Camminando liberamente in avanti, mentre tutto scorre all’indietro

:
22 febbraio 2017

A me, da qualche mese circa, mi sembra di camminare all’indietro, come un gambero. È più forte di me, io procedo cercando di guadagnare spazio in avanti, ma alcune correnti molto più forti delle mie due gambe riescono, nonostante tutto, ad andarsene all’indietro. Sicché non sono io che indietreggio, ma buona parte di tutto quello che si muove attorno a me, parte di me compresa. Ogni tanto cerco anche di farmi una lista delle cose che arretrano. Attualmente mi sembrano procedere in detta direzione:  i conti pubblici, la televisione, i rapporti internazionali, le capacità di analisi e di comprensione della razza umana, la cultura, la qualità del lavoro, gli Stati Uniti d’America, la Gran Bretagna, il pop inteso come musica di massa, il sistema elettorale italiano e la politica italiana globalmente considerata. Financo l’Europa mi sembra indietreggiare ed anche la mia capacità verbale, visto che ‘financo’ sarà la prima volta in assoluto che lo scrivo e suona come un arcaismo insopportabile alla penna.

Detto questo resta da dimostrare come io, invece, stia procedendo in avanti in qualche direzione. E così veniamo al punto, quello in cui vorrei affermare tutto sommato di essere una monade un po’ scomoda. Da circa tre o quattro giorni sembra essere cambiato radicalmente il mio rapporto con la politica, che vivevo fino ad allora in maniera quasi ossessivo compulsiva (si fa per dire!), dato che, cresciuto come sono stato alla buona scuola dell’impegno sociale e politico cattolico, ho sempre avuto il pungolo di essere costantemente informato su tutto ciò che di politico stava avvenendo nel mio paese e nel mondo. Giusto domenica ho maturato invece una sorta di distacco platonico e improvviso dalle cose della politica, una specie di nirvana, nel senso di liberazione o distacco, da tutto ciò che mi aveva procurato fino a poco prima quella schizofrenia informativa che un pochino cominciava anche a farmi preoccupare. I motivi possono essere i più vari, tutti allo stesso modo plausibili.

Ma al di là di essi, conta sopratutto il fatto che ho ripreso letterariamente ad andare in avanti, perché, mi sono detto, non vale la pena starsi a guardare intorno se d’intorno succedono cose come quelle che mi sono limitato a registrare. Io avrei un anelito diverso da tutto quello che succede attorno a me, che ovviamente, almeno in parte, mi condiziona. Riuscissi solo a trovare le parole esatte per emanciparmi nel senso che intendo sarei già un bel pezzo avanti. Le parole … bella cosa le parole. Perché sembra che tutti utilizzino sempre le stesse, appiattendo l’abbondanza e la pregnanza di una lingua come la nostra che non dovrebbe avere rivali. Poi ci sono quegli inglesismi che mi hanno sempre dato noia, perché io non so scimmiottare, io non sopporto di scimmiottare. Ed ho pensato che se ricominciassimo da qui, forse oggi saremmo tutti ad un punto migliore. Se ricominciassimo tutti a prendere in seria considerazione l’importanza della lingua che ci unisce lungo lo stivale probabilmente staremmo già tutti quanti procedendo innanzi. Io credo che la nostra maggior fortuna sia proprio quella di poter scegliere dove andare. Facciano come vogliono i signori, tutto può andare a ritroso fosse per loro, l’importante è che almeno io, in quanto singolo, stia andando avanti.

TAG: bce, Brexit, Cultura, elezioni, europa, governo, italia, partito democratico, Pd, politica, referendum
CAT: Parlamento, Partiti e politici

3 Commenti

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

  1. stefanogolfari 2 anni fa
    Mi è piaciuto leggerti. Oso il tu perché sulla rete (non ho detto web) il lei è come "financo". La sensazione è la stessa mia. Sinceramente però non capisco due cose: l'inizio dell'ultima frase ("facciamo come vogliono i signori" vuol dire, lasciamo che accada quel che accade... oppure altro?) e l'odio per gli inglesismi. L'italiano è una lingua entusiasmante, ma non si corrompe per qualche -ing. Anzi, succede che negli Stati Uniti (USA, te lo concedo, è proprio brutto...) andare a scuola di italiano in questi anni è di gran moda. Nel mondo globale e nel futuro che arriva anche anche se ora ci sembra girare a rovescio (oggi hanno scoperto 7 pianeti simili alla terra a 36 anni luce da qui) non è la difesa dell'identità che conta, è la sua riscoperta vera. Abbiamo parlato tanto di Valori ma ce ne siamo scordati il fondamento, e penso che adesso lo spaesamento inizi a pesare... per questo tutto sembra rifuggire verso il passato. E' l'ancora che tira. Ma, per quel che sento e quel che leggo - quando leggo qualcosa di sensato - tornare all'ancora è un'idea troppo facile, e luciferina: l'ancora sta sul fondo, non si respira laggiù. Fermarsi un po' però va bene, serve a pensare. Qualche segreto al pensiero si rivela: la conoscenza vera per Platone è reminiscenza... e questa cosa qui, mi pare, ancora brilla nella notte. Reminiscenza. Futuro nel passato. O "Ritorno al futuro" se Hollywood non ti provoca convulsioni... Con simpatia e sincerità, perché mi piace chi nuota fuori dall'onda... controcorrente.
    Rispondi 1 0
  2. marco-bennici 2 anni fa
    Stefano, il primo era un refuso che ho corretto, facciano come vogliono i signori, nel senso di non volermi fare condizionare da tutto il resto. Gli inglesismi li posso accettare solo se non servono per darsi un tono. Da questo punto di vista sono dell'idea di Battiato che dice " "...e il giorno della fine non ti servirà l'inglese". Quello che scrivi è davvero molto interessante e sono contento di essere riuscito a muovere queste tue riflessioni sulla riscoperta dell'identità, processo che è prima di tutto individuale o di nucleo più stretto (familiare in primis) e poi collettivo. Allora serve riflettere su se stessi e sul mondo prima di uscire fuori. Io controcorrente sono sempre andato. E' bello vedere che ci possono essere tanti compagni di viaggio come te.
    Rispondi 0 0
  3. stefanogolfari 2 anni fa
    Ti ringrazio della risposta, anche perché davvero non capisco come mai in un portale che pubblica cose intense, originali e interessanti (come il tuo spunto) ci sia così poco dibattito scritto sui pezzi pubblicati: è raro vedere commenti. Strano, e brutto come segnale. Chi sta fra i commenti non è meno importante di chi scrive sotto a un titolo, lo è di più.
    Rispondi 0 0
CARICAMENTO...