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Giustizia

La misera etica: se Palamara parlasse

di Biagio Riccio
20 Giugno 2020

Dunque, Palamara è stato espulso dall’Associazione nazionale dei Magistrati, che rappresenta il Parlamento dei Magistrati, organizzati attraverso correnti che fungono da partiti.
Voler smentire questo quadro significa mettere, come lo struzzo, la testa sotto la sabbia.
I magistrati sono organizzati con un potere, non solo con un ordine costituzionale: hanno legami politici, ambiscano a far carriera,vogliono anche proiettarsi nell’agone  e ricoprire ruoli rilevanti. Questo significa, per chi conosce la dinamica del potere, che inevitabilmente
1-devono organizzarsi,
2-godere di protezioni,
3-stringere alleanze,
4-avere riferimenti politici e di partito,
5-penetrare nelle istituzioni,
6-nei gangli e gabinetti ministeriali.
Ecco allora che la figura costituzionale del Magistrato non esiste più. La realpolitik ci impone di capire che il Magistrato è un uomo di potere, capace anche di cambiare una realtà politico-istituzionale.

Voler girare la faccia, d’altra parte, significa non ammettere la realtà palpitante, vera, anche se inaccettabile.
Palamara ha dimostrato che i Magistrati sono ed hanno un sistema: questo è il punctum dolens. Spartiscono Procure, intessono relazioni con politici che chiedono protezioni per aggiustare inchieste che li riguardano, vogliono entrare nei ministeri per guidare processi legislativi e dominare anche ministri.

Vediamo il caso di Bonafede, figura inetta ed incompetente, ma facilmente addomesticabile.
Noi ci auguriamo una catarsi: che alle intercettazioni segua una confessione liberatoria di Palamara, che metta in piazza le asimmetrie del sistema, le sue implicazioni con la politica, anche le sozzerie e prebende.
Non sono immacolati, non sono illibati, anche loro hanno subito la deflorazione del potere che è pervasiva: intendono comandare,vogliono uscire sui giornali, godere di popolarità, essere punto di riferimento per carriere future in altri ambiti.
Sono una casta: Palamara, con la sua faccia di bronzo e di tonno, come diceva Cossiga, che non è mai stato tenero con i Magistrati ed aveva ragione, è solo la punta dell’iceberg.
Il marcio non è ancora venuto fuori, perché chi conosce il potere sa che i suoi miasmi, le sue corrutele, la putrefazione degli ascessi di pus è quella che fa impressionare la massa.
Ecco, allora, che il nostro Presidente della Repubblica parla di miseria etica e dice la sacrosanta verità.
Ma questa miseria, bisogna dirlo, produce anche  disperazione.
a)Perché i Magistrati che sbagliano sentenze non devono pagare?
b)Perché un medico, un avvocato può essere incolpato, subire azioni di responsabilità dai propri clienti ed i Magistrati no?
c)Perché i politici che cadono in disgrazia devono essere vilipesi nel pubblico ludibrio e subire tutte le ignominie possibili ed i Magistrati, invece, che errano devono ritenersi intoccabili?
L’indipendenza della Magistratura è certamente un valore inestimabile , ma non deve consentire l’impunità.
Deve cadere la protezione della casta, perché non è tollerabile.
Palamara abbia il coraggio di parlare.
Forse arriva il momento della catarsi.

giustizia Magistratura politica
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