La musica bisestile. Giorno 243. Patty Pravo

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4 Gennaio 2019

Esplose come l’idolo di un’Italietta che scopriva la ricchezza e la musica beat ed in fondo voleva discoteche in cui trovare belle ragazze giovani da corteggiare, ma poi dimostrò di essere una grande artista

PATTY PRAVO

 

Alberigo Crocetta ed alcuni altri ex ufficiali della X Mas e di altre truppe speciali fasciste, che poi vennero coinvolti anche nel tentativo di colpo di Stato del principe Junio Valerio Borghese, conducevano una sorta di doppia vita. Da un lato i sogni di revanchismo e la mistica nazista, dall’altro l’impegno nella cultura per la promozione della musica e della pittura. Può sembrare strano, ma anche in Francia ed in Germania la musica beat venne lanciata grazie ai soldi di alcuni gerarchi che avevano superato impuniti la fine della Seconda Guerra Mondiale. Mario Ruccione, che aveva scritto le canzoncine del regime mussoliniano (“Faccetta nera”, “Giovinezza”, ”L’inno dei sommergibili” etc.), dopo la guerra diventerà uno degli autori più importanti di musiche per Sanremo e Canzonissima, e tra gli interpreti delle sue canzoni ci sono artisti Lucisno Tajoli, Nunzio Gallo, Gino Latilla e Claudio Villa.

“Patty Pravo”, 1968

Crocetta apre, nel febbraio del 1965, il Piper, un club a Via Tagliamento, a Roma, dove si incontra tutta la più importante musica beat del mondo. La prima sera suonarono i Rokes e l’Equipe 84, e negli anni successivi, oltre a tutti i nomi rilevanti della musica italiana, ci suonarono i Pink Floyd (due volte), i Procol Harum, i Byrds, i Genesis, e star del jazz come Duke Ellington e Lionel Hampton. Mentre il Folkstudio era pieno di ragazzini di sinistra, spesso provenienti dalle borgate, al Piper ci andava la Roma bene, quello coi soldi, e si aspettava un certo livello non solo sul palco ma anche in sala.

Le due grandi animatrici delle sere e delle feste del Piper erano Caterina Caselli e Patty Pravo. Soprattutto la seconda, che era magra come Audrey Hepburn, vestiva gonne corte abbastanza per non lasciare spazio all’immaginazione, e cantava con una voce unica, veramente speciale. La volevano tutti, e le sue canzoni, dal contenuto spesso palese, venivano censurate dalla RAI – inutilmente, perché Patty, per motivi familiari, era amica di Papa Giovanni XXIII e le sue canzoni venivano trasmesse su radio Vaticana.

A metà tra angelo e demonio, le sue prime canzoni sono tutte dei grandi successi: sono traduzioni, ben arrangiate, di brani beat inglesi di autori semisconosciuti, e che quindi non fanno storcere il naso nemmeno ai puristi del beat (come me) che per questo motivo consideravano meno l’Equipe 84 e Caterina Caselli. Quando dico “per me”, naturalmente, millanto. Non sono mai stato al Piper, io andavo al Folkstudio – e molti molti anni dopo, perché nel febbraio del 1965 avevo 6 anni e mi interessavo d’altro.

Patty era stata capace di mantenere il controllo. Quando aveva cantato “La bambola” c’era voluto tantissimo tempo per convincerla, perché non si identificava con il tipo di donna descritto dalla canzone, e preferiva “Tripoli 69”, che Paolo Conte aveva scritto per lei (e che lei canterà a Canzonissima tre anni dopo), e che i produttori della RCA purtroppo non riconobbero come hit e lasciarono fuori anche da questo suo album d’esordio, che fu il più venduto del 1966 tra gli italiani, superato solo dai Beatles, dai Rolling Stones e dai Beach Boys. È la protagonista del bellissimo telefilm “A come Andromeda”, ma dopo la prima puntata interrompe, furibonda, le riprese, e verrà sostituita da Nicoletta Rizzi. Nessuno sa perché.

Lascia la RCA, diventa produttrice dei propri dischi, sceglie brani sempre più difficili e poi, a metà degli anni 70, inizia una carriera terzomondista, fortemente impegnata, ma per la maggior parte vissuta al di fuori dell’Italia, che lei considera provincia retrograda. Vivrà negli Stati Uniti, ed anche alcuni anni in Cina. E tornerà nel 1996 con una canzone di Vasco Rossi e Gaetano Curreri. Un brano struggente, bellissimo, che ho aggiunto alla lista delle canzoni che vi offro. Alla fine, purtroppo, anche lei finirà sotto i ferri dell’orribile chirurgia estetica, ma rimane una colonna della storia culturale e di costume italiana, una donna emancipata ed intelligente, che ha spesso pagato con la solitudine la propria forza e la propria coerenza – e le sue canzoni, la sua voce, il suo sorriso, hanno riempito la vita di tutta la nostra gioventù.

 

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CAT: Musica

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