“Mille giorni di me e di te”: l’eternità dell’amore nell’addio

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7 settembre 2019

L’amore è in primo luogo una rivelazione che nasce dal volto dell’altra che si dispiega come un ventaglio,stimola ad un nuovo percorso di mappe colorate prima non esplorate.
Nel semplice incontro si penetra l’essenziale, l’assoluto:nella manifestazione del volto dell’altra si può scoprire il miracolo della condivisione.E l’assoluto si tocca
 nella prossimità , alla portata di uno sguardo, di un gesto.

Cosi l’amore scocca e c’è la compenetrazione dei sentimenti e poi dei corpi: gli amanti sono come uccelli che si scambiano traiettorie nel cielo.
L’amore è un evento inatteso che sconvolge, produce un caos in un ordine precostituito che sarà sovvertito. Nasce un nuovo centro vitale fatto di due,non più di uno.
Ma allo svelamento ed alla rivelazione può subentrare il nascondimento. L’uno si nasconde nell’altra, come se il pensiero e la costruzione di uno sguardo sia pregno ed imbevuto dalla presenza dell’altro, dalla sua insopprimibile rivelazione che cambia una vita.
È il nascondimento dell’amore, il rivelarsi solo nell’altro, trovare gelosamente nel suo cuore un posto per non uscirne più. Come se due esseri ne diventassero uno, si uniscono in un inscindibile concerto di anima e di corpo che domina il mondo. L’uno è nell’altro: si cela, è dentro l’altra, come se un’identità ne fosse posseduta, si scolorasse, si immedesimasse; senza di essa non è più possibile l’esistenza: avviene il miracolo dell’unisono,quella corale e consonante esistenza che è una sola cosa.
Gli amanti si arrendono a questo nuovo destino,si guardano e si toccano una volta di più, prima di fiutare il giorno.
Si prendono per mano: qualcosa parla
fra le dita;quando sei in me,
la notte apre il suo petto e starti vicino mi separa dal mondo.Sei la benvenuta, la pietra originale dell’allegria, dice  Cortazar .
Chiudo gli occhi e mi tendo nella tua memoria. La passione ci consacra alla sofferenza d’amore che è come sorbire un dolce veleno,giacché, in fondo, essa è la ricerca di un impossibile cui aspiriamo
Nella canzone “Mille giorni di te e di me “ di Claudio Baglioni gli innamorati si nascondano
l’uno nell’altro.

Mi nascosi in te poi ti ho nascosto
da tutto e tutti per non farmi più trovare”.

Ed è così. Questa identità che si permea ed è pervasa dalla memoria e dal ricordo dell’altra la si colora con un profumo, con un odore, ancora appiccicato alla propria pelle per sempre.
Perché il profumo, l’odore ha una penetrante forza di persuasione alla quale non ci si può opporre, entra in noi come l’aria che respiriamo,ci riempie, ci domina.

Chi ci sarà dopo di te
respirerà il tuo odore
pensando che sia il mio…”.

Si comprende l’essenza dell’amore, la sua recondita sostanza quando si consuma, è vicino l’addio, consapevolmente si sgretola quel tessuto del cuore nel quale non ci sarà più spazio per l’altra, la candela profumata brucia nel moccolo.Ed allora si ama più di prima nel momento fatidico della rottura, quel ciclo d’amore è all’ irreversibile e desolante declino eppure è come un’araba fenice,riappare, un’ape instancabile che riprende la corte del fiore dalla polvere d’oro per il nettare degli dei.
Solo quando sto per perderti, mi accorgo di averti posseduto e non può farmi compagnia solo il tuo ricordo.

Finimmo prima che lui ci finisse
perché quel nostro amore non avesse fine
volevo averti e solo allora mi riuscì
quando mi accorsi che ero lì per perderti”.

Non si cancella un amore, resta indelebile con l’afflato di un’ evocazione di gesti, di abitudini, di ricordi che si richiamano in oggetti, in mobili di arredo,in vestiti, in dettagli che costruiscono una storia vissuta in un’intensità irripetibile.

Chi mi vorrà dopo di te
si prenderà il tuo armadio
e quel disordine
che tu hai lasciato nei miei fogli
andando via così…”

Questo amore è stato capace di incontrare sentieri sempre nuovi, mai ripetitivi, alla ricerca di un eterno impossibile, ma che la nostra tensione vuole che ci sia, per agguantarlo solo per un attimo.
E forse l’amore ha come scopo l’infinito, la ricerca delle stelle che brillano sempre:anche la luce di una sola di esse è capace di non rendere il cielo muto,si fa sempre rimirare. Così il miracolo del nostro amore vive in mille giorni che adducono e richiamano quello eterno che non c’è e che deve appartenere ad entrambi,anche se saremo in futuro divisi e lontani: i mille giorni, l’infinito sono miei e tuoi e lo insegneremo a chi intende amarsi.

Incontro a chi
insegneremo quello che
noi due imparammo insieme
e non capire mai cos’è
se c’è stato per davvero
quell’attimo di eterno che non c’è…
Mille Giorni Di Te  e  di Me..
.”

Ma l’amore non scompare vive in noi in un ricordo impresso ed inciso nel cuore:non esiste immensità che valga quanto abbiamo vissuto. Chissà guardando negli occhi di chi ti avrà dopo di me, cercherai qualcosa che mi appartiene, scrisse Neruda.

il ricordo di me per sempre
per tutto quanto il tempo
in questo addio
io mi innamorerò di te”.

Per Mille è più giorni, sono a cercarti,anche se non sei più accanto a me.
È nell’addio che sarò sempre innamorato di te.

Biagio Riccio

TAG: letteratura, Musica
CAT: Musica

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