / culturale è morto, e per fortuna se deve ridursi così, ora forse si riavvierà con le nuove generazioni, meno legate a certe cazzate. Se vogliamo parlare di sottobosco musicale, di indie etc. ad oggi è uno stato mentale, legato al fare quel cazzo si vuole.

Quello che serve è un cambiamento culturale che esca dal contesto semantico dell’underground e questo necessariamente non vuole dire entrare nel main. Bensì significa approcciarsi ad un entroterra dove si fa quel che si vuole senza distinzioni di nessun tipo: ciò che importa è fare musica e trasmettere qualcosa ad un pubblico. È molto più “sperimentale” oggigiorno questo entroterra di artisti senza etichetta che gli indie hero puristi senza capo né coda. Nonostante il rumore di fondo, le cose mutano e vanno avanti, per fortuna.

TAG: idles, indie, mainstream, Maneskin, Musica, puristi, Rock, rock italiano, undeground
CAT: Musica

2 Commenti

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  1. dino-villatico 4 settimane fa

    “Ve lo dico in tutta sincerità: lasciate stare l’underground italiano (e i suoi esponenti criticoni), fa schifo, è un covo di sfigati che vive nella sua bolla auto referenziale dove perché fanno due suonini credono di essere la nuova avanguardia di sto niente”. Il fenomeno affligge la società italiana, credo, da secoli. In tutti i campi: musica, letteratura, arti figurative, teatro, cinema, scienza, ecc. ecc. L’Accademia degli i compenti che si atteggiano a maestrini. In politica, poi, è la catastrofe.

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  2. matteos 3 settimane fa

    Anche non volendo generalizzare, questa mentalità è trasversale e trova radicamento in molti contesti come da lei detto. La soluzione credo sia lavorare sul levare e andare oltre questo tipo di paletti, senza grande remore.

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