Governo

Un partito senza identità dovrebbe avere un problema. Forza Italia no.

Forza Italia sopravvive senza identità. Non promette, non rappresenta, non rischia. Proprio per questo non può essere smentita né crollare. Più che un partito è un’abitudine leggera, adattabile, perfetta per una politica che non chiede più coerenza.

1 Aprile 2026

Un partito senza identità dovrebbe avere un problema. Forza Italia no. C’è qualcosa di profondamente rassicurante in quello che sta succedendo dentro Forza Italia. Non perché sia stabile. Non perché sia coerente. Ma perché continua a esistere anche mentre cambia voce, postura, perfino intenzione.

Gasparri esce, ma è un modo di dire. Da un luogo così virtuale, che ormai è senza luogo, non esce mai nessuno. Tajani ondeggia e non si sa più se sia l’imitazione di Crozza o lui in persona. Non sarebbe il primo a fare dell’imitazione il proprio verbo. Bersani, per esempio, ne sta uscendo, forse, con grande fatica e a passo lentissimo, dopo anni. Marina Berlusconi non entra. Si affaccia da azionista, ossia da proprietaria, da chi non deve convincere nessuno ma può chiedere conto a tutti. È una differenza sottile. Ed è anche il punto.

Tutto sembra muoversi, ma non succede mai davvero nulla.

Il punto non è capire cosa sia oggi Forza Italia. Il punto è che non serve più capirlo.

L’identità, si è detto per anni, era Berlusconi. Un volto, un successo imprenditoriale, un ammaliatore di folle. Ma quella non era un’identità. Casomai la carta d’identità del leader. Bastava mostrarla.Quando quella presenza scompare, non resta un vuoto. Resta l’abitudine a non dover definire nulla.Forza Italia oggi è questo. Un luogo dove l’identità non è richiesta. Non rappresenta più un elettorato preciso, non difende una visione riconoscibile, non produce nemmeno un conflitto vero. Ed è proprio questo il suo punto di forza. Perché un partito che non è definito non può essere smentito. Non può tradire, perché non promette. Non può perdere, perché non gioca davvero.

È una forma politica perfetta per un tempo che ha smesso di chiedere coerenza. Nel frattempo, tutto intorno, la politica continua a parlare. Si discutono alleanze, equilibri, leadership, come se dietro quelle parole ci fosse ancora qualcosa di solido. Ma Forza Italia, nel suo modo quasi distratto, è già altrove.

Non è più un partito. È un’abitudine. E le abitudini non si votano. Si tengono.

Forse è per questo che non crolla mai davvero. Perché non c’è niente da far cadere. Solo una struttura leggera, adattabile, è come un condominio giapponese. Non è resilienza. È assenza di peso.

E in un Paese come l’Italia, dove tutto sembra sempre sul punto di rompersi, un partito che non pesa è anche un partito che non fa rumore quando cambia.

Il problema non è che Forza Italia non sappia più cosa essere.
Il problema è che ha capito che non è più necessario saperlo.

 

Commenti

Devi fare login per commentare

Accedi

Gli Stati Generali è anche piattaforma di giornalismo partecipativo

Vuoi collaborare ?

Newsletter

Ti sei registrato con successo alla newsletter de Gli Stati Generali, controlla la tua mail per completare la registrazione.