Pesce veloce del Baltico (sognare di evadere con Paolo Conte)

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11 dicembre 2019

Maledetti amici miei” è una trasmissione televisiva singolare: quattro professionisti dello spettacolo (Giovanni Veronesi, Alessandro Haber, Rocco Papaleo, Sergio Rubini) vanno in scena a raccontare se stessi, mescolando realtà e… aggiustamenti della realtà.
E lo fanno dandosi tutto il tempo che serve, evitando cioè il ritmo serrato e convulso di alcune trasmissioni televisive di successo (e infatti questa non lo è).
Esattamente come accadrebbe a chiunque di noi nelle serate dedicate alle rimpatriate con i vecchi amici.
E lo fanno coinvolgendo nelle loro jam session televisive alcuni personaggi di culto.
Uno di questi, Paolo Conte, è stato ospite in tutte le puntate dello spettacolo.

Purtroppo cantando ogni volta solo una canzone.
Poco, per noi che amiamo Paolo Conte.
Molte sono le “benemerenze” di questo straordinario artista, ci vorrebbe un libro per esplorarle tutte.

Mi limito ad indicarne una: per me Paolo Conte è il poeta del viaggio.

Ha viaggiato pochissimo, lo dice praticamente ogni volta che lo intervistano.
Ma, un po’ come Salgari, che raccontava la Malesia senza esserci mai stato, Conte con le sue canzoni ci prende per mano e ci porta in giro per il mondo.

Cos’è il viaggio per Paolo Conte?
Evasione. Scoperta. Sogno ad occhi aperti. Agitazione motoria.

Ogni mezzo è buono.

Dai sandali del tifoso di Bartali che hanno fatto tanta strada, allaTopolino color amaranto, che, solo a lasciarle sciolta la briglia, “sembra un’Aprilia”.

Dai mocassini di Novecento (dove eravamo noi quel mattino/ quando correva il Novecento/ le grandi gare di mocassino) al camion di Uomo-camion (ma un uomo camion vive ancora in me/ e ancora mille strade ti aprirà/
in questo oceano di attimi sarà/ qui per te, qui per te. E da quei viaggi avrai/ una ruga in più , ma anche un po’ di sole).

Ma c’è anche il treno di Azzurro ( io quasi quasi prendo il treno e vengo, vengo da te) o la nave di Onda su Onda (la nave, che presto diventa per il protagonista della canzone una lucciola persa nel blu )

Fuggire, con qualsiasi mezzo, sembra l’impulso principale del protagonista di quasi tutte le canzoni di Paolo Conte.
Il viaggio è l’unica modo per mettersi alle spalle le delusioni, per estraniarsi e in qualche modo ritrovarsi.
Si fugge con la donna amata.
E a volte la meta è l’amore stesso, come nella bellissima Via con me“Vieni via con me , entra in quest’amore buio”

A volte è invece il sogno, come in Blue Haway“Si, tu parlavi difficile/ come fa l’Europa quando piove/e si rintana a dipingere le isole del sogno/ io non sapevo risponderti/perchè ascoltavo la pioggia” .

Più spesso ancora la fuga è il mezzo per estraniarsi da tutto, come in Fuga all’inglese : “È un’ora inglese, si va/agguanta la mia mano e ce ne andiamo… /tanto di noi si può fare senza, /e chi vuoi /che noti mai la
nostra assenza”

E La donna, in qualche caso, è più che compagna è mezzo di fuga, come in Dragon: “You are, you are/ you are a long train/ we go away”.
A volte il viaggio con l’amata finisce in una camera d’albergo: “Io e te, chissà qualcuno ci avrà pure presentato/e abbiamo usato un taxi più un telefono più una piazza/Io e te, scaraventati dall’amore in una stanza,/mentre tutto intorno pioggia, pioggia, pioggia e Francia” ( Parigi).

A volte, come in Tutti a Venezia, il viaggio diventa il tentativo di regalarsi un’emozione nuova, la speranza di acciuffare un ricordo per portaselo a casa e magari esibirlo agli amici o ai parenti: “Vieni, facciamo ancora un’altra foto col colombo in man/così, sorridi bene senza smorfie/ lo sguardo fisso su di me mentre conto fino a tre/ sarai contento quando poi tua cugina lo vedrà/ che a Venezia siamo stati anche noi”.

In altri pezzi, infine, il viaggio è una dura necessità: quella di guadagnarsi il pane quotidiano, come nella pensione squallida e antiquata, ma pretenziosa, nelle quale ai viaggiatori di commercio qualcuno offre polenta e baccalà, ribattezzandoli pomposamente pesce veloce del baltico e torta di mais:
“Viaggiatori di commerci rifuggiatisi quassù/piccioni dalle ali bagnate la pioggia scende e non smette più/guardano a turno il telefono sempre impassibilie/il loro tempo si sbriciola sembra passabile”[…]“Pesce Veloce del Baltico”/dice il menu che contorno hantorta di mais /e poi servono polenta e baccalà/ cucina povera e umile fatta d’ingenuità caduta nel gorgo perfido della celebrità” (Pesce veloce del Baltico).

 

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