La sinistra stronza di Dov’è Mario? non c’è più: i tromboni oggi sono i 30enni

26 Maggio 2016

Serve premettere che momenti irrestibili ci sono, trattandosi di un fuoriclasse come Corrado Guzzanti? Parrebbe di sì, visto che dopo la prima puntata di «Dov’è Mario?» secondo i salottini dominanti saremmo nei pressi del miracolo e sicuramente nel pienissimo capolavoro. Succede sempre così quando ci si prende gioco della sinistra stronza e se poi lo fa il migliore di tutti i comici allora è molto meglio partecipare (anche fisicamente) piuttosto che fare la parte dell’offeso, quella che generalmente viene meglio a questa sinistra stronza. Per cui, due tromboni come Paolone Mieli e Corrado Augias autorizzano una modesta e allegra autopsia pur di partecipare al banchetto molto glam di «Dov’è Mario?» e il sigillo finale lo mette malinconicamente Travaglio nella parte del certificatore dop di quella trista sinistra ch’ebbe in Berlusconi  la sua levatrice.

Il dramma, perché tutto in realtà sembrava volgere in farsa, è che a tutto questo offre la sua figura di prestatore d’opera uno come Corrado Guzzanti, che pure aveva le possibilità e le antenne per smarcarsi dall’inevitabile rappresentazione di un mondo morto. Il che fa sospettare ch’egli sia invecchiato male, se ancora crede ai professori tromboni, quelli da talk, e sopratutto se li crede vivi e parlanti! Guzzanti non vede la televisione (bravissimo) e non frequenta luoghi (bravissimo2), altrimenti gli sarebbe saltato il dubbio che questa generazione in realtà sia morta e non incida più. Da quanto non gli compare sotto il naso, chessò, un Giacomo Marramao, per dire di un trombone di qualche secolo fa? E così di tantissimi altri professori di cui si sono felicemente perse le tracce.

«Dov’è Mario?» ha sbagliato clamorosamente obiettivi e per autori di vaglia è un fallimento doloroso non stare dentro il proprio tempo. Non solo. L’idea del colpo  in testa, da cui uno sdoppiamento bipolare, è vecchia come il mondo, ma per stare ai contemporanei ne abbiamo appena visto un’onesta rappresentazione in «Viva la libertà» di Andò. Qui l’uscita dal proprio corpo per diventare eroe o zimbello da Ambra Jovinelli  negli anni ’20 (quando Cacini non riusciva mai a concludere il suo numero) è sin troppo ingenua e slegatissima dalla figura di Mario Bambea.

Forse un atto rivoluzionario sarebbe stato quello di mettere alla berlina non i morti della sinistra stronza, ma i vivissimi tromboni di questo tempo, che in realtà sono i trenta/trentacinquenni. Molti dei quali bazzicano ovviamente il giornalismo, l’unico stagno che adesso permette a tutte le età di dire la propria. Sono questi i pericolosi della società, che sin dalle prime ore dell’alba discettano e s’impancano, considerando come una rivincita sociale la sopraffazione del vecchio in quanto tale. E se da una parte questo rovesciamento era auspicabile, al punto che Luca Josi, all’epoca giovane socialista ai tempi craxiani, qualche anno fa organizzò addirittura un convegno per stabilire (quasi per legge) che i sessantenni dovessero lasciare le poltrone ai più giovani, dall’altra la situazione è completamente sfuggita di mano e le televisioni sono materialmente “occupate” da giovinastri col ghigno soddisfatto di chi detta i tempi del Paese.

Ma si sa, la vecchia sinistra stronza è un approdo facile e sicuro, e per un anziano signore come il grandissimo Corrado Guzzanti dev’essere sembrato un porticciolo accogliente, dove ogni tanto si ride, magari si beve un pernod, e dopo un pranzo frugale si va a fare il riposino.

TAG: Corrado Augias, corrado guzzanti, dov'è mario, marco travaglio, paolo mieli
CAT: Partiti e politici

Un commento

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  1. beniamino-tiburzio 5 anni fa

    Stavolta concordo.

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