Caro Cuperlo, se è Renzi che vi tiene in vita abbiate l’onestà di ammetterlo

5 Aprile 2016

L’orazione funebre con cui Gianni Cuperlo ha cristallizzato il rancore che unisce la minoranza dem a Matteo Renzi, poteva essere la straordinaria pagina finale di un rapporto mai nato. Affidata al più intellettuale del gruppo, le lenti calate sulla discesa gibbosa del naso, il tono sottile e diretto, il riconoscimento di certe virtù – la sincerità, non certo la buona fede – per disvelare terribili debolezze del Capo. A un esercizio di stile così raffinato, non ne potrebbe seguire un altro e poi un altro ancora, di direzione in direzione, con il rischio che all’ultimo, ginnico, saggio oratorio il pubblico abbia interamente lasciato la sala. Un intervento di questo tipo, dell’ultimo tipo, prelude a una separazione. Definitiva. Legittima. Sacrosanta. Invece, come molti di voi già sospettano, ascolteremo ancora tante parole, non tutte auliche come quelle di Cuperlo, ma tutte inutilmente spese a tenere in vita la propria autocertificazione estetico-politica.

Temiamo che Cuperlo e gli altri dissidenti vivano nell’illusione di avere diritti sul partito, sulla sua storia, sull’eredità. Che pensino addirittura d’essere loro indispensabili ai valori fondativi, più di quanto possa toccare a quell’usurpatore di Renzi. Si dice sempre che i veri “padroni” delle imprese sociali sono i cittadini. Lo si dice per i giornali, chiamandoli lettori, lo si dice a maggior ragione per i partiti, dove diventano elettori. C’è stato in questo tempo renziano, una vera, approfondita, ricerca che abbia stabilito in quale misura i cittadini sono disponibili a cedere porzioni di territorio e di diritti ai vari Cuperlo, Speranza, Bersani e compagni? Se è stata fatta, il risultato di questa ricerca resta avvolto nel mistero, ottima cosa per la minoranza dem che in questo modo può sostenere d’essere ampiamente rappresentata nel Paese, laddove invece non parrebbe, se non per un rispettabilissimo diritto di tribuna. Si parla spesso di un campo largo al di fuori del Partito Democratico, che parte dal dieci e può finire addirittura al quindici, ma se poi immagini un uomo o una donna che abbia la potenza narrativa per convincere una percentuale così larga, non un solo nome ti riesce di pronunciare, pena i lazzi del tuo vicino di scrivania.

Sì, Matteo Renzi ha più diritto di voi di stare lì dove sta. Perché si è conquistato i numeri con la forza e la disinvoltura che tutti gli riconoscono. Perché ha molta più aderenza di voi con il Paese, e non perchè il vostro sia più brutto del suo – il suo onestamente sta tra Stenterello (“personaggio fiorentino chiacchierone e impulsivo”) e Cupertino – ma perchè conosce gli italiani molto meglio di qualunque sociologo e certamente ne vuole allietare le giornate in maniera più lieve e divertente di quanto possiate incupirgliele voi. In tutto questo – fatevene una ragione – la politica non c’entra più nulla, la politica è scomparsa, fucilata sul campo, e così i valori di riferimento ai quali vorreste ancora ispirarvi. Che importanza hanno i valori della sinistra se è la sinistra a non esserci più? E non perchè, o almeno non solo, perchè il segretario del Partito Democratico di quella sinistra lì non gli interessa granché, ma perchè è faticoso dover ogni volta combattere una battaglia senza fine per imporne il rispetto. La più grande operazione di Renzi è aver confuso i confini dei diritti, aver portato lo stile e i comportamenti conseguenti su crinali del tutto improvvisati e inediti, così lontani dalla buona educazione che l’indignazione lascia sempre il passo a  sincera stupefazione. Caro Cuperlo, voi volete insegnargli ancora come si comporta a tavola al tempo dello street food. Qui si mangia con le mani e alla fine ci si succhia anche le dita.

Per stare insieme, ancora insieme, ci dev’essere almeno una grandissima ragione. Una Ragione su tutte. Quale è, di grazia, la vostra, perchè davvero non se ne vede una così potente da tenere insieme una comunità che ha codici ormai totalmente diversi. Forse il rancore? La difesa del popolo della sinistra smarrita? Ma alla fine, sorge spontanea una  domanda: siete così sicuri di essere gli eredi di una grande storia passata?

 

TAG: gianni cuperlo, Matteo Renzi, Pd
CAT: Partiti e politici

10 Commenti

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  1. the-observer 4 anni fa

    Gentile Michele,
    c’è stato qualcuno che fin’ora ha avuto il coraggio, la franchezza, l’onestà politica ed intellettuale di dire in pubblico e guardando Renzi negli occhi, che non è all’altezza del compito? Che l’impianto, cioè tutto, della sua politica economica è da rifare?
    No. Cuperlo ha dimostrato che Renzi non ha a niente a che fare non con la sinistra, ma con la Politica tout court.
    Doveva stare zitto? Oppure è meglio aver dato voce al silenzio dubbioso e rassegnato che serpeggia nel paese?

    Grazie per lo spazio.
    Angelo D’anna

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    1. michele.fusco 4 anni fa

      Gentile Angelo, lei ha ragione. Ma era talmente alto, profondo e finale l’intervento di Cuperlo, che dopo non c’è null’altro che una onesta e definitiva separazione. Molti auguri, e grazie. mf

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  2. c-carmelo48 4 anni fa

    Ciao Michele.
    Io leggo volentieri di politica e questo tuo articolo ne fa tanta.
    Liquidi Cuperlo e la sinistra Pd come vecchi arnesi di un altro tempo, di un’altra realtà; intellettuali giusto capaci di scrivere un bel discorso ma ormai fuori dalla dialettica attiva con un corpo elettorale sempre più disinteressato ai partiti ed alle loro dinamiche nell’esercizio della così detta democrazia rappresentativa.
    Mi dispiace.
    Naturalmente le tue conclusioni sono giuste, alla fine il leader indiscusso del Pd è Renzi, Gianni se ne faccia una ragione. O se ne vada.
    Il Pd con Renzi è più forte ed efficace.
    Anche se meno bello.
    Comunque d’accordo così.
    Io me ne sono fatto una ragione.

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    1. michele.fusco 4 anni fa

      Amaro, ma è come scrivi.
      mf

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  3. sspag00 4 anni fa

    Caro Michele, purtroppo ha ragione. Tuttavia credo che, piu’ che rancore, sia molta la rabbia, la delusione e la frustrazione nel veder scippare il partito da un corpo estraneo. Di errori ne sono stati fatti molti dai dirigenti del DS-PDS-PD, compreso quello di aver sonnecchiato per anni senza capire che l’amore per gli ideali di sinistra prima o poi si sarebbero attenuati, grazie anche ai vari tradimenti percepiti dai fedeli cultori del modello ispirato ad un mondo eticamente e socialmente diverso dal presente.
    Personalmente non penso piu’ ormai (come credo tanti altri) al PD come al partito per il quale per tanto tempo votai ma ad un consorzio di molteplici interessi il cui capo, in maniera semplicistica e grossolana, tenta di canalizzare smuovere la stagnazione e poter rispondere alle gigantesche aspettative che sa creare attorno a se.
    Tornando a Cuperlo ed altri, penso sia veramente arduo doversi separare da una mamma-partito che li ha partoriti e per la quale esiste un amore intrinseco e naturale ma, forse, il distacco, con immenso rammarico, si avvicina.
    Si dovra’ attendere il momento piu’ opportuno, questa mamma appartiene ad altri figliastri ormai.
    Con simpatia, Stefano.

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    1. michele.fusco 4 anni fa

      Grazie Stefano, un saluto.

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  4. beniamino-tiburzio 4 anni fa

    C’ è solo da ripetere : ” Ma alla fine, sorge spontanea una domanda: siete così sicuri di essere gli eredi di una grande storia passata? “.

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  5. beniamino-tiburzio 4 anni fa

    Osservazione per Angelo D’ Anna. L’ ” observer ” non dovrebbe fare il tifo. Per mio conto non lo faccio né a favore né contro il Presidente del Consiglio dei Ministri italiano. Dire che tal Matteo Renzi, che ricopre un incarico istituzionale ed è segretario del PD non avrebbe ” niente a che fare ………omissis……..con la Politica tout court “, come avrebbe dimostrato Cuperlo, non sembra un ossimoro ? Bella l’ Italia…….fortunatamente vivo all’ estero……..pur scorticato vivo dalle patrie imposte……

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    1. michele.fusco 4 anni fa

      Buona terra straniera, Beniamino. mf

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  6. nino-russo 4 anni fa

    Caro Michele (non è il titolo del film di Mario Monicelli, ma solo un “incipit” confidenziale per ricordare che ci siamo conosciuti un…Giorno), veramente il mio commento alla tua preziosissima analisi (meglio di quando padroneggiavi la materia calcistica, un…Giorno) l’avevo pubblicato. Purtroppo è sparito dalla pagina dopo appena qualche minuto. Forse perché tendeva a non riconoscerti troppa validità a quella “analisi” su Cuperlo e sulla parte del Pd non in sintonia con Renzi e il renzismo. E’, se permetti, un’analisi banale, piena dei soliti, triti e ritriti luoghi comuni ormai assai diffusi tra i “sopracciò” del giornalismo (inserisco anche te, perché vedo che ti ci sei…infilato) su una parte del Pd che dissente, sulla sinistra in generale, sugli ex comunisti….E io non concordo assolutamente anche se non sono assolutamente un ex comunista, ex dalemiano, guarda un po’. Ma di sinistra sì. Non concordo e sostengo le ragioni di chi dissente forse anche perché conosco bene la natura e l’indole del presidente-segretario, avendo origini nella stessa parrocchia politica. Vedi, le cose scritte da te le scrivono e le riscrivono (e le ripetono a cantilena in tutti gli studi tivu) tutti quelli che non hanno, meglio: non vogliono capire le motivazioni di chi dissente dall’attuale “proprietà” del Pd e del Governo. Perché di questo si tratta: di potere proprietario, totalizzante e non di ex comunisti, ex dalemiani, sinistra “stenterella” (considerazione davvero meditata. Renzi allora uguale “el Tecoppa”?). Qui si parla di uso (privato) e abuso del Potere, come stanno dimostrando, se ve ne fosse stato bisogno, le ultime vicende giudiziarie…. Caro Michele (ancora!), fare analisi politiche è cosa assai diversa dal capire se una squadra gioca col 4-3-3 o col 4-42. Non è difficile, ma richiede qualche sforzo in più. E comunque non è detto che ritornare a discettare di 4-3-3 o 4-2-4 sia meno nobile che darsi alle…analisi politiche. Con tutta l’amicizia di un…Giorno

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