Niente regali per quest’anno!

:
22 dicembre 2019

Tutt’altro stile e scanzonato, rispetto a Ravel, che abbiamo visto in precedenza, il Natale di Francis Poulenc (1899-1963). Ma non poteva essere diversamente per il carattere umoristicamente dissacratore e anticonformista che caratterizzava molte sue composizioni vocali, ispirandosi spesso a testi surrealisti o ironici di autori francesi. Nel 1934 Poulenc mise in musica quattro filastrocche per bambini di Jean Nohain (1900-1981), noto come Jaboune, autore prolifico e animatore pioniere della radio e della televisione, soprattutto in trasmissioni per l’infanzia. La prima delle Quatre chansons pour enfants s’intitola Nous voulons une petite soeur. Lo stile cabarettistico tipico delle canzoni rende questa raccolta un capolavoro di leggerezza e d’ironia del “ragazzaccio” di Nogent, come lo stesso Poulenc si definiva in un colloquio con Claude Rostand (1912-1970).

Questo il lungo testo della canzone:

 

Madame Eustache a dix-sept filles,

Ce n’est pas trop, mais c’est assez.

La jolie petite famille,

vous avez dû, dû, dû la voir passer.

Le vingt décembre on les appelle:

Que voulez-vous, mesdemoiselles, pour votre Noël?

 

Voulez-vous une boîte à poudre?

Voulez-vous des petits mouchoirs?

Un petit nécessaire à coudre?

Un perroquet sur son perchoir?

Voulez-vous un petit ménage?

Un stylo qui tache le doigts?

Un pompier qui plonge et qui nage?

Un vase à fleur presque chinois?

Mais les dix-sept enfants en choeur

Ont répondu: Non, non, non, non, non.

Ce n’est pas ça que nous voulons,

Nous voulons une petite soeur(e)

Ronde et joufflue comme un ballon

Avec un petit nez farceur,

Avec les cheveux blonds,

Avec la bouche en coeur,

Nous voulons une petite soeur.

 

L’hiver suivant, elles sont dix-huit,

Ce n’est pas trop, mais c’est assez.

Noël approche et les petites

Sont bien emba, ba ,ba,

Sont vraiment bien embarassées.

Madame Eustache les appelle:

Decidez-vous, mesdemoiselles, pour votre Noël.

 

Voulez-vous un mouton qui frise?

Voulez-vous un reveil-matin?

Un coffret d’alcool dentifrice?

Trois petits coussins de satin?

Voulez-vous une panoplie

De danseuses de l’Opéra?

Un petit fauteuil qui se plie

Et que l’on porte sous son bras?

Mais les dix-huit enfants en choeur

Ont répondu: Non, non, non, non, non.

Ce n’est pas ça que nous voulons,

Nous voulons une petite soeur(e)

Ronde et joufflue comme un ballon

Avec un petit nez farceur,

Avec les cheveux blonds,

Avec la bouche en coeur,

Nous voulons une petite soeur.

 

Elles sont dix-neuf l’année suivante,

Ce n’est pas trop, mais c’est assez.

Quand revient l’époque émouvante,

Noël va de nou, nou,

Noël va de nouveau passer.

Madame Eustache les appelle:

Decidez-vous, mesdemoiselles, pour votre Noël.

Voulez-vous des jeux excentriques

Avec des piles et des moteurs?

Voulez-vous un ours électrique?

Un hippopotame à vapeur?

Pour coller des cartes postales

Voulez-vous un superbe album?

Une automobile à pédales?

Une bague en aluminium?

Mais les dix-neuf enfants en choeur

Ont répondu: Non, non, non, non, non.

Ce n’est pas ça que nous voulons

Nous voulons deux petites jumelles,

Deux soeurs exactement pareilles,

Deux soeurs avec des cheveux blonds!

Leur mère a dit: C’est bien,

Mais il n’y a pas moyen.

Cette année vous n’aurez rien, rien, rien.

 

Più o meno, in italiano, suonerebbe così:

 

Madame Eustache ha diciassette figliole,

Non sono troppe ma sono abbastanza.

Avreste dovuto vedere

La lieta famigliola a passeggio.

Il venti dicembre vengono interpellate:

Che cosa desiderate, ragazze, per il vostro Natale?

Volete una scatola di cipria?

Volete dei fazzolettini?

Un piccolo nécessaire per cucire?

Un pappagallo sul suo trespolo?

Un piccolo set di pulizie?

Un pompiere che si tuffa e nuota?

Un vaso da fiori similcinese?

Ma le diciassette figliole

hanno risposto: No! No! No! No! No!

Non è per niente ciò che vogliamo,

Noi vogliamo una sorellina,

Rotonda e paffuta come un pallone,

Con un nasino buffo,

Con una bocca a cuore,

Vogliamo una sorellina.

 

L’inverno successivo sono diciotto,

Non sono troppe ma sono abbastanza.

Natale s’avvicina e le piccole

Sono davvero imbarazzate.

Madame Eustache le convoca:

Decidete, ragazze: che cosa volete per Natale?

Volete una pecora che si arriccia?

Volete una sveglia?

Una confezione di alcool dentifricio?

Tre cuscinetti di raso?

Volete un gruppo

Di ballerine dell’Opéra?

Una poltroncina pieghevole

Da portare sotto il braccio?

Ma le diciotto bambine in coro

Hanno risposto: No! No! No! No! No!

Non è ciò che vogliamo,

Noi vogliamo una sorellina,

Rotonda e paffuta come un pallone,

Con un nasino buffo,

Con una bocca a cuore,

Vogliamo una sorellina.

 

L’anno appresso sono diciannove,

Non sono troppe, ma sono abbastanza.

Quando ritorna il periodo esaltante,

Natale si avvicina ancora una volta.

Madame Eustache le convoca:

Decidete, ragazze: che cosa volete per Natale?

Volete dei giochi eccentrici

A pile e a motore?

Volete un orso meccanico?

Un ippopotamo a vapore?

Volete un magnifico album

Per incollare le cartoline illustrate?

Un’automobile a pedali?

Un anello in alluminio?

Ma le diciotto bambine in coro

Hanno risposto: No! No! No! No! No!

Non è ciò che vogliamo,

Noi vogliamo due gemelline,

Due sorelle uguali uguali,

Coi capelli biondi.

La mamma dice loro: ne prendo atto,

Ma non ci sono i mezzi,

Quest’anno non avrete un bel niente.

 

Come si vede è una canzone surreale, tipico scioglilingua per bambini che proclama la morale finale: chi troppo vuole nulla stringe.

Dapprima Madame Eustache prova a chieder loro delle cose un po’ più normali, come una scatola da cipria, un necessaire da cucito, anche regali utili, e cose così. Ma nell’ultima strofa la modernità fa il suo ingresso.

L’attenzione, anche qui come per Ravel, verso giocattoli meccanici veri e di fantasia, l’ippopotamo a vapore, l’orso meccanico, giochi “eccentrici” a pile e a motore, che all’epoca dovevano essere all’avanguardia, figurarsi oggi con tutte le diavolerie digitali per l’infanzia che esistono, denota l’intromissione novecentesca della tecnologia nei testi poetici per l’infanzia e nella vita quotidiana dei piccoli.

Giocattoli di latta inizio sec. XX

Ma non solo. L’orgia di regali che sommerge i bambini per Natale è qui portata al parossismo dall’elenco sterminato di bizzarrie che Madame Eustache propone alle figliole. Il Natale è ridotto a mero consumismo, non c’è l’Enfant Jésus, non ci sono gli angeli, né le cornamuse dei pastori, né la cometa. Non ci sono nemmeno i Re Magi, che sono poi quelli che portano i doni più preziosi dall’Oriente, in qualche modo aprendo la strada alla moderna consuetudine del costoso regalo natalizio. Qui il Natale è unicamente l’acquisto impersonale e privilegiato dei regali: non importa ciò che scegliate, è disponibile, perfino le cose più strane e moderne, forse ancora da inventare. Una sorta di autorizzazione a soddisfare l’erba voglio di bambine petulanti e insopportabili, diseducate e viziate da genitori abbienti fin troppo accondiscendenti: è questo il nocciolo satirico-sociale della canzoncina. Non solo. C’è un’evidente critica al trattare i bambini come merce: alla fine Madame Eustache, per esaudire il desiderio delle figlie, “compra” loro per ben due volte le sorelline nuove, e le figlie non ringraziano nemmeno: il consumatore è anche merce di sé stesso e diventa un ingranaggio del meccanismo senza più rendersi conto.

La musica è quella di una tipica canzone francese da cabaret, e dà notevoli chance agli interpreti per sbizzarrirsi nella recitazione, soprattutto nella marcetta in cui sfila l’elenco di possibili regali alle esigenti ragazzine. Le incontentabili, dopo essere interpellate dalla mamma, si esprimono: non ci interessa un bel niente di tutto questo ciarpame che può avere chiunque; noi vogliamo solo una sorellina. Come fosse una bambola.

Peraltro non viene messo in evidenza il contributo casalingo e notturno di un Monsieur Eustache, senza il quale la diciottesima e la diciannovesima sorellina non potrebbero esistere, come, d’altro canto, tutta la truppa precedente. Inoltre è assai singolare che sia ordinato il sesso delle nasciture senza alcun problema e senza alcun errore: le bambine vogliono una sorellina e la sorellina spunta, coi capelli biondi e paffutella, proprio come desiderano. Sembra quasi una fabbrica di bambine meccaniche anch’esse e, in effetti, rispondono meccanicamente ogni anno alle fantasiose proposte della madre, sempre col solito ossessivo ritornello.

Automobile giocattolo a pedali

Probabilmente, siccome le fanciulle arrivano a essere diciannove, ci saranno anche quelle più grandi, ma, visto il comportamento infantile delle diciotto in massa, si può pensare che non ci siano diciassettenni o diciottenni, perché mai e poi mai le maggiori avrebbero richiesto una sorella in più. Sicuramente avrebbero preferito prodotti per maquillage e vestiti cari o cose così. Si è pertanto portati a pensare che ci siano stati parti plurigemellari di Madame Eustache in passato, donde il desiderio di questo branco di bambine capricciose con non più di dodici anni, forse tredici. Prepuberali, comunque. Monsieur Eustache in questa canzone è assente, non viene proprio considerato, questo mondo eccentrico di frivolezze è esclusivamente muliebre. E si può anche capire come una signora, dopo diciannove gravidanze, possa essere un po’ stufa, sebbene acconsenta per ben due volte a esaudire i desiderata delle figlie, chissà che inferno in quella casa. Viene da pensare che Monsieur Eustache, il collaboratore notturno, si sia eclissato con una biondona e sia partito per la Polinesia, abbandonando la tribù femminile di Madame e le diciannove figliole viziate preferendo solo la compagnia di una signorina che magari costa ma senza pretese di prolificare. Troppe donne in una casa sola. Probabilmente anche per questo Madame Eustache, succube del volere delle figliole, si è vista mancare il materiale più importante per fare altre figlie: non ci sono i mezzi, dice loro ellitticamente. Provate solamente a immaginare un momento la giornata tipo di Madame Eustache. Oggi gli assistenti sociali le toglierebbero parte delle figlie per mandarle in case famiglia, altro che sorelline nuove ogni anno. C’è da dire, a discolpa delle ragazzine, come esse, nonostante le allettanti proposte di regali insoliti, non sembrino assolutamente sedotte dal consumismo natalizio: vogliono una nuova sorellina e basta; per loro la famiglia, alla fine, nonostante i capricci, sembra essere tutto. Una scelta anticonformista e anche lungimirante apparirebbe al giorno d’oggi, in un presunto periodo di calo delle nascite in Europa?

© dicembre 2019 Massimo Crispi

TAG: cabaret, canzoni per l'infanzia, chansons pour enfants, consumismo, erba voglio, giocattoli, Jaboune, mélodie, Natale, Nohain, Nous voulons une petite soeur, Poulenc, Ravel, song, surrealismo
CAT: Musica

Nessun commento

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

CARICAMENTO...