L’amore ai tempi della mascherina

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22 Febbraio 2021

Io non ho mai avuto un buon rapporto con le mascherine, e se c’è qualcuno che pensa il contrario fatemelo conoscere. La cosa per me assume contorni particolari, perché le indosso, e sto molto attento che tutti i componenti della mia famiglia lo facciano, ma nello stesso tempo non sopporto l’idea di doverlo fare. La cosa per me ha assunto una rilevanza tale da essere arrivato a scriverci un diario sul mio rapporto con esse. E’ una cosa che ho finito da alcune settimane e che adesso vorrei aggiornare. Perché nel frattempo ho maturato la convinzione che queste benedette mascherine non ce le toglieremo più, c’è chi dice che per proteggerci meglio dovremmo metterne anche due insieme, una sopra l’altra. Insomma dovremo imparare a conviverci. Tutti, compreso me, che evidentemente non le sopporto proprio se continuo a scriversi intorno ormai da più di sei mesi.

La sensazione che sto raccontando si è rafforzata ulteriormente sabato scorso, mentre sfogliavo un inserto di Repubblica. Nei primi tre articoli di esso sono stati chiamati a raccolta tre penne per cercare di indorare la pillola: scrivono, parlano ai ragazzi, raccontando che dovranno inventarsi un’altra esistenza con la mascherina, e che dall’amore ai tempi del colera dovranno sapersi adattare all’amore ai tempi della mascherina. Poche pagine dopo c’è il racconto di una visione diventata realtà. E’ quello di un gruppo americano, i Flaming Lips, che sta tenendo una serie di concerti in bolla. Tutti i musicisti, tutti gli spettatori, partecipano alla performance da una comoda bolla, opportunamente sanificata, dentro la quale sono al sicuro dal contagio.

Questa successione di scritti e di immagini sono il rapido corollario a una situazione che più fluida non potrebbe essere. Ogni paese sta sviluppando delle proprie varianti al virus contro cui è ancora da capire se i vaccini oggi disponibili siano effettivamente efficaci. La situazione è insomma ancora troppo vivace per dirci fuori. E si studiano soluzioni per sopravvivere a tutto questo, come lo Space Bubble Concert dei Flaming Lips (ce n’è uno il prossimo 21 marzo, sempre Oklahoma City). Ovviamente ogni bolla ha un suo prezzo, controllate se non dico il vero. E io leggo, commento, e anche per questa volta passo, perché con le mascherine non riesco a scendere a patti, senza avere niente da invidiare ai ragazzi di oggi che vanno a un concerto dentro una bolla traslucida e devono baciarsi con la mascherina.

PS Spero che la storia e la cronaca mi smentiscano presto, comunque a chi interessasse leggere qualcosa in più dei Diari della Mascherina consiglio di seguire il link.

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CAT: Musica

Un commento

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  1. massimo-ferrarini 7 mesi fa

    Sono d’accordo è uno stress. Dopo un anno faccio fatica ad abituarmi, spesso esco di casa e devo rientrare per prenderla perché la dimentico. Ne ho comperate di ogni tipo, le conservo in tasca, in auto, in ufficio, nella borsa, ma nonostante questo a volte riesco a non averla. Faccio fatica, penso che non c’è la farò ad essere ligio come i miei figli. Ogni luogo avrà le sue varianti, l’unica cosa uguale purtroppo sono le mascherine. Non potremo farne a meno chissà per quanto.

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