La musica bisestile. Giorno 72. The Bee Gees

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11 ottobre 2018

HORIZONTAL

 

Se non mi sbaglio, andò così. Papà prendeva il caffè in un bar in cui c’era un juke-box e, per qualche motivo, il padrone del locale decise di cambiare, in un colpo, tutti i 45 giri contenuti nel suo Wurlitzer, e regalò a Papà una scatola di dischi che, ovviamente, finirono in mano mia. Avevo 9 anni e possedevo già una “cospicua” collezione, inaugurata con “Revolver” dei Beatles due anni prima. Parallelamente, Papà aveva i dischi suoi: quelli di Lando Fiorini, ma anche quelli di altri artisti. Come sempre, mio Papà è stato un eclettico, non badava alle etichette ed alle mode, se una cosa gli piaceva, poco importava se appartenesse o meno a questo o quel filone – ed ho il sospetto che i Bee Gees finirono in mano mia perché non gli piacevano.

“Horizontal”, 1968

Non erano ancora nel periodo “disco”, ma credo che la voce tremolante di Robin Gibb fosse un po’ troppo per lui. Quei dischi venivano da “Horizontal”, l’album usciva nel 1968 in Australia (i Bee Gees venivano da lì, come i Beach Boys), mentre negli Stati Uniti ed in Europa cresceva la marea del movimento studentesco e della protesta contro la Guerra in Vietnam. Ci avevano lavorato per un anno, mentre i dischi precedenti ancora scalavano le classifiche – ma l’industria discografica, a quei tempi, era così. “Horizontal” divenne l’ultimo album “leggero” della band, ma anche il primo con testi ragionati e con contenuti – spesso tristi e pessimisti – sulla società. Lontanissimi dal ’68, ma in qualche modo influenzati dal mood.

In ogni caso, a mio parere, è un album nel quale ogni singola canzone è divenuta una hit immortale, che per la maggior parte degli artisti degli ultimi 100 anni sarebbe bastato per un Greatest Hits. In questa selezione ho aggiunto anche una canzone ciascuna dal disco precedente (“Bee Gees First”) e da quello successivo (“Idea”), perché i tre dischi uscirono tutti nello stesso anno, a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro. Barry Gibb aveva una vena fenomenale, ed il sound tipico della band li metteva almeno alla pari di tutta la possibile concorrenza: Kinks, Beatles, Turtles, Rolling Stones, Buffalo Springfield, Moody Blues. Queste sette band, in due anni pazzeschi, pubblicarono un centinaio di canzoni che costituiscono la base di una cultura, il meglio, il più meraviglioso deposito di melodie indimenticabili. E per l’ultima volta in Horizontal, i Bee Gees erano ancora una normale band: due chitarre, basso, tastiere, batteria. Dal vivo erano in grado di fare tutto ciò che era sull’album, e di improvvisarci sopra. Per questo spero che vi ricordiate queste canzoni, e che vi ricordino, come fanno a me, le interminabili stupende estati al mare di quando eravamo bambini.

 

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CAT: Musica

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