Lay Lamas – Thuban, misticismo, krautrock e psichedelia spaziale

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16 maggio 2019

Lay Llamas, Thuban e i racconti di frontiere musicali che vengono abbattute. L’album di Nicola Giunta, mente fondatrice del progetto, sa unire ritmiche africane e krautrock imbastendo una danza che evoca i colori caldi del mare Mediterraneo, in una notte di luna piena d’estate. Allora ecco che queste ritmiche possenti, febbrili si trasformano nell’ululare dell’uomo verso la sua naturale destinazione: lo Spazio, intenso come volta celeste cupa, frammentata dalla luce delle stelle e dalle scoperte di pianeti abitabili.

Monolite fondatore di questo Lp è la Ricerca: introspettiva e verso l’esterno, come se essa fosse una genuina propagazione della propria essenza immateriale, della quale sentiamo gli effetti, le temperature, calde o gelide, seguenti lo spettro ultravioletto emotivo.

La ricerca introspettiva di Thuban rivela quanto gli istinti siano una forma di intelligenza collettiva autentica e sincera, una dimensione che alberga dentro sé, nel proprio subconscio e necessità al contempo dell’altro, degli altri, per essere completa. Ecco perché si rivolge all’esterno, per cogliere quelle rose del deserto capaci di mantenere in vita anche nella sete spirituale costante.

La prospettiva del disco si sposta poi sulla lotta per la libertà, riconducendo ad ambienti urbani multietnici: due rōnin con katane pronti a sfidarsi allo scoccare del mezzogiorno, uniche gocce di rosso liquido sopra il cemento di uno spazio dimenticato della quotidianità: il caldo cocente e l’aria pregna di umidità, il sudore che scende dalle guance e infesta i movimenti degli arti, rapidi, intellegibili. Il vuoto del silenzio viene rotto solo da leggere folate di vento che spazzano via polvere a terra. L’assenza di parola; l’urlo dell’attacco e il taglio ferito che si riproduce come campionamenti sulla traccia della strada. Lo sguardo di chi cade e di nessuno che veda o senta. La sete trova ristoro e la libertà compimento. È lotta fra il daimon guida e i fantasmi dal passato funesto.

Thuban rappresenta, quindi, un percorso da compiere nel ventre della propria anima anemica. Una danza da condividere assieme ai propri simili. La mirabile prova che ancor oggi, ammainati sulla superficialità lacustre di una nostalgia imperante, i suoni e la musica riescono ad alzare lo sguardo, a trovare la strada verso la meraviglia del luogo da dove (forse) proveniamo tutti.

Thuban è uscito per Rocket Recordings.

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Ascolta l’ep con le versione dub di alcuni brani dell’album

TAG: Cosmo, indipendente, introspezione, krautrock, lay lamas, misticismo, post punk, psichedelia, Rock, rocket recordings, Sicilia, spazio, underground, viaggio
CAT: Musica

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