Il Natale dei bambini che hanno perduto tutto

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19 dicembre 2019

Il Natale di Claude Debussy (1862-1918) è cantato direttamente dai bambini, attraverso un portavoce. Noël des enfants qui n’ont plus de maisons è il titolo della mélodie di Debussy, su parole scritte da lui stesso, scritta e pubblicata esattamente dieci anni dopo la canzone di Maurice RavelNoël des Jouets, nel dicembre 1915, a guerra iniziata. Sarà la sua ultima mélodie prima della morte, avvenuta nel 1918 a causa di un incurabile cancro. Debussy la compose alla vigilia di un’operazione, in uno stato di grande tristezza per sé stesso e per la guerra che avanzava.

Questo il testo:

Nous n’avons plus de maisons!

Les ennemis ont tout pris, tout pris, tout pris,

Jusqu’à notre petit lit!

Ils ont brûlé l’école et nôtre maître aussi,

Ils ont brûlé l’église et monsieur Jésus-Christ,

Et le vieux pauvre qui n’a pas pu s’en aller!

Nous n’avons plus de maisons!

Les ennemis ont tout pris, tout pris, tout pris,

Jusqu’à notre petit lit!

 

Bien sûr! Papa est à la guerre,

Pauvre maman est morte!

Avant d’avoir vu tout ça.

Qu’est-ce que l’on va faire?

Noël, petit Noël, n’allez pas chez eux, n’allez plus jamais chez eux, punissez-les!

Vengez les enfants de France!

Les petits Belges, les petits Serbes, et les Polonais aussi!

Si nous en oublions, pardonnez-nous.

Noël! Noël! surtout pas de joujoux,

Tachez de nous redonner le pain quotidien.

 

Nous n’avons plus de maisons!

Les ennemis ont tout pris, tout pris, tout pris,

Jusqu’à notre petit lit!

Ils ont brûlé l’école et nôtre maître aussi,

Ils ont brûlé l’église et monsieur Jésus-Christ,

Et le vieux pauvre qui n’a pas pu s’en aller!

 

Noël! Ecoutez-nous, nous n’avons plus de petits sabots!

Mais donnez la victoire aux enfants de France.

 

Non abbiamo più una casa!

I nemici ci hanno preso tutto, tutto, tutto,

Perfino il nostro lettino!

Hanno bruciato la scuola e il nostro maestro,

Hanno bruciato la chiesa e il signor Gesù Cristo,

E il vecchio povero che non ha potuto scappare!

Non abbiamo più una casa!

I nemici ci hanno preso tutto, tutto, tutto,

Perfino il nostro lettino!

 

E già… Papà è al fronte,

La povera mamma è morta!

E prima di aver visto tutto questo.

Che faremo adesso?

Natale, piccolo Natale, non andate da loro, non andateci mai più, puniteli!

Vendicate i bambini francesi!

E anche i piccoli belgi, i piccoli serbi e anche i piccoli polacchi!

Se ne dimentichiamo qualcuno, perdonateci.

Natale, piccolo Natale! Ma soprattutto niente balocchi,

Fate in modo che possiamo avere almeno il pane quotidiano.

 

Non abbiamo più una casa!

I nemici ci hanno preso tutto, tutto, tutto,

Perfino il nostro lettino!

Hanno bruciato la scuola e il nostro maestro,

Hanno bruciato la chiesa e il signor Gesù Cristo,

E il vecchio povero che non ha potuto scappare!

Natale! ascoltateci, non abbiamo più neanche gli zoccoletti!

Ma date la vittoria ai bambini di Francia.

La struttura ritmica suggerisce fin dall’inizio una continua fuga dei bambini, come se corressero via dalle bombe, dai nemici tedeschi che li inseguono, mentre la scuola brucia. L’accompagnamento del pianoforte, in 12/8, quasi sempre anapesti in contrattempo, è una rapida marcia-cavalcata verso un luogo che si spera senza orrori, mentre la voce, in 4/4, forma il contrasto duina contro terzina che accentua il carattere smarrito e zoppicante di questa massa di infanti francesi malconci che scappano. Doux et triste, in la minore.

L’atmosfera è assai cupa. Ed è un’atmosfera che potrebbe essere la stessa delle guerre attuali, in Africa, in Medio Oriente, ovunque. L’immensità di questo piccolo capolavoro sta proprio nell’eternità del messaggio, dell’estensione verso il futuro ma anche verso il passato. I bambini inviano la loro lettera al Petit Noël, momento agognato di riunione familiare, di doni, di gioie, raccontandogli che hanno perso tutto ciò che avevano perché i nemici hanno distrutto ogni cosa, perfino la scuola è bruciata col maestro dentro, la chiesa col signor Gesù, e manco il poverello che chiedeva l’elemosina si è salvato. Implorano il signor Natale di non andare da quei malvagi dei nemici, mai più, perché la massima punizione per il nemico è non avere mai più un Natale, il momento più gioioso dell’anno per un bambino e per la sua famiglia. Lo implorano di vendicare tutto ciò che hanno passato i bambini francesi, e anche i bambini belgi, serbi, polacchi, e se ce ne fossero altri, anche quelli che hanno omesso. Signor Natale, soprattutto non portateci dei balocchi, in un momento simile è meglio che ci portiate qualcosa da mangiare, che ci dia la sicurezza di sopravvivere ogni giorno, non abbiamo neanche gli zoccoletti per camminare…

Lo strazio dei poveri bimbi era reale. Ciò che avviene durante una guerra è sempre un disastro per tutti, da una parte e dall’altra, ma soprattutto per i più deboli che non possono difendersi e non sono autonomi. Debussy, che aveva sempre un occhio attento al mondo infantile, queste cose le sapeva bene.

Ma c’è anche una lettura più intima e profonda di questo brano. Il momento difficile che Debussy stava passando a causa della malattia che lo consumava probabilmente ispirò questa mélodie straordinariamente toccante, l’ultima della sua intera produzione. Forse il compositore si sentiva come un bambino che non aveva più casa, il nemico che lo stava erodendo dall’interno gli stava togliendo tutto, il lettino, la famiglia, la vita, e l’avvicinarsi del Natale più triste per la Francia, dopo decenni di belle époque, avrà fatto il resto. Debussy non vedrà la fine della guerra, morirà pochi mesi prima.

Un ascolto consapevole per questo Natale.

 

© Dicembre 2019 Massimo Crispi

TAG: Debussy, grande guerra, Natale
CAT: Musica

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