La musica bisestile. Giorno 210. Ivan Graziani

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18 Dicembre 2018

Uno dei più grandi chitarristi, ma anche uno che non è mai riuscito ad integrarsi, è rimasto sempre un cane sciolto che correva sul pericoloso filo del rasio tra rock mediterraneo e pop – e purtroppo non ha avuto il tempo per sviluppare fino in fondo il suo immenso talento

I LUPI

 

Negli anni dell’Estate Romana di Renato Nicolini, si andava ai concerti anche senza conoscere gli artisti sul palco, sapendo che la scelta era talmente accurata che sarebbe stato impossibile avere un’esperienza deludente. Sicché andammo a sentire questo chitarrista abruzzese, che lavorava come turnista con le principali star della musica italiana, e che veniva da anni in cui aveva fatto il Cantagiro con formazioni sempre differenti del beat italiano. Lui salì sul palco e si perse il plettro, poi gli cadde la tracolla, poi iniziò a balbettare.

“I lupi”, 1977

Evidentemente non era abituato ad avere così tanta gente di fronte. e sembrava, con quella zazzera sudata e quello sguardo da miope spaventato, che fosse sul punto di scappare. Poi iniziò a suonare il riff de “I lupi”, contorcendosi e sogghignando, e noi capimmo di avere davanti un nuovo idolo da venerare. Alberto comprò il disco il giorno dopo, poi lui, Gianni e Daniele impararono a suonare i riff, mentre io, con le mie dita troppo grandi ed imbranate, non riuscivo a stargli appresso. Intanto Ivan Graziani scalava il successo con delle canzoni che mi sembravano ridicole, mentre i suoi capolavori restavano come nelle retrovie, male illuminate. E crescendo cominciava a regolare i conti con coloro che, prima del successo, lo avevano sfottuto, evocati nella canzone “Al festival slow-folk di B-Milano”, che verrà pubblicata sul suo album più famoso, “Pigro”.

Lo faceva continuando a cantare della propria immensa solitudine, che si era trasformata, nel tempo, in una misoginia ed un perpetuo sarcasmo. Quando il pubblico gli voltò le spalle, fu perché lo collegava alle canzoncine, e non alla grande bravura tecnica ed a quelle canzoni complesse e piene di intelligenza che nessuno oramai ricorda più. Per questo vi chiedo di ascoltare questo disco, e non quello dopo, più famoso. Perché sappiate che Ivan Graziani è stato un chitarrista come pochissimi, e quando il tumore, a 50 anni, se lo portò via, lui si era già tirato indietro, aveva smesso di lottare, quasi non suonava più. Uno spreco di talento, un peccato, una storia tristissima finita male.

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CAT: Musica

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