La commovente storia di Jason Becker

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3 febbraio 2020

Chi è Jason Becker? Una domanda che sarebbe potuta essere una certezza condivisa da tutti coloro che amano la musica, rock e Metal nella fattispecie. Jason Becker ha ricevuto da dio una mano e delle dita velocissime, idee e armonie che lo rendevano ineguagliabile alla chitarra, un futuro roseo e votato alla celebrità se non fosse che una brutta malattia (la SLA) ha cercato in tutti i modi di farlo desistere dal comporre musica, senza però riuscirci.

Jason è nato nel 1969 e ben presto ha ricevuto in dono la sua prima chitarra con cui ha iniziato a fare pratica senza mai abbandonarla. Dalle prime canzoni di Bob Dylan ben presto il piccolo chitarrista si innamora degli assoli di Eric Clapton e cerca in tutto e per tutto di star dietro a virtuosismi e arpeggi persino troppo impegnativi per uno della sua età. Ma era destino che Jason Becker continuasse a studiare, superando i propri maestri ed esibendosi davanti ai compagni di scuola lasciando tutti a bocca aperta. Era una rock star già a 14 anni, vestiva calzoni di pelle e aveva una barba appena spuntata su un viso da bambino. Ben presto, spinto dalla famiglia, Jason inizia a registrare le sue composizioni e si mette ad inviare centinaia di cassette ai produttori ed esperti del settore.

Poco tempo dopo, a 16 anni, Jason Becker incontra Marty Friedman. Assieme decidono di mettere su una band heavy Metal di cui saranno i leader indiscussi ponendo al centro di ogni brano le proprie conoscenze in materia di virtuosismi e tecnica elevatissima. Nel primo disco, Speed Metal Symphony, i Cacophony (questo il nome del gruppo) riescono a dar vita ad un progetto davvero originale in cui spicca la propensione dei due chitarristi per la musica classica, così come per il Metal più veloce e ricco di capacità tecniche. A brillare nella band non sono solamente i due chitarristi, abbiamo infatti un’ottima prova di Peter Marrino alla voce, ma soprattutto del reparto ritmico con Jimmy O’Shea al basso e Kenny Stravropoulos alla batteria. I Cacophony producono solo 2 album, in essi troviamo la grandissima personalità di Becker che influenza e dirige la band verso luoghi inesplorati, fatti di gusto per le composizioni classiche ma anche pieni di influenze disparate. Il tour che segue la pubblicazione dei due album porta la band in giro per il mondo, appassionando soprattutto il Giappone, dove Becker e Friedman iniziano ad essere venerati come maestri della nuova scuola Metal. Nel 1988 Becker pubblica il suo primo disco da solista, un monumentale album interamente strumentale in cui continua il sodalizio con Friedman ma è molto più libero e personale come in un brano come Air, in cui vengono richiamati movimenti classici ma soprattutto un sopraffino gusto per l’arpeggio e la melodia. Perpetual Burn viene spesso definito come un disco progressive Metal, in esso troviamo infatti la completezza di un artista ancora giovanissimo che, canzone dopo canzone, esprime al massimo la sua personalità e la sua vivacità di giovane virtuoso dello strumento a 6 corde.

Nel 1989 si presenta per Becker l’occasione della vita. Uno dei “maestri” ed “eroi” della chitarra, Steve Vai, lascia la band di David Lee Roth e lui è in lizza per prenderne il posto. Era il più titolato a farlo e questo non era sfuggito ai produttori  dell’ex cantante dei Van Halen. Durante le registrazioni del disco però Jason inizia a sentirsi strano. Comincia ad avere dei problemi alla gamba sinistra e riesce più a camminare se non zoppicando vistosamente. Col passare del tempo è costretto ad usare un bastone per aiutarsi a rimanere in piedi. Ma, cosa ancor peggiore, inizia a sentire che la sua mano sinistra, quella con cui riusciva ad incendiare la chitarra con assoli ineguagliabili, non è più la stessa, non ha più la solita velocità e diventa sempre più stanca. I familiari e gli amici gli sono vicini quando arriva il momento di fare le prime analisi mediche per capire di più cosa c’è che non va. Il responso, purtroppo, è impietoso: a Jason Becker viene diagnosticata la SLA. Gli dicono che gli resta poco da vivere, pochi anni, al massimo 4, o forse 5.

Il disco di David Lee Roth però è ancora in produzione e Jason vuole dare il suo contributo. Decide di farsi montare sulla chitarra delle corde più sottili in modo da poterle suonare con più agilità. A Little Ain’t Enough, terza prova solista di Roth esce nel 1991 ma non è un granché, anzi, in molti dicono che da quel momento inizia il declino dell’ex voce dei Van Halen. Jason Becker brilla in brano come It’s Showtime, ma non basta, di lì a poco non potrà più camminare e finirà su una sedia a rotelle, mentre la “sua nuova band” parte per il tour in giro per il mondo. I concerti e le sale di registrazione svaniscono da un momento all’altro. Il giovane chitarrista di Richmond, che aveva appena compiuto poco più che vent’anni, vede la sua carriera finita di colpo a causa di una malattia che di lì a poco lo porterà a peggiorare sino a non riuscire più a muovere gli arti e ad avere difficoltà a respirare. La sua famiglia gli sta accanto, ma Jason non ha più il sorriso di un tempo, di quando si esibiva con una mano sul manico di una chitarra, giocando con l’altra con uno yo-yo. Non riesce più a parlare, così il padre inventa un modo per poter comunicare con lui, una specie di lavagnetta con le lettere che Jason indica con gli occhi componendo parole. Quello che più mancava a Becker però era fare musica. Un suo amico, musicista ed esperto di informatica, Mike Bemesderfer, si mette d’impegno e crea un software che gli permette di trasformare in note la mimica facciale e lo sguardo. In questo modo Jason compone un disco meraviglioso come Perspective che uscirà per la sua personale etichetta il primo maggio 1996 in cui partecipano ben 22 musicisti. In esso troviamo il gusto per la musica neoclassica, per quella tradizionale asiatica, assoli di chitarra che ormai sono un suo marchio di fabbrica e un pezzo come Serrana che racchiude al meglio tutta la sua esperienza musicale, ed è il punto più alto della sua composizione fino ad allora. Eddie Van Halen, grande sostenitore di Becker, decide di aiutarlo e fa ripubblicare il disco nel 2001 per una grande etichetta discografica. Al di là della gentilezza di Eddie, il disco meritava davvero di essere distribuito ovunque, essendo stato anche il primo album nella storia realizzato da una persona affetta da SLA. Sul retro della copertina troviamo scritto: “Ho la sclerosi laterale amiotrofica (SLA o malattia di Lou Gehring). Ha paralizzato il mio corpo e la mia parola, ma non la mia mente”. In Perspective troviamo un pezzo come Higher, interamente composto per un coro e voci soliste, ma anche una cover splendida come Meet Me In The Morning, dal sapore blues in cui l’interpretazione risulta assolutamente perfetta e pulita, sostenuta dalla voce di Brett Tuggie, tastierista per David Lee Roth e Fleetwood Mac.

Jason Becker assieme al padre e alla tavola con cui riesce a comunicare

Jason Becker sarebbe dovuto morire circa 15 anni fa. Così dissero i medici. Lui però non ha mai smesso di vivere e di farlo al massimo delle sue potenzialità, con i suoi capelli lunghi e il suo sguardo intelligente dai riflessi vivaci e pieni di colore. Ha pubblicato altri dischi come Rasperry Jams e Blackberry Jams in cui sono stati riproposti alcuni vecchi brani della sua breve ma folgorante carriera. Molti dei suoi idoli come Steve Vai, Paul Gilbert, Joe Satriani gli sono stati vicini e hanno anche suonato per lui raccogliendo fondi per aiutarlo con le cure e gli esami medici. Nel 2016 Jason Becker dà inizio a una campagna di raccolta fondi da destinare alla pubblicazione del suo nuovo album. In breve tempo riesce a raccogliere oltre 100mila dollari e dopo due anni arriva alla pubblicazione della sua settima personale fatica discografica, cui prendono parte tantissimi amici musicisti.

Sono oltre 30 anni che Jason Becker convive con la SLA, i fan, gli amici, la famiglia gli sono stati sempre vicini. La sua è una storia triste, ma allo stesso tempo ricca di coraggio e voglia di continuare a comporre. La malattia gli ha negato la possibilità di diventare uno dei più grandi chitarristi al mondo, proprio a lui, uno che a 16 anni teneva lezioni su metodi didattici per imparare a suonare la chitarra. Poco tempo fa, a Natale, gli era stato prospettato un problema ai polmoni, ma Jason ha voluto rassicurare tutti che ora sta meglio. Si sente stanco, soprattutto all’occhio sinistro, riesce a tenerlo aperto con qualche difficoltà così ha chiesto ai fans di stargli vicino, ancora una volta: “Posso chiedervi di di aiutarmi con un altro ostacolo con cui ho a che fare ora? Dal momento che comunico solo con i miei occhi, quando è difficile tenerli aperti, fatico a chiedere ciò di cui ho bisogno e ad intendermi con gli infermieri. Il mio occhio sinistro è un po’ debole ultimamente. Mi servono solo le vostre preghiere e la vostra forza. Con profonda gratitudine, Jason”.

Se volete saperne di più sulla storia di Jason Becker potete cercare e guardare un documentario a lui dedicato, intitolato Not Dead Yet in cui si spiega soprattutto come si possa continuare ad essere vivi interiormente al di là delle diagnosi mediche e di ogni possibile pessimismo.

TAG: David Lee Roth, jason Becker, malattia, metal, Musica, sla
CAT: Musica

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