La musica bisestile. Giorno 183. Jim Croce

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5 dicembre 2018

Con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così, uno si aspetta un omone rozzo e burbero, ed invece Jim Croce è stato uno dei cahtautori più affettuosi, sentimentali e delicati della storia del country americano

 

LIFE AND TIMES

 

Lo guardi in viso e pensi che sia un bandito messicano o il pupazzo che gridava “Carmencita sei già mia, chiudi il gas e vieni via”, invece Jim Croce era un cantautore di folk americano dalle ballate tristi e nostalgiche, un uomo calmo e spiritoso, che veniva dai quartieri più poveri di Filadelfia, dove era cresciuto con nonni siciliani e genitori naturalizzati, ma in un quartiere dove aveva imparato la fisarmonica per le feste di matrimonio o di battesimo. Era bravo a scuola, vinse una borsa di studio ed andò all’università, nel 1961, a 18 anni, che era già polistrumentista e suonava in una band con due dei membri fondatori dei Manhattan Transfer, e quindi suonava standards per il weekend nei locali della periferia di Filadelfia.

“Life and times”, 1973

Conosce Ingrid, che diventa sua moglie, e con la quale, lavorando per la facoltà di etnologia, va a lavorare per due anni in Africa ed in Medio Oriente. I due tornarono più felici che mai, e Jim aveva abbastanza denaro per investire nella registrazione delle sue prime ballate ed andare a vivere a New York. La produzione del disco, “Facets”, costò 1000 dollari e ne stamparono mille copie, una delle quali finì nelle mani giuste, ed il produttore Tommy West gliene fece registrare un secondo, in cui lui canta insieme a sua moglie, lui si mette a fare il camionista e lei lo segue, perché Tommy West organizza per loro serate in tutta l’America, nei posti in cui dovevano consegnare le merci.

Ma i due si stremano, e nel 1969 tornano a Filadelfia, e Jim si arruola volontario per pagare i debiti contratti negli anni zingari suoi e di Ingrid. Un anno dopo, quando Jim si congeda, Tommy West gli ha preparato un contratto discografico vero, con un vero lancio pubblicitario e veri musicisti di spalla. Lui fece due dischi, e questo che presento io è il secondo, che furono successi straordinari di pubblico e garantirono a lui ed Ingrid i soldi per comprarsi una casetta e decidere che sia giunta l’ora di avere figli. Le sue ballate hanno il preziosismo tecnico di James Taylor e Tim Buckley, e sono da subito il punto di riferimento della East Coast.

Ingrid e Jim dopo la nascita del loro bambino

La sua “Bad bad Leroy Brown” diventa una hit mondiale, Frank Sinatra ne fa una riuscitissima cover, lui sta già lavorando con Ingrid al disco successivo, mentre il primogenito impara a camminare. Il 20 settembre, a 32 anni, tornando da un concerto in Louisiana, l’aereo in cui sedeva sbaglia il decollo e finisce sugli alberi, uccidendo tutti i passeggeri. Ingrid, distrutta, va a vivere in Costa Rica, e torna dopo cinque anni. Oggi è una proprietaria di ristoranti famosa, ha compiuto una carriera diplomatica, grazie ai suoi rapporti con i Paesi del Cento America e per il suo impegno umanitario, e canta ancora, le canzoni scritte insieme a Jim, e quelle che ha scritto dopo, da sola.

Non si è mai risposata: “Ho vinto alla lotteria, ho amato l’unico uomo nato per amare me. Non ho mai avuto voglia di sfidare la sorte, ma ciò che ci siamo dati, ed il nostro bambino, mi hanno dato più amore di quanto la maggior parte delle persone abbiano mai avuto la fortuna di vivere. Le nostre canzoni sono foglie d’autunno che cadono lievi, come i baci due innamorati per sempre”. Sicché, se conoscete me, sapete perché per me Jim rimane un mito, e le sue canzoni insuperabili. E con stasera, dopo sei mesi di allegria, ricordi e nostalgia, sono arrivato alla metà delle schede per un anno bisestile di musica. Tanti auguri a tutti per questi sei mesi di divertimento enorme.

 

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