La musica bisestile. Giorno 172. Love

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29 Novembre 2018

Arthur Lee è stato uno dei più grandi musicisti degli anni 60, ma se fosse stato per lui, nessuno lo avrebbe mai saputo. la sua band era “avanti” almeno una decina di anni rispoetto a tutta la concorrenza, ma lui suonava malvolentieri in pubblico, viaggiava controvoglia, era uno che preferiva chiudersi in sala e scrivere nuove meravigliose canzoni

 

FOREVER CHANGES

 

Non lo sa quasi più nessuno, ma i Love di Arthur Lee sono stati la migliore band di beat psichedelico della storia. Non lo sa nessuno, perché la band stessa non è che ci tenesse tanto a farlo sapere: la casa discografica (la Elektra) investiva tantissimo sulla produzione, ma poi Arthur Lee si rifiutava di suonare dal vivo perché la gente (diceva) gli dava fastidio. Senza tour, e con le radio ufficiali tappezzate di Beatles e di Rolling Stones, era difficilissimo farcela, anche perché la concorrenza era enorme.

“Forever changes”, 1967

Los Angeles aveva tantissimi piccoli locali, e lì Arthur Lee ci andava volentieri, per cui, chi conosceva i Love, li considerava il massimo, ed un chilometro più in là nessuno li aveva mai sentiti nominare. Arthur Lee, per giunta, era un hippie militante, e spariva continuamente per andare a lavorare in qualche fattoria dei figli dei fiori, ed a quei tempi non c’erano cellulari – se te ne andavi, eri sparito. Dietro di lui c’era Bryan MacLean, che noi non vedevamo, ma che era il vero leader: quello che diceva “su questo brano ci mettiamo su un po’ di flamenco”, che curava non solo gli arrangiamenti, ma decideva anche quali brani andassero sull0album, e quali andassero scartati.

Di quelli che ho scelto io, i primi due sono i suoi, Arthur Lee, invece, ha questa somiglianza con Syd Barrett dei Pink Floyd, che certo non vi sfuggirà. Dopo la pubblicazione di questo disco, Arthur Lee lasciò la band, e Bryan continuò fino alla sua conversione: lui e Bob Dylan video la luce nello stesso periodo e finirono in una delle migliaia di chiese cristiane d’America. La differenza è che Dylan ci rimase tre anni, Bryan fino alla morte, giovanissimo, per cancro.

Arthur Lee, invece, dopo aver tentato una mediocre carriera solista, è finito in galera. Pare che sia sempre stato un hippie estremamente rissoso. Dopo la prigione ha provato a rimetter insieme i Love, ma si è ammalato di leucemia, ed è morto anche lui molto giovane. Ovvio: quando ascolto questo disco, mi viene da pensare a quanto talento sia stato bruciato e buttato via, sulla via della musica, e quanto caduca sia la memoria, se in un determinato preciso momento non sei stato capace di esserci e vendere il culo ad un buon prezzo.

 

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CAT: Musica

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