Governo
Centinaio (Lega): la firma di Meloni al trattato è stata una brutta sorpresa
Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato, è il frontman della battaglia leghista contro l’intesa “Mercosur”.
Gian Marco Centinaio, classe 1971, dal 19 ottobre 2022 ricopre la carica di vicepresidente del Senato della Repubblica Italiana.
Dal 1º marzo 2021 al 19 ottobre 2022 è stato sottosegretario di Stato nel governo Draghi al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, dicastero di cui era già stato ministro dal 1 giugno 2018 al 5 settembre 2019 con l’attribuzione delle competenze in materia di turismo nel governo Conte I.
Nel 1999 si laurea in Scienze Politiche con indirizzo Economico Territoriale presso l’Università di Pavia, con la votazione di 100/110. A diciannove anni è già tesserato nella Lega Nord, diventando Militante nel 1994. Appassionato biker in sella alla sua Harley Davidson il sen. Centinaio è anche un accanito tifoso del Parma Calcio.
Attualmente in seno alla Lega ricopre l’incarico di Responsabile del Dipartimento Turismo ed è il frontman della battaglia leghista contro l’intesa “Mercosur”
In questi giorni è di viva attualità l’accordo di natura commerciale chiamato in forma breve “Mercosur”. In sintesi mi indichi quali sono le parti in causa e mi illustri la natura di questa intesa.
Le parti in causa sono la maggior parte dei Paesi del Sud America, Paesi che hanno aderito a questa associazione che si chiama Mercosur e l’Europa.
E’ quindi è un accordo di tra due aree del mondo che fino a pochi giorni fa, prima della firma dell’intesa, avevano rapporti commerciali gestiti con relative limitazioni e soprattutto con relativi dazi doganali. Comprende tutta una serie di settori dell’economia che vengono considerati strategici per entrambi i contraenti.
La sigla dell’intesa arriva dopo quasi 25 anni di negoziati. Quali sono state le divergenze insormontabili che hanno protratto così a lungo le trattative, indipendentemente dai continui cambi di guida politica delle parti in causa?
Sicuramente la necessità da parte dei vari Paesi, da parte dei due contraenti, di dover tutelare le proprie caratteristiche, le proprie peculiarità economiche e soprattutto evitare che un contraente entrasse in modo preponderante nell’economia dell’altro.
E anche per motivi più che altro politici, perché comunque negli anni ci sono stati dei rallentamenti dovuti in alcuni casi anche alla politica, la politica che riteneva non fondamentale la firma del Mercosur. Questi sono stati i fatti che hanno trascinato un po’ la chiusura dell’intesa per così tanti anni.
Si aprono nuovi mercati e si allarga la base di interscambio commerciale del sistema produttivo Italia. Cito il Corriere della Sera: “le tariffe saranno tagliate sul 91% delle esportazioni Ue verso il Sud America: auto, macchinari, tessili, cioccolato, alcolici, vino. Ma i dazi saranno tagliati anche sul 92% delle esportazioni del Mercosur verso l’Ue e si tratta principalmente di prodotti agricoli”.
Il comparto agricolo nazionale potrebbe soffrirne ma altri settori produttivi italiani ne trarranno beneficio. Parigi val bene una messa?
No, Parigi non val bene una messa perché se noi pensiamo alle caratteristiche del nostro Paese – e pensiamo al fatto che buona parte del made in Italy è un made in Italy di trasformazione – vuole dire che questo accordo ha sacrificato uno dei settori dell’economia italiana.
Ed è uno dei settori dove la politica, in particolar modo questa politica che sta governando in questo momento il nostro Paese, si è spesso riempita la bocca quando si parla di made in Italy e per quanto riguarda l’agroalimentare.
Io continuo a pensare che si poteva fare di più e si poteva fare qualcosa di diverso, però si è deciso di percorrere la strada più breve, cioè sacrificare l’agricoltura per il tessile, il metalmeccanico, la chimica, la farmaceutica eccetera. E’ una scelta politica.
Cito un suo virgolettato: “L’invito che faccio a tutti i ministri dell’agricoltura e a tutti i governi è quello, prima di prendere le decisioni, di parlare realmente con gli agricoltori”. Le risulta che il ministro Lollobrigida lo abbia fatto?
Io penso di no, per il semplice motivo che se tutte le associazioni agricole italiane si sono schierate contro il Mercosur e nei prossimi giorni saranno a Strasburgo a protestare contro la firma del Mercosur, vuole dire che non è stato tenuto in considerazione quello che loro avevano da dire al Ministro.
E di conseguenza dire che gli agricoltori italiani sono stati ascoltati non corrisponde a verità.
La Lega, con lei in prima fila, ritiene che questa intesa non debba essere ratificata dal Parlamento europeo. La dichiarazione testuale del presidente argentino Javier Milei è stata: “ringrazio in particolare il contributo della mia amica, la premier italiana Giorgia Meloni: il suo impegno è stato cruciale per il successo di questo negoziato». Non credo che la nostra Presidente del Consiglio abbia firmato un motu proprio come farebbe un Pontefice. Avrà avuto l’avallo dal Consiglio dei Ministri, dove la Lega gode di ampia rappresentanza.
No, ahimè non c’è un atto del Consiglio dei Ministri che autorizza la Premier a prendere questa decisione. E non c’è un atto del Parlamento, perché altrimenti avrei votato in modo differente rispetto ai colleghi di maggioranza o eventualmente rispetto ai colleghi di Fratelli d’Italia. Non esiste un atto formale che dia mandato alla Premier di portare avanti questa questa proposta e di conseguenza noi della Lega andremo avanti in modo coerente.
Mi spiace doverlo dire, ma in questo momento l’unico voto che ci sarà sarà quello del Parlamento europeo e noi saremo coerentemente dall’altra parte.
Quali aspettative ripone nel voto del Parlamento europeo?
Le aspettative sono di coerenza. Aspettative di coerenza vuole dire che mi aspetto un voto contrario al Mercosur da parte di tutti coloro che vanno in televisione a dire che sono contro il Mercosur, anche in Italia.
E da parte di coloro che vengono nelle manifestazioni insieme a noi a dire che sono contro il Mercosur.
E mi aspetto un voto di coerenza da parte di quei Paesi che hanno votato contro, perché ci sono dei paesi come la Francia, l’Irlanda, l’Austria, l’Ungheria e il Belgio che si è astenuto e quindi mi aspetto che i parlamentari di quei Paesi stiano dalla nostra parte.
Un parlamentare di centrodestra, di cui non farò il nome trattandosi di un pensiero raccolto off records, pochi giorni ha insinuato il dubbio che la vostra mobilitazione fosse una tattica di natura pre-elettorale. “La Lega e il mondo agricolo sono legatissimi, sanno bene che questa è una battaglia persa ma la combattono per mettere al caldo in anticipo un tesoretto di voti”. Sono solo malignità?
Sono solo malignità di chi non sa che cosa dire, perché la Lega non ha un ministro e la maggior parte degli assessori che sono nelle varie regioni d’Italia non sono della Lega. Di conseguenza, ognuno si deve prendere la responsabilità di quello che fa.
Si parla di adottare clausole di salvaguardia a protezione del sistema agricolo europeo.
Non servono a niente perché le clausole di salvaguardia in Europa funzionano relativamente.
L’esempio è la clausola di salvaguardia sul riso che avevo fatto approvare io in Europa quando ero Ministro (sul riso che arriva dalla Cambogia e dalla Birmania) e che nella maggior parte dei casi veniva disattesa.
In questo momento si sta cercando di lavorare nuovamente per una clausola di salvaguardia sempre sul riso proveniente dalla Cambogia e dalla Birmania, ma sono mesi che non si riesce a fare perché c’è l’opposizione di alcuni Paesi europei e la clausola di reciprocità per quanto riguarda il Mercosur è troppo complicata da applicare. Per il semplice motivo che non possiamo parlare di reciprocità tra l’agricoltura europea e quella del Sud America, ci sono troppe differenze e ci sono troppe condizioni che mettono in difficoltà gli agricoltori europei.
Si parla anche di aumentare i controlli doganali, ma abbiamo la reale capacità di aumentare in maniera esponenziale i controlli alle dogane?
No, assolutamente no, in Italia non riusciamo, ma non riusciamo neanche nel resto d’Europa e dico di più, ci sono dei porti in Europa dove i controlli doganali vengono meno appositamente per favorire il commercio.
Penso soprattutto al porto di Rotterdam che è un porto dove entra di tutto in Europa e dove i controlli sono non dico a zero, ma poco ci manca.

Lei ritiene che aprendo le frontiere in questo modo, non dico indiscriminato ma massivo, si possono in ambito di scambio agroalimentare correre dei rischi per la salute pubblica?
Si, perché se pensiamo che dall’altra parte del mondo stanno utilizzando prodotti fitosanitari e ormoni, (prodotti fitosanitari in agricoltura e gli ormoni per quanto riguarda la parte allevamento) che in Europa non si usano più da un bel po’ di anni, vuole dire che qualcosa di non sicuro c’è.
Non essendoci controlli, alla fine ci sarà lo stesso problema che si verificò quando ci lamentavamo del grano che arrivava dal Canada, dove veniva utilizzato il glifosato.
Qui è una cosa peggiore. Altra cosa, per esempio, l’Europa ha negato la possibilità di utilizzare prodotti OGM agli agricoltori europei mentre dall’altra parte del mondo l’uso degli OGM è all’ordine del giorno.
Quindi a mio parere ci sono veramente due modi di pensare l’agricoltura totalmente diversi e che vanno in contrapposizione.
Questa differenza di pensiero tra la Lega e gli alleati di governo può aprire una frattura nell’esecutivo?
No, assolutamente no. Come in tutte le famiglie ci sono argomenti su cui non si va d’accordo, però poi si deve trovare la sintesi, si devono fare dei ragionamenti comuni.
Di conseguenza assolutamente no, nessuna frattura. L’unica cosa è che su questa tematica abbiamo idee totalmente diverse e noi non cambiamo idea.
Se lei dovesse dare un consiglio a un consumatore medio che si avvicina ai banchi di un supermercato o che compra online senza vedere il prodotto, anche in previsione dell’arrivo di prodotti agroalimentari “Mercosur”, cosa si sente di suggerire?
Suggerisco di controllare bene le etichette, so che è una rottura di scatole, so che ci si mette più tempo, ma consiglio di non guardare solamente il nome e il marchio del prodotto. Guardare bene le etichette e capire se quel prodotto è stato allevato, coltivato, pescato in Italia o in Europa.
Parteciperete come Lega al movimento dei trattori che sta convergendo su Strasburgo?
Penso che i miei colleghi europarlamentari parteciperanno.



E’ sempre complicato capire le logiche della Politica: l’impressione è che raramente si cerca la collaborazione nell’interesse della collettività, piuttosto si preferisce demolire un progetto pur di non lasciarne il merito ad altri.
Mi rendo conto che è un’affermazione forse un po’ estrema, però se provate a guardare con lucidità lo svolgersi degli eventi, vi renderete conto che non è poi tanto lontana dalla realtà.
Prendiamo per esempio il Mercosur: dovrebbero bastare due elementi – 25 anni di negoziati e la creazione del più grande mercato di libero scambio del pianeta (senza gli USA di mezzo, aggiungo) per definirlo un successo straordinario. Anche chi non ha simpatia per la von der Leyen – come il sottoscritto – non può fare a meno di congratularsi.
E incredibilmente mi devo probabilmente congratulare anche con la Meloni, per il suo contributo. Insomma, tutti bravi.
Certo, ci saranno dettagli sui quali lavorare, aspetti da limare, specifiche da elencare, limiti da definire: ma quale accordo nasce perfetto?
Poi arriva uno come Centinaio, che ci dice questo:
1) benché fa parte del medesimo esecutivo, è contrario (eh, la lealtà …);
2) libero scambio non significa l’opportunità di esportare meglio il Made in Italy ma piuttosto temere l’avanzata del Made in Chile, Made in Brasile, Made in Paraguay (ma davvero è una concorrenza da temere?)
Quindi, stringi stringi, si prospetta questa situazione: il libero scambio non consente di tutelare i produttori locali scadenti, favorirebbe i produttori locali capaci ma Centinaio è comunque contrario e infine se ci fossero produttori esteri capaci, non devono beneficiare del libero scambio neanche loro.
L’obiettivo non è riconoscere il merito della qualità, ma accertarsi che la produzione più scadente (locale) non venga minacciata.
Il prodotto di qualità non teme concorrenza, e si avvantaggia in un mercato di libero scambio. La tutela della qualità non si fa con i dazi o le chiusure, ma educando i consumatori, raccontando loro perché il Parmigiano Reggiano è diverso, perché i vini del Chianti hanno quel profumo, perché la mozzarella di Bufala è straordinaria.
Se poi si riuscisse a giocare tutti con le stesse regole, sarebbe meglio, certo: ma già oggi esiste il prodotto biologico e l’allevamento intensivo, i consumatori scelgono in base alla sensibilità e alla disponibilità economica. Ridurre i costi della Burocrazia (e della Politica), eliminare i passaggi inutili, alleggerire gli impegni senza rinunciare ai controlli, in altre parole evitare gli sprechi e semplificare: questo potrebbe sicuramente rendere le nostre imprese più competitive, ma non mi sembra che Centinaio abbia proposto una riduzione del suo compenso, giusto?
E’ molto più facile schierarsi contro, prendere una posizione dura, dichiarare che non va bene: si fa più rumore così che non collaborando serenamente. Del resto, chi fa il proprio lavoro a testa bassa è sempre invisibile. Chi non fa, invece, si deve far notare.