Prima IL presidente, poi il rave. Ma a una certa Meloni dovrà pur governare

2 Novembre 2022

Da un paio di giorni non si parla d’altro, almeno sui giornali e tra quanti si occupano di politica. La nuova “norma anti-rave” ha incendiato infatti il dibattito. A valle dello sgombero – peraltro pacifico e senza guai – del rave di Modena, è stata in fretta e furia approvata una norma – una nuova legge penale, per decreto, e che il parlamento dovrà ratificare o emendare entro 60 giorni, come prevede la Costituzione.  Sulla norma si è detto molto. Io, pur condividendo la perfetta analisi tecnica dell’amico avvocato Marco Fanti, e riscontrando tutti i difetti tecnici che lui e altri hanno evidenziato, non mi allarmo – non al momento, almeno – per l’approccio liberticida. Per applicare una norma che scritta così è praticamente inapplicabile, e quasi sicuramente incostituzionale, serve comunque un processo penale, con tutti i diritti che le difese hanno, e faccio fatica a immaginare che sia uno strumento repressivo efficace, benchè aberrante dal punto di vista dei principi. Credo, piuttosto, che si tratti di un approccio cialtrone, più da polizziottesco con Tomas Milian che da tragedia della democrazia e tentazione fascistoide con Gianmaria Volontè. Ovviamente vigileremo tutti insieme ma, condivisa l’analisi di Fanti, mi sentirei di passare oltre, cioè al punto politico che emerge da questi primi giorni di GG (Governo Giorgia).

Perchè la sensazione, fin dall’inizio, che col passare del tempo va rafforzandosi, è che la presidente del Consiglio stia cercando in ogni modo di fare melina, come si dice sui campi da calcio. Stia, cioè, cercando di guadagnare tempo e spazio: un po’ per prendere le misure al nuovo ruolo e ai compagni di viaggio; un po’ – soprattutto – per arrivare politicamente viva a tempi migliori, quando il caro bollette si attenuerà, la crisi internazionale si ammorbidirà, quando insomma la Storia si mostrerà meno esigente con il tempo della cronaca nazionale che la vede protagonista.
Già, perchè per un paio di giorno abbiamo parlato della nota con cui Palazzo Chigi chiedeva di chiamarla IL presidente, per poi concludere che possiamo chiamarla “come ci pare”. Per un altro paio di giorni abbiamo parlato delle sanzioni da far pagare sì o no a chi ha violato il (quasi) obbligo vaccinale posto dal governo precedente e del reintegro dei medici no vax. Da un altro paio di giorni parliamo dei rave party con relativa norma scritta malissimo di cui sopra, e con la sensazione un po’ spaesante che davvero si cerchino nuovi argomenti a caso per occupare l’agenda e i giornali con qualcosa che rappresenti la sensibilità del governo, ma senza creare particolari problemi al governo. Con qualcosa, soprattutto, che distragga il popolo dal chiedersi cosa succederà alla prossima bolletta e alla prossima rata di mutuo.

È una tattica che – sia detto per inciso – non può scandalizzare più di tanto. Può non piacere – a me sicuramente non piace – ma appunto rientra nel novero delle cose normali, che i politici fanno per tirare a campare. Una domanda, però, alla presidente del Consiglio, ci sentiamo di farla: davvero pensa di poter tirare a campare, inventandosi un paio di diversivi la settimana, a partire dalla prima settimana di governo? Insomma, è vero che i treni devono arrivare in orario. Ma questo è davvero un po’ troppo in anticipo.

TAG: giorgia meloni
CAT: Partiti e politici

2 Commenti

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  1. franco-pecchio 3 mesi fa

    e ci hanno detto che erano “pronti” pensa se non lo fossero stati

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  2. gerineldo 3 mesi fa

    Pare l’inizio di certi film, pieni di premesse, di avvii di pause e silenzi che fanno immaginare misteri, svolgimenti pazzeschi. Poi guardi l’orologio, sono passati 84 minuti dei 97 che dura il film e qualcosa deve ancora succedere. Al momento siamo ancora all’impero del metodo che però basta sempre meno a nascondere l’incapacità di merito. E quando ne arriverà il momento, l’ottantaquattresimo minuto, il timore è che quella di queste settimane si rivelerà non essere stata solo tattica, ma tutto ciò che c’era.

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