Il 30 gennaio sarà per sempre una “Bloody Sunday”

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30 gennaio 2020

Se c’è una cosa che può fare la musica è quella di raccontare il periodo o il luogo in cui essa stessa viene generata. Abbiamo intere band o artisti che possono rappresentare un’epoca, ma abbiamo anche canzoni che testimoniano un fatto storico rendendolo più vivo che su un manuale scolastico o su un blocco di quotidiani.
Il 30 gennaio è una data che rappresenta molte cose. Per la storia europea ad esempio possiamo ricordare il momento esatto, nel 1933, in cui Adolf Hitler divenne cancelliere tedesco o quando i Beatles, nel 1969 si esibirono per l’ultima volta assieme sul tetto della Apple Records. In India, il 30 gennaio 1948 Mahatma Gandhi venne ucciso da un estremista indù e in Irlanda, il 30 gennaio 1972 viene ricordato come la domenica di sangue per l’uccisione compiuta a Derry di tredici dimostranti cattolici nordirlandesi da parte dell’esercito britannico.
Molti di noi l’avranno ascoltata per la prima volta senza pensarci ma Sunday Bloody Sunday degli U2 parla proprio di questo episodio, terribile, della storia irlandese degli ultimi 50 anni e sebbene non sia il primo testo di una canzone rock a raccontarne la vicenda è di certo il più universalmente riconosciuto.

Derry, Sunday Bloody Sunday

Il testo di Sunday Bloody Sunday nacque 10 anni dopo i fatti di Derry. Era un periodo difficile per la band irlandese che dopo due dischi aveva raggiunto la notorietà ma si trovava a fare i conti con l’incertezza sul proprio futuro. War, album che usci nel marzo 1983, fu uno dei dischi più politici degli U2, fatto di canzoni genuine e senza troppi orpelli. Il titolo stesso è una dichiarazione d’intenti. Nelle parole di Bono, leader e voce della band, questo significava parlare della guerra tra la gente, amanti, cattolici e protestanti, guerra nella politica ma anche della lotta personale nella realizzazione di sé. La copertina dell’album, un bambino con lo sguardo spaventato rappresentava l’idea del conflitto psicologico alla base di tutto, in cui la crescita personale coincideva anche con una guerra verso i propri demoni e le proprie paure. Con le canzoni contenute all’interno di War, Bono diventò dichiaratamente un pacifista “aggressivo” o “militante”, come lo sarà anche per il resto della sua esperienza da musicista. Il primo a parlare di Sunday Bloody Sunday però è The Edge, il chitarrista, che ha raccontato di avere scritto la canzone “senza considerare quanto fosse serio l’argomento per tutti gli altri e quanto fosse oltraggioso per una rock band scriverne”. “Per noi era naturale – continua -, non eravamo indietreggiati davanti a nulla, eravamo arrabbiati per il fatto che in Irlanda del Nord le persone stavano ancora morendo in quella che vedevamo come una stupida guerra inutile, così la nostra posizione fu completamente contro la guerra”.

Derry, 30 gennaio 1972, pochi minuti prima dell’arrivo dei paracadutisti inglesi

Ma cosa accadde il 30 gennaio 1972? Facciamo un passo indietro e troviamo, a fine anni ’60, in Irlanda, un clima politico divenuto molto violento in cui ad opporsi vi erano i sostenitori dell’appartenenza della provincia al Regno Unito (unionists, protestanti della classe media, discendenti dei coloni britannici giunti a partire dal XVI secolo) e i sostenitori della riunificazione dell’Irlanda (nationalists esponenti della working class locale di fede cattolica). I primi avevano una maggiore centralità nelle attività economiche e decisionali dell’isola e si trovarono così a mettere alle strette i movimenti politici dei cattolici – che tuttavia erano in maggioranza – facendo nascere un clima molto teso fatto di scontri in piazza, azioni di guerriglia locale e tentativi di sabotaggio. A rendere ancor più incandescente la situazione vi era una totale negazione dei diritti civili e procedurali con il governo che si adoperava nel favorire l’incarcerazione di sospetti anche senza un regolare processo. Nel 1970 l’IRA (Irish Republican Army) iniziò un’intera azione di guerriglia contro l’esercito britannico e la polizia nordirlandese, la cossiddetta Royal Ulster Constabulary, schierati apertamente con gli unionisti, che non di rado si trovavano a rispondere sommariamente facendo fuoco su cittadini cattolici nel tentativo di scovare i membri dell’IRA. Gli scontri in piazza erano praticamente all’ordine del giorno e al livore che provocavano le tante incursioni della polizia e dell’esercito si aggiunse poi lo sgomento per una nuova norma emanata dal governo unionista di Stormont (sede del parlamento nord irlandese) che prevedeva l’internment, ovvero la possibilità per le forze di polizia di imprigionare una persona a tempo praticamente indefinito con la sola approvazione del ministero degli Interni dell’Irlanda del Nord, senza alcun processo. Il 30 gennaio 1972 a Derry si tenne una manifestazione promossa dalla NICRA (Northern Ireland Civil Rights Association) proprio in segno di protesta verso questa nuova negazione di basilari garanzie procedurali. La situazione crollò quando intervennero i paracadutisti guidati dal colonnello Wilford. Inizialmente i militari avevano l’ordine di disperdere i manifestanti – che non avevano ricevuto l’autorizzazione per riunirsi -, ma molto presto la i soldati aprirono il fuoco sulla folla. La sparatoria si risolse in pochi minuti e fu ampiamente documentata da giornalisti e fotografi anch’essi inermi spettatori della violenza. Morirono 13 persone di cui 6 minorenni, un uomo morì invece alcuni mesi più tardi a causa delle ferite riportate. Una delle immagini simbolo di quel giorno è quella scattata al futuro vescovo cattolico di Derry Edward Daly, che tiene in mano un fazzoletto come un’improvvisata bandiera bianca mentre avanza a testa bassa, verso il corpo senza vita di una delle vittime.

Edward Daly il 30 gennaio 1972 a Derry

Quando accaddero i fatti di Derry, Paul Hewson, quello che poi avremo conosciuto meglio come Bono, aveva 11 anni. Non fu lui a scrivere la prima strofa del testo di Sunday Bloody Sunday, ma fu David Evans (The Edge) che pensò di iniziare la canzone con “Don’t talk to me about the Rights of the IRA”, verso che poi venne edulcorato nella versione definitiva. Essenzialmente Bono pensava che gli U2 dovessero prendere le distanze dal fatto in sé, senza apertamente schierarsi con l’una o l’altra parte. Per questo Sunday Bloody Sunday non è una canzone di rivolta, piuttosto una reazione emotiva a quella che era una realtà politica spaventosa. “Quello che cercavo di dire con quella canzone era: ecco come stanno le cose, punto e basta – ha poi spiegato Bono -, sono disgustato da tutto questo, ma quanto andrà avanti? Faccio soltanto una considerazione, non mi aspetto nemmeno una risposta”. Da quel momento gli U2 portarono spesso sul palco una bandiera bianca, cui cui, spiega ancora Bono, volevano prendere le distanze da quella verde, bianca e arancione, ma anche da quella della Union Jack, “sarei contento di vedere un’Irlanda unita – sottolineò il leader della band -, ma non credo che si possa puntare una postilla alla testa di qualcuno per costringerlo a pensarla come te”.

Nonostante War sarebbe diventato un disco leggendario, la sua produzione fu alquanto tormentata. Bono non riusciva a scrivere testi convincenti e la band si trovò sul punto di sciogliersi. Per registrare Sunday Bloody Sunday la batteria di Larry Mullen venne sistemata sotto le scale dell’ingresso degli studi di Windmill Lane, dove gli U2 registrarono il disco e The Edge assoldò il violinista Steve Wickham che diede al brano un’impronta folk in contrasto al ritmo marziale con cui è ormai universalmente riconosciuto. “Non riesco a credere alle notizie, oggi / non riesco a chiudere gli occhi e a scacciarle via / Quanto ancora, quanto ancora dovremo cantare questa canzone? / Quanto ancora? Stasera potremo sentirci uniti”, così inizia la canzone che poi restituisce l’immagine, veritiera di quello che accadde a Derry 10 anni prima: “Bottiglie frantumate sotto i piedi dei bimbi / corpi allineati lungo una strada cieca / Ma non ascolterò quel grido di battaglia / Che mi mette, mi mette con le spalle al muro”.

Sunday Bloody Sunday fu suonata per la prima volta in pubblico nel 1982 a Belfast, tre mesi prima della pubblicazione del nuovo album. Nell’introdurla Bono disse: “Si chiama Sunday Bloody Sunday, parla di noi, dell’Irlanda, ma se non vi piacerà, non la suoneremo mai più!”. Il pubblico scelse e la canzone viene ancora oggi suonata nei concerti che gli U2 portano in giro per tutto il mondo. La storia della canzone però non si esaurisce qui. L’8 novembre 1987 gli U2 si trovavano in America, sul palco di Denver, e stavano registrando la versione dal vivo del brano da introdurre nel film Rattle And Hum. In Irlanda del Nord si stava celebrando il Remembrance Day, in ricordo delle vittime britanniche e irlandesi delle due guerre mondiali. A Enniskillen qualcuno – inseguito riconducibile all’IRA – posizionò una bomba  nei pressi del Monumento ai caduti nel centro della città. L’ordigno scoppiò uccidendo 13 persone e ferendone molte altre. Quando gli U2 seppero della vicenda si trovavano sul palco e stavano per esibirsi con Sunday Bloody Sunday. In molti ritengono che quella fu la versione definitiva della canzone, la band era al massimo della forma, la voce di Bono limpida e ruggente, la batteria di Larry accompagnata dal basso di Adam faceva da motore ad una versione in cui la chitarra di Edge era fiammante.

Raccontare una canzone non è mai semplice, soprattutto se si tratta di un manifesto come Sunday Bloody Sunday. Io sono nato pochi mesi prima che il brano fosse registrato, c’era ancora il blocco comunista e il mondo di lì a qualche anno sarebbe nuovamente cambiato, Bono avrebbe parlato di globalizzazione e sarebbe diventato molto più di un cantante, nel bene e nel male; in tutte le guerre ci sarebbero stati ancora migliaia di morti, e una sola frase possiamo ancora citare per poterle ricordare, possiamo chiederci: alla fine “chi ha vinto?”.

TAG: Adam Clayton, Bono, Derry, Larry Mullen, Sunday Bloody Sunday, The Edge, U2
CAT: Musica, Storia

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