Partiti e politici
Con Giorgia Meloni a Pulp Podcast, il referendum entra nei “non luoghi” della politica
Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a immediato ridosso del voto referendario, è ospite di Pulp Podcast. Tra la modulazione della propria figura di Premier, e l’estensione dei “luoghi” della politica, si cerca di raggiungere un preciso tipo di elettore.
Giovedì, ore 13. Con un annuncio sulla pagina Instagram, Pulp Podcast, il format di podcast ospitato dal cantautore Fedez, insieme al co-conduttore Mr. Marra, ha annunciato che nella giornata di giovedì 19 marzo sarebbe andata in onda la puntata con un ospite di innegabile rilevanza: il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Meloni che effettivamente giunge nelle cuffie degli ascoltatori, e lo fa nei giorni immediatamente precedenti all’appuntamento elettorale riguardante il referendum sulla Giustizia del 22 e 23 di marzo, e che dunque risulta – ad un primo sguardo, sicuramente parziale – una mossa di marketing elettorale, e un tentativo di raggiungere un settore di elettorato molto giovane con il proprio messaggio politico.
Nonostante il boato dell’annuncio, e la virulenza del messaggio sui social media, la decisione della Premier Meloni non risulta del tutto inedita: già ospiti dello stesso Pulp Podcast sono stati diversi esponenti del mondo politico, a partire da politici di rilievo come Carlo Calenda, Matteo Renzi, e sempre a proposito del referendum sulla giustizia, l’ex magistrato Antonio Di Pietro.
Ospite è stato anche l’ex generale, e ora leader del partito Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, in una linea comunicativa che sembra una tendenza globale. Non è possibile, infatti, non guardare al panorama internazionale, tracciando una linea di comparazione con il podcast di Joe Rogan, The Joe Rogan Experience, in cui nei mesi preparatori alla campagna elettorale di novembre 2024 è stato ospitato più volte Donald Trump, insieme all’allora braccio destro Elon Musk.
Nonostante venga affermato da Giorgia Meloni che il voto referendario non sia, a tutti gli effetti, un voto sull’operato dell’esecutivo a guida Fratelli d’Italia, l’ulteriore discesa in campo da parte della Premier segna un’ulteriore personalizzazione del quesito, oscurato dalle turbolenze internazionali delle ultime settimane, ma che trova ora in nuovi (e sempre più collaudati) mezzi di comunicazione ulteriori possibilità di espressione e di canalizzazione a determinati target elettorali.
Continuando la linea di comparazione con il caso di Donald Trump alla Joe Rogan Experience, anche nel caso italiano il pubblico di riferimento pare infatti essere un elettorato giovane, diffidente nei confronti dei media tradizionali – Fedez, all’inizio della puntata, pone subito l’accento sull’alternatività di Pulp Podcast – e che tende dunque a riferirsi a canali alternativi, “liberi” dai vincoli dei media mainstream, e che trova in questa libertà una camera di espressione di sentimenti contrari alle catene dell’istituzionalizzazione.
Istituzionalizzazione che però, come Giorgia Meloni insegna, può essere plasmata a seconda delle proprie esigenze, pur di ravvivare e portare alle urne anche quelle persone che dal quesito referendario non sono particolarmente toccate, ma su cui può comunque poggiare un salvagente necessario per giungere con sicurezza alla fine della legislatura. Quasi con più sicurezza dell’inazione nei confronti della guerra in Iran e delle politiche contrarie a qualsiasi forma di diritto internazionale di Israele e degli Stati Uniti – portando in questo modo nuovamente l’attenzione su questioni puramente nazionali, non necessarie nella loro contingenza, ma con un significato politico che va ben oltre il quesito referendario.
Al di là di come la si pensi a proposito dell’opportunità della partecipazione del Presidente del Consiglio al podcast nel bel mezzo della campagna referendaria, nella settimana successiva alla scomparsa di Jürgen Habermas si potrebbe comunque argomentare che, nello spazio della sfera pubblica, ulteriori contributi razionali, che rendono i cittadini più informati e le informazioni più simmetricamente distribuite, non possano che rappresentare un vantaggio; la questione sta proprio nella simmetria informativa di un podcast aperto a qualunque tipo di pubblico, ma che pare attirare un determinato tipo di ascoltatore, per veicolare un determinato tipo di messaggio, in un determinato momento e in un determinato contesto. E questa modulazione della figura istituzionale del Presidente del Consiglio, adattata e amalgamata ad un preciso messaggio politico, e che esce fuori dai “luoghi” della politica, ne estende il concetto, fino a sconfinare in “non luoghi” in cui la politica istituzionale tendenzialmente non entra, non può che essere parte di un fenomeno più ampio. Si tratta di quella che può essere definita come “politica tra la gente”, cara ai movimenti e ai partiti di destra radicale – Charlie Kirk ne era un esempio straordinario, pur senza dimenticare il pericolo del suo messaggio – e che corre il rischio di risultare una mossa vincente, in un contesto in cui la politica tradizionale si inceppa, invischiata in schemi non più al passo con i tempi.
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