La musica bisestile. Giorno 253. Creedence Clearwater Revival

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9 gennaio 2019

La band simbolo di Easy Rider nel momento più bello e spettacolare della loro carriera

COSMO’S FACTORY

 

I Creedence sono la band che ascolti a tutto volume su una decappottabile, in una splendida estate, viaggiando con gli amici del cuore verso una baldoria lucignolesca. I Creedence sono l’essenza del rock originale, quello che ha messo d’accordo il dixieland, il country, ogni possibile musica etnologicamente giustificabile dell’Occidente e ne ha fatto una giostra fantasmagorica e trascinante. Non importa che non siano “veloci” come sembrava allora, che insomma a quelle belle canzone servirebbe un briciolo abbondante di ritmo in più: anche in “Easy rider” le canzoni fondamentali sono le loro, e John Fogerty, un ragazzino timido ed introverso, che nelle interviste di allora scompariva e, spesso, balbettava, canta con una potenza rugginosa che non è paragonabile a nessun’altra voce del rock.

“Cosmo’s factory”, 1970

Il disco, che è stato numero uno in tutto il mondo, prende il nome dalla sala prove di Doug Cosmo Clifford, che la band, scherzando, chiamava la factory – la fabbrica. Nei testi delle canzoni c’erano tutte le banalità irrinunciabili dell’epoca: il tributo al viaggio di Jack Kerouac, il tributo alla musica nera di Little Richard e Marvin Gaye, il tributo allo swamp rock del Mid-West (Marshall Tucker, Bob Seger, Tom Rush), il tributo al movimento pacifista che si batte contro la guerra in Vietnam. Per capire la velocità con cui andavano le cose a quei tempi, “Cosmo’s Factory” è stato il quinto album registrato dalla band in poco più di due anni.

Non facevano nemmeno a tempo a finire il tour promozionale, che già erano pronti a tornare in sala di incisione, e John Fogerty scriveva una hit dietro l’altra. Ma questo, che è stato per l’appunto il disco più famoso, è anche la fine di quel periodo. Iniziarono a litigare subito dopo. Registrarono “Pendulum” con le canzoni scartate per questo disco (e dentro c’erano ancora un paio di hit mondiali) e poi si divisero. Tom, il fratello di John, decise che ne aveva abbastanza e portò via il suo basso.

Per rabbia, John smette di scrivere, e dopo l’uscita di “Mardi gras”, a fine 1972, la band ha cessato ufficialmente di esistere, e da allora John – che ha perso il contenzioso legale per tenersi il nome della band – ha continuato da solo, ma scrivendo pochissimi brani, e con poca fortuna. Perciò godetevi questo disco, in cui questa band è all’apice della propria creatività, e realizza un disco che Eric Clapton (che nella sua carriera registrerà diverse cover dei Creedence) definì “il monumento alla musica veramente americana, che prima non c’era, e che resterà per sempre l’unità di misura di tutto ciò che è stato scritto e prodotto dopo”.

 

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CAT: Musica

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