Giustizia
Ha vinto la Costituzione
La vottoria del No, sostenuta anche da elettori di destra, è stato una vittoria della Costituzione.
Il fascismo, in Italia, non fu una parentesi della storia democratica della giovane nazione, come voleva Benedetto Croce, che intendeva così difendere le radici libertarie del Risorgimento e propugnare una continuità della tradizione liberale da Cavour al colpo di Stato fascista, che l’avrebbe interrotta, bensì, come sostenuto, per esempio, dallo Storico Nino Valeri, il fascismo, cioè la svolta autoritaria dello Stato Liberale, è stata una tentazione permanente di una parte della classe politica italiana, un metodo violento di risolvere con atti extraparlamentari le crisi politiche dei governi, non senza il consenso della monarchia sabauda.
Buona parte della società, comunque, ha sempre appoggiato questi atti di forza, per proteggersi dai sovversivi di sinistra. Indicativo che le rivolte popolari del 1848 abbiano connotato di un significato spregiativo, negativo, il numero 48, come sinonimo di caos, disordine, sovversione: succede un quarantotto. In una parola, è la paura dei rossi, che dura tuttora, viscerale, irrazionale, violenta. Le sinistre sono viste, ancora, da una parte della società italiana, come la causa di tutti i disastri sociali. Significativo che una eguale, e così viscerale, aggressiva avversione verso i fascismi non esiste. Perché di fatto i “neri”, al contrario dei “rossi”, sovversivi, sono sentiti come restauratori di un ordine. Il problema, infatti, non è la soppressione della libertà, come sostiene chi invece equipara fascismo e comunismo, nel comune stigma di dittature che sopprimono la libertà individuale, bensì una sorta di giustificazione dell’autoritarismo anche fascista, perché protegge l’individuo dall’aggressività delle idee e della politica delle sinistre. La differenza, tra fascismo e comunismo, è sentita proprio nel fatto che le sinistre, e in particolare il comunismo, mettono limiti all’uso della proprietà privata, privilegiano le necessità sociali sulle iniziative private dei dei singoli, arrivano anzi a limitarne la libertà di movimento se tale libertà danneggia l’interesse comune.
Tutto ciò premesso, che cosa è accaduto in questo referendum? Che in una parte della borghesia italiana si è risvegliato quell’istinto della tradizione liberale risorgimentale e democratica che ha voluto la nascita della nostra Costituzione dopo la caduta del fascismo. Ha diffidato della riforma proposta da un partito storicamente erede del partito fascista, ne ha subodorato l’inganno che dietro il pretesto della separazione delle carriere – di fatto già esistente – mirasse in realtà, modificandone 7 articoli, a uno stravolgimento dell’equilibrio tra i poteri legislativo, giudiziario ed esecutivo sancito dalla Costituzione per privilegiare il dominio dell’esecutivo. Che poi la riforma partisse da un partito erede della discesa in campo di Berlusconi, cambia poco. Perché non a caso Berlusconi fu lo sdoganatore di Alleanza Nazionale. C’era una profonda affinità con Forza Italia. Comune il disprezzo per gli ostacoli burocratici di una democrazia. È stato dunque un voto politico, questo del referendum e la vittoria del No una difesa della Costituzione: che non è, certo, inviolabile, ma nemmeno si ha diritto di stravolgere con un frego.
Non è stata pertanto una vittoria delle sinistre, o solo delle sinistre, è stata piuttosto una vittoria della Repubblica. Hanno, infatti, votato No anche elettori di destra. Quelli per i quali la tradizione liberale e libertaria del Risorgimento non va tradita, gli stessi che hanno votato sì ai referenda per il divorzio e per l’aborto e per l’uso pubblico dell’acqua. Segno che la catastrofe della scomparsa di una destra liberale, che sembrava ormai assodata, è invece solo parziale. Ricordo che in difesa dei diritti civili in Europa si sono mosse anche le destre. Il matrimonio tra persone dello stesso sesso in Spagna è stato promulgato da un governo di Destra. Matrimonio, non “unione civile”, come in Italia. La scomparsa di una destra liberale in Italia è oggi dannosa quanto l’inerzia di una sedicente sinistra che non sa più fare la sinistra. Entrambe, destra e sinistra, sembra, scollate dalla realtà sociale del paese. Forse questo voto prefigura, si spera, una riconnessione tra politica e società.
Devi fare login per commentare
Accedi