Democrazia digitale. L’iniziativa popolare che unisce le forze Eumane

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12 giugno 2019

La democrazia è fatta da regole che normano i processi di partecipazione dei cittadini alla decisione ed alla selezione dei decisori. Le regole definiscono i diritti, i ruoli, le responsabilità dei diversi attori – è quello che si chiama Stato di Diritto.

La tecnologia consente di rendere la partecipazione democratica più accessibile ai cittadini. È più facile raccogliere e certificare firme online su una proposta di legge popolare di quanto non lo sia farlo in cartaceo ad un banchetto. Il digitale inoltre serve a ridurre i fardelli burocratici inutili e onerosi che oggi stanno in capo ai cittadini promotori di un’iniziativa politica.

In democrazia, però, non sempre la cosa più comoda è anche la più giusta. Il voto elettronico ad esempio è una sciagura per i diritti dei cittadini perché non c’è modo di garantirne la segretezza e la non manipolabilità. Ci sarà sempre almeno un oscuro amministratore dotato del permesso (in senso tecnico) di leggere come ha votato chi, intervenire sul database, modificarlo, cancellare una preferenza o spostarla su un altro candidato.

Qualunque forma di voto elettronico (con dispositivo informatico) o online (via web) è al momento incompatibile con gli standard minimi di certezza democratica – a meno di considerare il Venezuela di Maduro una democrazia e Rousseau una piattaforma di decisione trasparente.

La partecipazione democratica in via digitale non è una questione di tecnologia ma di regole democratiche che la tecnologia deve rispettare. Lo sviluppo tecnologico è cioè funzionale e subordinato alla norma democratica, non il contrario. La tecnologia più aiutare la democrazia a rigenerarsi, ma sono le regole che permettono alla democrazia di vivere.

La GDPR, la normativa sulla protezione dei dati personali licenziata nel 2018 dal Parlamento europeo, è un esempio di come la regolamentazione possa fornire ai cittadini tutela e strumenti concreti per esercitare i propri diritti democratici digitali e tutelare l’integrità della cittadinanza digitale – e questo nonostante la scarsa o nulla attenzione per la propria privacy da parte degli utenti che quotidianamente, di propria volontà, cedano informazioni personali spesso molto sensibili con la più straordinaria nonchalance.

Si pensi solo alle app sulla salute e le perfomance sportive che registrano i dati biometrici e sanitari degli utenti e che, nelle mani sbagliate, possono diventare fonte di minaccia, pregiudizio, discriminazione.

Davanti a fenomeni di manipolazione e profilazione coatta dei cittadini tuttavia la risposta dei regolatori non è necessariamente quella giusta. Per scongiurare le infiltrazioni russe alle europee 2019 la Commissione UE ha nei fatti conferito a Facebook il potere/dovere di censura di quei contenuti ritenuti dall’algoritmo una ingerenza indebita come le fake news prodotte da potenze straniere durante la campagna pro Brexit.

In particolare la policy anti fake news dei decisori europei chiedeva a Facebook di bloccare preventivamente contenuti prodotti da un paese diverso da quello di destinazione del messaggio, e di farlo attraverso il potere analitico del suo algoritmo, cioè in maniera arbitraria e oscura. Ne hanno fatto le spese alcune ong pan-europee impegnate in campagne di informazione volte ad estendere la partecipazione al voto per il rinnovo del Parlamento europeo. La censura di Facebook è purtroppo cieca.

In Italia da qualche parte si propone addirittura di dare a Facebook compiti di polizia per contrastare il bullismo digitale. La soluzione trovata è vietare l’anonimato degli utenti. Se una simile idea passasse, Facebook avrebbe il potere di gestire informazioni assimilabili a quelle di un’anagrafe. Questo genere di “soluzioni” formulate dalla politica esaspera il male, estendendo alle piattaforme private poteri di censura e censimento che invece solo le leggi democraticamente promulgate possono prescrivere e solo le istituzioni democratiche esercitare.

EUMANS non è un partito politico ma un movimento di cittadini che si batte a livello europeo, attraverso l’iniziativa popolare, per affermare un progetto organico di riforme per la democrazia, l’ecosistema ambientale e il benessere economico delle persone. L’idea degli Eumani è che mentre la politica dei partiti si concentra su obiettivi di parte, i cittadini possano invece prendere l’iniziativa su obiettivi comuni – e tra questi, evidentemente, l’integrità della democrazia.

Gli Eumans propongono di unire le forze civiche trasversali, individuali e organizzate, per affermare un’agenda articolata di proposte di iniziativa popolare da attivare nel 2020.  Il 21 giugno, a Milano, Eumans promuove un seminario sulla democrazia digitale, un primo approfondimento con esperti e attivisti, da sviluppare poi in proposte e iniziative. Insieme a Marco Cappato, promotore di Eumans, si confronteranno accademici e attivisti europei, insieme ad esperti noti come Marco Canestrari, Stefano Quintarelli, Fiorella De Cindio, Fabio Pietrosanti.

La democrazia è molto più che una serie di processi di partecipazione e/o decisione codificati. È l’effettiva possibilità di conoscere, di formulare deliberazioni libere e consapevoli, di contribuire e partecipare alla costruzione delle decisioni. Il seminario di Eumans è il primo passo di una iniziativa politica che punta ad un obiettivo semplice e condiviso: l’auto-determinazione delle persone – consapevole e libera.

Il seminario EUMANS PER LA DEMOCRAZIA DIGITALE si tiene a Milano, venerdì 21 giugno dalle 18 alle 21 presso l’ostello Bello.

@kuliscioff

TAG: Canestrari, Cappato, democrazia, digitale, Eumans, Facebook, Quintarelli
CAT: Partiti e politici

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