Perché Salvini vi fa andare fuori di testa? #amicizieinfrantumi

16 Agosto 2019

Appassionati di cose piccole e clamorose, non si poteva star quieti all’insorgere di uno scazzo tuittarolo che resterà nella storia – quella piccola ma significativa – di questo Paese. Sotto la voce “amicizie secolari che vanno in pezzi” si è consumato un duello senza esclusione di colpi, bassi soprattutto, che hanno animato la nenia ferragostana della crisi. Protagonisti Giuliano Ferrara e Pigi Battista, un “due senza” che un tempo avremmo racchiuso in un corpo solo, naturalmente quello di Ferrara, il quale nel ‘96 trascinò l’amico a fargli da vice a Panorama. Ma a parte la comune esperienza giornalistica, che non a caso si cementò alla Mondadori nei pienissimi anni berlusconiani, i due ebbero in quel tempo il piacere intellettuale di ritrovarsi uniti, consapevolmente uniti, contro quel giustizialismo che animò buona parte della sinistra  nei confronti di Silvio Berlusconi. L’essere dalla stessa parte, provenendo da sinistra, garantì ai nostri eroi una buona carrettata di insulti che i due vissero anche con una certa serenità, facendone – il Ferrara – un ulteriore capitolo del suo curriculum professionale alla voce “Avvitamento nella merda, consapevole e orgoglioso” (“informatore prezzolato della Cia tra fine ‘85 e fine ‘86”) come l’Elefantino ebbe il piacere di descriversi in un memorabile articolo sul Foglio.

Due così, che hanno fatto una personalissima e ventennale guerra civile dalla stessa parte, per chi e su chi hanno amaramente scazzato? Per Salvini. Un giorno forse se ne renderanno conto e, ridendone, ritroveranno il sorriso perso, fatto sta che a Pigi Battista è bastato accendere la miccia con una semplice nota di costume per scatenare @ferrarailgrasso: “E così, il Fatto e il Foglio che finiscono per sostenere lo stesso governicchio di salvezza nazionale sono il meraviglioso spettacolo del Paese più ridicolo del mondo”. E subito Giulianone alzo zero: “Gli editorialisti del Corriere Cinquestelle che si mettono con Salvini sono uno spettacolo molto triste”. Da qui è partita una rissa, che è decisamente tracimata con accuse di mangiatoie varie, di tassi alcolici, di fallimenti professionali che vi risparmiamo un po’ per non tediarvi troppo un po’, invece, se ne avete voglia, per gustarvi interamente lo scazzo su Twitter. Fatto sta che la questione deve avere scosso un certo mondo di sinistra, se un vecchio del bosco come Peppino Caldarola ci ha lasciato il cuore in un post scriptum su Facebook: “Non leggete lo scambio di insulti tra Ferrara e Battista, entrambi sono migliori delle cosacce che si dicono”.

Per noi, però, l’episodio rimane solo un pretesto. Uno straordinario pretesto, questo sì, ma per parlare di una questione più larga e suggestiva, che ci ha suggerito un’acuta osservazione di Massimiliano Gallo: “Il vero fenomeno è come Salvini abbia fatto andare fuori di testa le persone”. Cioè, che cosa è davvero successo in questo Paese per aver introdotto concetti come fascismo, dittatura, privazione dei diritti civili, fine della libertà di stampa e molto altro, inoculati nel tessuto ordinario della società con la facilità con cui si beve una Coca-Cola al bar? E associandoli naturalmente a un volto e a una figura politica precisi: Matteo Salvini.

Qui corre l’obbligo di un parallelo storico, sia per chi c’era, sia per chi ha vissuto il berlusconismo solo per sentito dire. E nel “sentito dire” ci sarebbe la favoletta che quello, in fondo, se dobbiamo proprio paragonarlo, era un sincero democratico rispetto a questo che secondo il Foglio, Ferrara, e moltissimi di voi, invece sarebbe il Truce, una merda, un fascista, un dittatore, un infame, eccetera, eccetera. No. Chi c’era e la racconta così è naturalmente più colpevole di chi è venuto adesso. Facciamo degli esempi pratici, perché a dire cazzate siam buoni tutti. Allora. Berlusconi propose a Scalfaro il suo personalissimo avvocato degli affari “particolari” come ministro  della Giustizia. Ancora. Sempre Berlusconi, impaurito per le inchieste giudiziarie, si era prostrato di fronte al pool Mani Pulite, implorando sia Davigo che Di Pietro perchè facessero i ministri. E ovviamente non allo Sviluppo economico. Due esempi conosciuti da tutti. Ma di che cosa stiamo parlando, tanto per usare un’espressione cara a Peppe D’Avanzo? Fate voi la tara e poi pensate a Salvini e a possibili scelte minimamente paragonabili a quelle. Saremmo già tutti in piazza con i sacchi di sabbia, giusto?

E allora, dobbiamo cercare altrove questa “alterazione”, questa “progressione”, questa “centrifuga”, nel vostro animo. E non vi è dubbio che nel tempo che è passato tra questi due fenomeni, il berlusconismo e il salvinismo, la percentuale di incidenza dei social-network è decisamente molto più sensibile, nettamente più sensibile. Per tutti gli utenti, naturalmente. Per il semplice cittadino, che ha uno strumento immediato per dire come la pensa, e per l’uomo politico che ormai ne dispone come il mezzo più penetrante per arrivare al cuore e allo stomaco delle persone. I social portano con sé varie forme comunicative, ma certo riducono lo spazio del confronto per come eravamo abituati a considerarlo. Innanzitutto, perché non c’è mai un territorio neutro in cui incontrarsi. Ognuno è padrone della propria pagina, che considera casa sua. Le regole sono le sue, lui accende e spegne le luci, alza e abbassa il tono della televisione, decide della buona creanza collettiva. Ti invita con le buone a toglierti dai coglioni e se non capisci ti banna. Il tempo della pazienza si è infinitamente ridotto, essere “padroni” di una bacheca riduce ogni forma di possibile mediazione, se io ti dico che Salvini è un fascista e un dittatore, accetterò che tu ne dubiti al massimo per un intervento. Al secondo, “sei fuori”.

Pensate al Berlusconi di allora nei social di oggi, ma sarebbe stata una manna per tutti, grandi e piccini. Paradossalmente, la sinistra  di allora non sarebbe stata in grado di creare dal nulla quel sentimento di ostilità che poi si sostanziò nel concetto chiaro di “antiberlusconismo”. Berlusconi oggi sarebbe sottratto ai partiti e parcellizzato dai social, esattamente come accade con Matteo Salvini.

Per riprendere le amicizie storiche che incredibilmente vanno in pezzi. Quella tra Ferrara e Pigi Battista ne è un esempio in purezza. E ci si può domandare: sarebbe potuto accadere vent’anni fa ai tempi del Cav. e mettiamo (per ipotesi) che Battista gli fosse contro? Con tutta l’approssimazione, probabilmente no. Non in questi termini almeno, con piatti che volano e accuse spiacevoli. Anche perché, rispetto a vent’anni fa, qui uno dei due ha tradito. Non vi diremo chi, ma un po’ è chiaro. “Cos’hai trovato in lui di tanto bello che io non ho?”, diceva una vecchissima canzone di Bruno Martino. Ecco Giuliano, cos’hai trovato in lui di tanto brutto che Silvio non aveva?

Ma c’è un elemento che a noi pare decisivo nell’esame di quel fenomeno, che, come rifletteva Massimiliano Gallo, nel caso di Salvini “manda fuori di testa le persone”. Ed è qui la vera, sensibile, differenza con Silvio Berlusconi. E cioè che il Capitano   mostra senza remore quel tono e quell’atteggiamento strafottente di chi se ne frega di tutto il livore che gli viene rovesciato addosso, credendolo nutrimento per i suoi muscoli. E questa cosa fa andare fuori di testa, è vero, non riusciamo a capacitarci di come non si possa ri-educare, riportandolo a buone ragioni, un ragazzotto maleducato in canotta che si strofina sulle tette delle cubiste. Impazziamo. Silvio, un po’ per età, un po’ per formazione personale, soffriva il dissenso in modo disumano. Non se ne nutriva. E alla fine, il democristiano che era in lui prendeva il sopravvento. Vedremo cosa accadrà con Salvini.

TAG: Giuliano Ferrara, Pierluigi battista
CAT: Partiti e politici

Un commento

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  1. ferdy 1 anno fa

    Mi piacerebbe poter commentare,ma la cosa è talmente incasinata da perderci la testa.Beati voi che riscite a capacitarvi.

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