Progetto Renzi: hai una classe dirigente imbelle? Dai la vecchia per rimbambita

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28 Giugno 2017

Il progetto è esplicito e anche di una certa finezza eversiva. Ha una sua forma dichiaratamente anti culturale, attribuendo a ogni possibile profondità intellettuale un vero pericolo di destabilizzazione interna. È un progetto che, per sorriderne un po’ con il principe De Curtis, potremmo chiamare «Progetto livella» perché riduce sensibilmente le differenze, e nel tempo tenderebbe proprio ad azzerarle. Nel tempo, perché un arco temporale è fisiologicamente necessario, non si riconosceranno più “quelli che la storia del Partito Democratico l’hanno fatta” o hanno contribuito a farla. Verranno sfocati nella foto di gruppo, nessuno sarà in grado di riconoscerli nei tratti, se non i feticisti spinti della materia. Meglio ancora se saranno dimenticati e nessuno chiederà più nulla di loro, delle cose fatte, della politica sognata, di quei progetti, di quelle feste, di quegli ulivi.

Il progetto di Renzi è straordinario. Perché non è soltanto un semplice progetto di delegittimazione politica di padri fondatori che, a ogni modesta scossa tellurica, gli riempiono le orecchie di “così non va”, “devi includere”, “devi ascoltare”, la strada non è quella giusta”, e altri trecento consigli che ogni nipotino ricaccia immediatamente nel primo cassonetto disponibile. No. Se fosse solo questo, sarebbe di ben modesta portata. La battaglia del segretario Pd per consegnare all’opinione pubblica questi signori come vecchi inaciditi dal tempo, dediti soltanto al pessimismo, con la testa immancabilmente reclinata all’indietro, e che mettono il pilota automatico appena vengono interpellati dal primo cronista che passa, è di portata molto superiore. Se il primo obiettivo, quello di pronta beva, è certamente quello di tenerli fuori dai giochi, farli apparire mesozoici rispetto alla modernità che scorre più veloce di almeno sei-settemila volte rispetto alla storia passata, lo scenario finale è di portata decisamente più consistente. È quello di non avere più una classe dirigente passata che ancora incombe sul Partito Democratico come un avvoltoio, pronta ad avventarsi sul suo corpo straziato. Uno scenario che porta con sé una doppia conseguenza, la prima sul piano strettamente comunicativo: togliere l’acqua ai giornali, che a quei soggetti ricorrono immancabilmente quando le cose si mettono male. Azzerando scientificamente i vari Prodi, Veltroni, ecc. attraverso una sistematica sottovalutazione, se non addirittura il dileggio, i medesimi perderanno naturalmente la voglia di partecipare al dibattito, anzi, per i più suscettibili (Prodi ha vinto senz’altro gli Europei da questo punto di vista) la questione si chiuderà senza ulteriori strappi.

La seconda conseguenza è il vero obiettivo di Matteo Renzi, riuscendoci, il suo vero capolavoro. Oscurando padri, zii, fratellastri di una vecchia storia Democratica, anche, diciamolo, per loro responsabilità, il segretario del Pd avrà compiuto la vera, grande, impresa, della sua gestione: rilegittimare le sue motozappe interne, la sua non-classe dirigente calata dai paesi toscani su Roma a fare razzia di potere. I suoi signori e le sue signore e signorine che nulla hanno dato in questi anni, anche per sua evidente responsabilità, cianciando di condivisione da un’avamposto egoista e solitario. Senza più il confronto con gente ha studiato, magari anche un po’ noiosa, ma solidamente vocata a una politica strutturata, il Niente attuale del Partito Democratico non correrà più il pericolo di essere considerato inadeguato. Nessun Carbone dovrà vivere come un tormento ogni maledetto giorno del calendario, pensando che anche il più pallido ricordo di una quarta fila di quel tempo potrà oscurargli l’aperitivo. È così Boschi e altri simpatici amici di questa nostra vita, così splendente per un sentimento condiviso di vuoto assoluto.

Ecco, far passare Prodi, Veltroni e tanti altri babbioni di quella storia come vecchi inaciditi e rancorosi, avrà il pregio di condurci senza altri strappi verso una serena atarassia politica. E questa volta ne saremo pienamente consapevoli.

 

Immagine di copertina tra da Termometro Politico

TAG: Pd, prodi, renzi, Veltroni
CAT: Partiti e politici

5 Commenti

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  1. alessandro-dusi 3 anni fa

    Mah. Fermo restando le colpe che ha Renzi (e ne ha tante, ma tante), la situazione attuale è davvero colpa sua, o semmai è colpa di quegli stessi (Veltroni, Prodi, D’alema, Bersani, Orlando e compagnia varia) che ad ogni pi+ sospinto lo attaccano?

    Se Renzi ha preso in mano le redini del partito, non è forse colpa del disastro ottenuto da Bersani alle politiche, del suo “smacchiamo il giaguaro”? Se non esiste una figura carismatica, che possa far presa sulla popolazione (e Letta o Orlando non mi sembrano proprio adatti, uomini di palazzo forse, ma non certo persone capaci di attirare l’opinione pubblica) e contrastare Renzi, non è forse colpa di questi stessi, delle loro correnti, che hanno ridotto il PD ad una piazza con tante teste perennemente in lotta tra loro, che l’hanno monopolizzato al punto di impedire un emergere di una figura con il carisma di un leader, che potesse controbattere Renzi?

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  2. alessandro-dusi 3 anni fa

    Mah. Fermo restando le colpe che ha Renzi (e ne ha tante, ma tante), la situazione attuale è davvero colpa sua, o semmai è colpa di quegli stessi (Veltroni, Prodi, D’alema, Bersani, Orlando e compagnia varia) che ad ogni pi+ sospinto lo attaccano?

    Se Renzi ha preso in mano le redini del partito, non è forse colpa del disastro ottenuto da Bersani alle politiche, del suo “smacchiamo il giaguaro”? Se non esiste una figura carismatica, che possa far presa sulla popolazione (e Letta o Orlando non mi sembrano proprio adatti, uomini di palazzo forse, ma non certo persone capaci di attirare l’opinione pubblica) e contrastare Renzi, non è forse colpa di questi stessi, delle loro correnti, che hanno ridotto il PD ad una piazza con tante teste perennemente in lotta tra loro, che l’hanno monopolizzato al punto di impedire un emergere di una figura con il carisma di un leader, che potesse controbattere Renzi?

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  3. michele.fusco 3 anni fa

    Firmo interamente il suo intervento, con una modesta, ma fondamentale, sottolineatura. Prodi e Veltroni non sono “gli altri”, alcuni dei quali da lei citati. Nella storia i due, con le diversità umane del caso, rappresentano una personalità complessiva (erano ticket ulivista) di grande importanza, al punto che Renzi richiama abitualmente il Lingotto come l’inizio di tutto per la famosa vocazione. E per dire l’ultima: alla recente assemblea che ha preceduto le primarie, l’intervento peraltro non richiesto di Walter Veltroni è stato l’ombrello protettivo che ha permesso a Renzi di volare in assoluta tranquillità. Solo pochi giorni fa, Renzi è andato a Bologna a pranzo da Prodi. Per dire dell’interessi di Renzi per due personalità che ancora “spostano”.
    Quando però i due mostrano qualche legittima preoccupazione per le sorti del Pd, ecco che scatta, diciamo così, la “rappresaglia”. E siccome i due pesano, la rappresaglia è pesante, come farli passare per due vecchi barbagianni rincoglioniti. Non solo non elegante, ma totalmente intempestivo (visti i risultati elettorali).

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  4. silvia-bianchi 3 anni fa

    La tesi dell’Autore mi sembra molto dura ma, nello stesso tempo, un po’ superficiale. Quello che Renzi sta cercando di fare (forse senza avere un piano preciso in mente, ma d’impulso) è rottamare definitivamente il Pd: cancellarne la storia, estrometterne i “padri fondatori” in modo da convincere anche gli ultimi residui non renziani a “levare le tende”. E’ questa l’unica strada possibile per imitare Macron, per rifarsi una verginità politica costruendosi un partito a propria misura (non mi stupirebbe un cambiamento di nome del Pd nel prossimo futuro)

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  5. marco-baudino 3 anni fa

    La verginità politica Renzi la avrebbe mantenuta se avesse rispettato quanto disse: se perdo con la riforma costituzionale smetto di fare politica!
    Non lo ha fatto, si è aggrappato a situazioni frananti (su di lui, tra l’altro) e ha perso quella credibilità che forse avrebbe potuto mantenere dopo il suo disastro scaturito da referendum. Ho la sensazione che Renzi porterà nel baratro il PD è, al contrario di Macron che è nato vergine da una situazione politica Francese complessa, ci rimarrà coinvolto anche lui. Si è bruciato, almeno come leader di una Italia che ha bisogno di personaggi credibili e meno farfalloni.
    Peccato!

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