Sanremo e l’inconsapevolezza tragica del maschilismo

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17 gennaio 2020

Francesca Sofia Novello, ha spiegato Amadeus, «è stata scelta da me perché vedevo, intanto la bellezza, ma la capacità di stare vicino ad un grande uomo, stando un passo indietro». Quanto a Sabrina Salerno, «mi piace riportare sul palco una donna che è stata una icona sexy negli anni Novanta ma che ancora oggi può raccontarci qualcosa». E non si sa se è peggio ciò che è stato detto o l’inconsapevolezza di ciò che si stava dicendo.

Non si riesce neppure a dire dell’imbarazzo nell’ascoltare la conferenza stampa organizzata per presentare la prossima edizione del festival di Sanremo. Né dello sconcerto per l’assenza apparente d’imbarazzo in chi era lì, forse perché proprio non si poteva mostrare imbarazzo in quel momento o forse perché, figuriamoci, Sanremo è Sanremo. E allora, se così fosse, sarebbe persino più grave.

E invece ogni cosa è apparsa imbarazzante. Si deve ripeterlo fino al tedio, poiché forse anche così si fiaccherà questo spettro paternalista che si mostra ovunque, subdolo, pervasivo e all’apparenza invincibile. E imbarazzante è stato anche il deserto o quasi messo in scena da giornali e tv a commento di quelle parole le quali, se rilevate, sono state derubricate per lo più a gaffe del conduttore.

Ma ciò che più di tutto sconcerta sono quei commenti dal tono sempre un po’ annoiato e, spesso, infastidito – «Che avrà detto mai?», «Ha detto soltanto la verità» – di chi presume che la cultura popolare non determini in gran parte il mondo nel quale poi tutti viviamo o, semplicemente, s’aggrappa ancora al solito épater le bourgeois per dimostrare d’esser vivo. E invece è proprio in questo genere di commento che sta il problema, poiché purtroppo ciò che da quelle parole viene descritto coincide con la normalità delle cose, e in quel genere di commento c’è la ratifica – spesso affermata persino con inconsapevolezza – di quella assurda normalità. E quella normalità anche di ciò si nutre, determinando l’assegnazione di ruoli definiti nella società, spartiti tra uomini e donne in base a criteri stabiliti dagli uomini e poi così interiorizzati da apparire normali persino a molte donne.

Amadeus il giorno dopo ha spiegato di essere stato frainteso. «Quel “passo indietro” – ha detto – si riferiva alla scelta di Francesca di stare fuori da riflettori che inevitabilmente sono puntati su un campione come Valentino». E sia. Il problema però non stava soltanto nelle parole relative a Francesca Novello, come è evidente dall’ascolto della intera conferenza stampa. Ma va bene, ad Amadeus si può credere senza problemi, anche perché davvero non si può credere che abbia pronunciato quelle parole con intenzione. E, d’altra parte, il problema non è la persona di Amadeus ma l’inconsapevolezza generale che è parsa emergere ancora una volta con quelle parole e che, in seguito, le ha accolte.

In fondo, Amadeus ha semplicemente descritto ciò che abbiamo tutti sotto gli occhi e che accettiamo poiché ci pare normale. Ce lo ha inconsapevolmente sbattuto in faccia e noi, a nostra volta armati della nostra inconsapevolezza, non ci siamo sorpresi se Sabrina Salerno andrà a Sanremo non tanto perché è una famosa cantante ma in quanto icona sexy di qualche decennio fa e che, però, ancora oggi «può raccontarci qualcosa». Amadeus insomma ha gridato che il re è nudo, ma lo ha fatto inavvertitamente e a una platea alla quale, in fondo, va bene così.

E allora non basterà Rula Jebreal a rimettere a posto le cose sul palco dell’Ariston. Piuttosto, prima o poi l’orchestra comincerà a suonare, e quando la musica sarà partita ogni cosa si potrà dimenticare. Ce lo dice la nostra stessa storia. Si ricorderà, tra i tanti, il caso Tavecchio: l’irruzione di certe frasi sospettate di razzismo – quella storia di «Opti Poba» che «prima mangiava le banane e adesso gioca titolare» – pronunciate dall’allora candidato alla guida della Federazione italiana gioco calcio. E poi l’indignazione, quindi la melina, i primi distinguo, e infine d’improvviso ecco tornare tutto al proprio posto, come se nulla fosse davvero accaduto. Carlo Tavecchio alla fine venne eletto. Poi, venne persino riconfermato. L’Italia, però, ai mondiali di Russia non andò mai.

TAG: Amadeus, Festival di Sanremo, Francesca Sofia Novello, maschilismo, Musica, paternalismo, Patriarcato, Sanremo
CAT: Musica, società

Un commento

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  1. dionysos41 4 settimane fa
    Il punto, qui bene messo in rilievo, non è tanto l'accettabilità o l'inaccettabilità di certe espressioni. Ma il fatto che siano date per scontate. Che le si ritenga normali o quanto meno poco riprovevoli. E hanno ragione. Sono normali. Sono scontate. Ma è proprio questo che indigna: che siano ancora normali, scontate. O il popolo - ah! il popolo! - che condivide queste posizioni è giustificato perché appunto il popolo, la maggioranza che si riconosce in questa cultura (cultura? mi chiedo)? Siamo dunque ripiombati così indietro? a prima degli anni '60? o non siamo mai cambiati, e ciò che ci appariva finalmente un'evoluzione civile non è mai esistito, era solo un'illusione, una maschera, che adesso, zac! tutti si tolgono senza pudore, senza vergogna?
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