Cosa voteranno gli indecisi? Non i 5 stelle

28 Maggio 2016

C’era una volta l’elettore fedele, l’elettorato di appartenenza. Fosse cascato il mondo, l’italiano di sinistra votava Pci (o Psi) senza porsi grandi problemi, l’italiano democristiano – anche tra scandali e malapolitica – rimaneva ben saldo nella scelta della Dc. Fedeli, dalla culla alla tomba, come recitava uno slogan di quei tempi.

In questi ultimi anni, complice Bauman, si fa sempre più riferimento alla categoria della liquidità, anche in campo elettorale. L’elettore liquido, capace di passare da una parte all’altra dello schieramento politico, sembra essere diventato il marchio di fabbrica di tutti i discorsi sul voto e, non raramente, la giustificazione di tutti coloro che non azzeccano le previsioni, basandosi sui sondaggi. Oggi il votante è così, privo delle vecchie barriere architettoniche che impedivano di superare gli ostacoli più difficili.

Ma al di là ed oltre questo incremento di liquidità, sarà pur vero che dovrà esistere una logica (almeno implicita) nelle scelte di voto, anche se poi queste saranno facilmente revocabili. Se analizziamo i sondaggi più recenti, diciamo dal tramonto di Berlusconi ad oggi, è facile osservare come gli elettori che dichiarano una propria vicinanza partitica siano in costante calo. Nelle indagini demoscopiche quotidianamente diffuse dai media, televisioni, giornali cartacei oppure on-line, è d’obbligo presentarne i dettagli metodologici, per non incorrere nelle pene previste dalla legge. Tra questi dettagli, scritti in caratteri microscopici, ce n’è uno particolarmente interessante: quello che riguarda il numero o la percentuale di individui che non hanno fornito alcuna indicazione di voto, dichiarandosi indecisi ovvero non-votanti.

E sono tanti. Mediamente, in un sondaggio classico di mille casi, sono almeno in 400-450 che finiscono in questa sorta di buco nero elettorale. Dunque, le stime di voto riguardano in realtà un sub-campione alquanto ridotto rispetto ai casi dichiarati. In questo modo, l’errore di campionamento tende a dilatarsi, ed i risultati presentati tendono alla inaffidabilità. Così si giustificano poi i pollster: gli indecisi che infine si sono recati alle urne hanno ribaltato completamente le nostre stime, e noi non possiamo farci nulla.

La domanda che qui ci poniamo è dunque la seguente: si può fare qualcosa, invece, per capire le tendenze di voto degli indecisi, visto che alla fine sarà il loro comportamento a determinare il reale esito di quella tornata elettorale specifica? Impresa ardua. Nell’epoca berlusconiana, un decennio fa, pareva molto più semplice: le logiche di scelta si indirizzavano di fatto verso i due grandi territori, pro e contro Berlusconi. Oggi, essere pro o contro Renzi non discrimina in maniera altrettanto significativa, nutrendosi di molte facce anche distanti tra loro.

Si è tentato comunque di comprendere se e quanto sia possibile “pre-determinare” le ipotetiche scelte di voto di questi indecisi, attraverso un esperimento statistico piuttosto utile allo scopo, chiamato analisi discriminante (su cui non mi soffermo qui…). Questo procedimento è stato applicato ad un sondaggio effettuato nei giorni scorsi da Ipsos, in cui sono state inserite una serie di domande aggiuntive, utili ad individuare il “profilo” degli elettori certi del loro voto e, di conseguenza, la più probabile scelta di voto degli elettori incerti. Le aree elettorali di riferimento sono quelle più classiche: la sinistra, la destra ed il Movimento 5 stelle, oltre a quella del non-voto.

Cosa emerge da questi primi risultati? Una cosa molto semplice e netta, degna di futuri ampi approfondimenti: lo spazio di incremento elettorale del Movimento 5 stelle sembra quasi nullo. Vale a dire che il potenziale di voto pentastellato è già compreso e definito dalla quota di intervistati che dichiarano la propria volontà in quella direzione. La quota di incerti, stimabili intorno al 15-20% del campione, farebbe una scelta di voto in favore di un partito di sinistra (per il 48% circa) o di una partito di destra (per il 45%), mentre solamente un residuale 7% potrebbe andare in direzione dei 5 stelle.

In definitiva: centro-destra e centro-sinistra hanno ampie possibilità di crescita, una volta che gli indecisi scioglieranno i propri dubbi, laddove il Movimento 5 stelle sembra aver già fatto il pieno dei suoi voti potenziali.

TAG: movimento 5 stelle
CAT: Partiti e politici

7 Commenti

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  1. massimo-matteoli 4 anni fa

    L’analisi è sicuramente precisa ma incompleta.
    Dimentica che nella grande maggioranza dei casi le lezioni, anche quelle nazionali grazie a quella pessima e stupida legge che è l’Italicum, si decidono al ballottaggio.
    Manca quindi la domanda vera: l’elettore (tendenzialmente di sinistra o di destra, poco importa) al ballottaggio da cui fosse escluso il proprio candidato, come voterà?
    Nei casi che si sono verificati fino ad oggi, molte volte ha scelto i 5 Stelle. Se la tendenza sarà questa ( e non mi pare ci sia da dubitarne) grazie a Renzi i grillini hanno l’unica vera possibilità di vincere le elezioni nazionali. Risparmio ogni ulteriore commento.

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  2. akron 4 anni fa

    Rispondo a Massimo Matteoli. E’ certamente vero, ma quella della scelta al ballottaggio è un’altra questione, che dipenderà molto dal clima politico, ecc. Il primo problema è dunque: chi ci arriva al ballottaggio? Se ci fosse una lista di centro-destra unitaria (cosa peraltro non semplice) i 5 stelle non ce la farebbero, probabilmente…

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    1. mario-bosso 4 anni fa

      Con i se e con i ma la storia non si fa e tanto meno con i probabilmente, anche perché probabilmente se Eva non avesse raccolto la mela e Adamo non l’avesse mangiata oggi noi vivremmo nel paradiso terrestre. Ma che razza di analisi è la sua? La realtà, una bella realtà è che il M5S esiste perché nonostante 3 anni attacchi da ogni direzione quei ragazzi hanno tenuto duro come nessuno mai aveva fatto dopo essere entrati nel palazzo considerati da tutti il pascolo verde a disposizione del ciarpame politico che trasversalmente va da dx a sx e che oggi ha toccato il suo apice in questo governo, nei suoi alleati e non. Non c’è ne cdx ne csx ma semplicemente un’accozzaglia di guitti disposti a tutto pur di mantenere la poltrona e lo stipendio e questo non solo nel palazzo ma soprattutto fuori. Nonostante tutto il M5S c’è e aggiungo fortunatamente c’è.

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  3. akron 4 anni fa

    Rispondo a Mario Bosso. La mia analisi riguarda gli indecisi. Se vuole sapere cosa ne penso del M5s si legga il mio libro “Politica a 5 stelle”, scritto con Roberto Biorcio. Baci.

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  4. raffaele-pisani 4 anni fa

    IL SINDACO CHE SOGNO E I NAPOLETANI CHE VORREI
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    Sogno per la mia Napoli un sindaco illuminato che sappia amare davvero la terra e la gente che governa, “che curi – come scrissero alcuni saggi senesi nella costituzione ante litteram del 1309 – massimamente la bellezza della città per cagione di diletto e allegrezza ai forestieri, per onore, prosperità e accrescimento della città e dei cittadini.” Ci vuole, però, la consapevolezza che per fare il salto di qualità, oltre al sindaco illuminato occorre un lavoro di squadra dell’intera cittadinanza, altrimenti non si va da nessuna parte! Occorre promuovere la creazione di una massa critica che farebbe da volano per la rinascita. Sogno un sindaco che investa soprattutto nel valore delle persone e delle loro coscienze; che sappia premiare chi davvero merita e che non esiti a punire chi froda; che si impegni a contrastare con ogni mezzo tutte le forze malefiche radicate nel territorio che hanno infangato la “grande bellezza” che fece di Napoli la Capitale della cultura europea; sogno un sindaco che sia una “stella splendente” e non una “lampadina fulminata”; che abbia anche la preziosa virtù dell’umiltà per chiedere se necessario qualche consiglio a colleghi che hanno mostrato con i fatti di avere competenze e qualità portando le loro città ai primi posti nella classifica delle eccellenze (Bolzano docet!). Ecco, questo è il sindaco che vorrei e che penso vogliono tutti coloro che amano Napoli. So bene che non è un’impresa facile, altro ché! Ma non voglio “precipitare” nel baratro dell’indifferenza e della rassegnazione, tutt’altro! Non voglio assolutamente perdere la speranza che ci possa essere un nuovo “rinascimento napoletano”, una nuova storia e una rinnovata armonia che possano finalmente essere per i nostri giovani la certezza di un futuro che non sia “prigione” di ogni tentativo di rinascita e di riscatto ma sia viva sorgente di luminoso avvenire sempre pronto a dare le giuste risposte alle loro aspettative e ai loro sogni.

    Raffaele Pisani
    raffaelepisani41@yahoo.it

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  5. beniamino-tiburzio 4 anni fa

    L’ analisi è carente. Solo di sfuggita fa riferimento al ” partito del non voto “. SI dà per scontato che i c.d. ” indecisi ” andranno a votare. Ignorando superficialmente che ” i non votanti “, ad ogni tornata elettorale, aumentano. Si tratta del primo partito italiano con scopi legittimamente eversivi, come quelli attribuibili agli elettori che hanno votato M5S. I voti……al partito del ” non voto arriveranno proprio dal M5S. Peccato che il prossimo referendum ne verrà travolto. Da qui ” le deluge “……….la rivoluzione d’ ottobre.

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  6. mabau-smart 4 anni fa

    vedremo. Se il M5S dimostra di essere capace a gestire la “cosa pubblica”, buona parte degli indecisi andrà lì! Chiediamo a Fassino??

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