Cari imprenditori, siamo sulle barricate. E questa volta si fa come diciamo noi

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10 Aprile 2020

Tre soggetti, tre corpi sociali: cittadini, imprenditori, politici. Chi ha capito davvero quello che (ci) è successo? I cittadini. Perchè non hanno avuto altri ruoli da svolgere che badare a sé stessi, perché non rispondono se non unicamente alla propria coscienza, perché sono quelli “fisicamente” più vicini al pericolo della vita. Al pericolo di perderla, di non esserci più, di non vedere più le persone care. Un carico emozionale perfetto, cristallino, puro. Nessuna mediazione, intermediazione, disintermediazione possibile. Volere semplicemente salva la vita, mentre moltissimi la stanno perdendo. Moltissimi. Un’ecatombe visibile in superficie ma avvertita distintamente anche nella sua parte “invisibile”, sotterranea, infida, crudele, ingenerosa.

In questo caso l’egoismo dei singoli cittadini, l’istinto alla pura sopravvivenza, può davvero salvare il mondo. Altre forme sociali, camuffate da ripartenze purchessia, da Italie che ce la fanno, da “vogliamo una data certa per la riapertura”, sono solo forme variamente irresponsabili, mascherate da slanci economico-patriottardi. Almeno in questo momento.
Ma le altre due categorie, i politici, gli imprenditori, forse che non sono cittadini essi stessi e dunque in grado di capire perfettamente ciò che sta accadendo? Qui si alza il primo muro. Non sono cittadini nella struttura semplice e basica che abbiamo appena declinato, priva di ogni altro interesse che non sia il proprio. Politici e imprenditori rappresentano interessi più larghi, comprendono più persone, rispondono (teoricamente, idealmente) a più responsabilità.

E questa condizione, che in tempo di pace potremmo considerare persino più virtuosa di quella del semplice cittadino, proprio perché rappresentanti del popolo tutto, in un tempo di pura sopravvivenza produce una zona grigia: quel tempo della mediazione, della sintesi tra interessi diversi, della difesa (perché no) anche di interessi personali, e qui parliamo degli imprenditori, diventa aperto conflitto con l’istinto alla vita, con il diritto primario alla vita, del cittadino semplice. E chi può dirimere questo conflitto, chi può sciogliere questo garbuglio, forse la scienza? No, neppure la scienza. Può scioglierla solo l’Evidenza della morte.
C’è un tratto comune, che ha unito classe politica e imprenditori in questa maledetta storia. Purtroppo, evidenziandone i limiti. Ed è l’inedita condizione di non aver potuto predeterminare gli eventi, di averli dovuti subire, di essere stati costretti a un confronto con un soggetto mai incontrato prima e che non prevedeva tavoli di trattativa sindacale. Inaccettabile sia per la politica che per la classe degli imprenditori. La politica, i governi tutti, hanno vissuto questo sfregio allungando irresponsabilmente i tempi della comprensione di un fenomeno enorme, in una parola sottovalutandolo.

Proprio perché non potevano dirigerlo, credevano d’esserne in credito. Errore tragico. Allo stesso modo, gli imprenditori hanno creduto che la loro condizione sociale, che generalmente viene riconosciuta come valore indiscutibile, fosse, almeno nella prima fase del virus, prevalente su qualunque altra esigenza, persino la sopravvivenza degli umani. La Bergamasca è stato il cuore di questo pensiero. Errore, altrettanto tragico.
Se politica e classe imprenditoriale devono subire qualcosa ai loro occhi inaccettabile, e assolutamente inedito come il Covid-19, è del tutto logico che alla prima, primissima, occasione, rivogliano indietro il maltolto, che in questo caso è la considerazione per il loro ruolo sociale, di cui si sentono deprivati. Per cui, questo è il momento della «data certa», quasi una litania che va di bocca in bocca, come una semplice questione amministrativa. Non è più solo l’evidenza, condivisa da tutti, di immaginare un Paese che riparte, ma addirittura il minutaggio, la precisione cronometrica. Sembra quasi che ci sia un credito morale da esigere, tanto è la decisione con cui si pretende ciò che evidentemente non si può avere, così, con una firmetta del governo. È una condizione psicologica di un disagio che è certamente comprensibile, e che deriva sempre dallo stesso ceppo: l’indeterminatezza. Gli imprenditori sono inquieti perché sanno che al tavolo di una trattativa con il governo ci sono ben due convitati di pietra: il maledetto virus che non siede nel Cda ma che ha la golden share, e la scienza medica, che oppone ragioni, diciamo così, abbastanza indiscutibili. Per cui il pago/pretendo dei più fessi è saltato completamente, ma anche il “cerchiamo insieme una soluzione” dei più illuminati può diventare un problema.

Questa volta, e forse sarà l’unica, a decidere saranno i cittadini, il loro egoismo che si farà catena umana, se saranno capaci di fare massa e resistere nelle case il più possibile, proprio come dice la scienza. È come nell’unica altra espressione di massima volontà popolare, il voto. Noi votiamo e noi decidiamo della nostra vita futura.

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CAT: Partiti e politici

2 Commenti

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  1. vincesko 3 mesi fa
    Bell'articolo. Con un'unica obiezione logica (peraltro intrinseca all'articolo): trattandosi di una questione di vita o di morte, non può essere "come" il voto.
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  2. enea-melandri 3 mesi fa
    Tutti a invocare una fase 2 per un ritorno alla normalità ed una (graduale) riapertura delle attività. Quello che non vi è chiaro, è che un'ipotetica FASE 2 della pandemia NON SARÀ un "liberi tutti", ma un periodo di transizione in cui servirà ANCORA PIÙ RESPONSABILITÀ individuale nel gestire i rapporti sociali ed interpersonali... http://fareprogresso.it/vedi_fp_full.php?id=3029&ref=gsg
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