La musica bisestile. Giorno 113. Joni Mitchell

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31 ottobre 2018

Una bellezza impossibile, un talento enorme, una solitudine senza confini: storia di una ragazzina canadese, scappata di casa, passata miracolosamente indenne attraverso tutte le possibili intemperie, e divenuta uno dei musicisti più bravi e poliedrici del secolo

 

LADIES OF THE CANYON

 

Il connubio tra un talento poliedrico ed unico, ed una bellezza semplice e folgorante, può essere un handicap, alla fine. Almeno questa è l’idea che mi sono fatto, leggendo la biografia di uno dei più grandi musicisti mondiali degli ultimi 150 anni, Joni Mitchell. Cresciuta nelle profonde nevi delle steppe canadesi, senza alcun confronto, ed essendo già a 12 anni pittrice, poeta e polistrumentista, non appena può, a 19 anni, scappa a Toronto, dove arriva incinta di chissà chi e senza il permesso di suonare, sicché si esibisce nei caffè illegalmente e lavora in un supermercato.

“Ladies of the canyon”, 1970

Sposa un Chuck qualsiasi, che promette di crescere la bimba insieme, ma va subito male e, sotto la pressione dell’Assistenza Sociale, è costretta a dare la figlia in adozione. Dopodiché incontra una serie di banditi, scopatori seriali, vecchi maiali, illusionisti, millantatori, finché non scopre Neil Young e Leonard Cohen, e loro la aiutano ad inserirsi nel giro in cui lei possa guadagnare abbastanza suonando di bar in bar. Ha un successo travolgente, perché suona la chitarra in modo brillante, suona il folk con accordi jazz e classici, ha una voce stupenda e sembra una sirena appena uscita da un oceano sconosciuto della Luna.

Alla fine lei e David Crosby si innamorano, e tutto cambia nell’arco di poche ore: David è ancora il cantante dei Byrds, ma sta fondando CSNY, ed è una star mondiale. Lui ottiene per lei un solido contratto discografico solista – Joni voce e chitarra, tutto qui. Più le copertine, dipinti originali della musicista, bellissimi. Una bomba. I primi tre album sono un unico monumento, un inno ad una vita melodiosa, concettuale, appassionata, quasi aliena. Naturalmente io li ho scoperti più tardi, dopo aver visto “Alice’s Restaurant” ed aver ascoltato “Song for aging children”, che è una delle dieci canzoni più belle e tristi mai scritte, e che, lo ammetto, preferisco nella versione nevosa ed asciutta del film.

Alla fine, per voi, ho scelto il disco registrato in casa, in California, nel tempo in cui faceva coppia con Graham Nash (CSNY) ed i due avevano trovato un posto sperduto in un canyon, nel quale entrambi scrissero alcune delle loro più belle canzoni. Negli anni successivi Joni Mitchell è diventata una poetessa del jazz, creando una corrente di questa musica insieme a Jaco Pastorius, Don Alias, Wayne Shorter ed altri nomi altisonanti di quegli anni. Ma questo è stato dopo. Qui è ancora la ragazzina canadese, con il suo amore fanciullo, tanta irrequietezza e la testa strapiena di nuove melodie da cantare. Ed io, come milioni di ragazzini, l’amo perdutamente.

 

 

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CAT: Musica

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