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Partiti e politici

La fiducia nell’Europa è crollata

di Paolo Natale
26 Novembre 2021

L’Europa non piace più, o comunque piace decisamente molto meno rispetto al passato. Il rapporto tra gli italiani e l’Unione Europa ha subito diversi alti e bassi nel corso dell’ultimo trentennio (da quando è nata la UE) o, se vogliamo, dall’ultimo ventennio (da quando è nata la zona Euro). Fu salutata inizialmente da quasi tutti come un evento epocale, il sogno di molte delle precedenti generazioni, l’idea che fossero abbattuti i confini nazionali in nome di un’entità superiore, qualcosa di simile agli USA, gli Stati Uniti d’Europa.
Dapprima senza più frontiere, poi con un’unica moneta che valesse per tutti i paesi, niente più cambi difficoltosi e a volte poco comprensibili, gli studenti che potevano andare a studiare dove volevano, i lavoratori che avevano la possibilità di scegliere liberamente il luogo dove offrire la propria mano d’opera manuale o intellettuale. Un piccolo grande sogno, appunto, che pareva divenire finalmente realtà.
Così, i sondaggi di fine secolo, quando il duo Prodi-Ciampi riuscì nel difficile compito di farci entrare a pieno diritto nel regime monetario unitario, ci raccontavano di una fiducia nella UE ben oltre l’80% degli italiani, con solo qualche piccola defezione nell’estrema destra e nell’estrema sinistra. I primi in nome del nazionalismo, i secondi contro l’Europa delle banche, e non già dei popoli, dei lavoratori.
Poi, poco alla volta, conosciuti in prima persona i problemi di adattamento alle direttive della UE, spesso piuttosto rigide, la quota di euroscettici cominciò ad aumentare sensibilmente anche nel nostro paese, dove nel passato l’atteggiamento positivo nei confronti dell’integrazione europea era stato sempre molto più elevato rispetto ai cittadini delle altre nazioni.
Il livello di fiducia toccò i suoi livelli più bassi nel corso della crisi che culminò nelle dimissioni di Berlusconi, sostituito da Mario Monti, nel 2011: scese per la prima volta nella storia italiana sotto il 50% dei giudizi almeno sufficienti, per risalire lentamente nel biennio di Monti come Presidente del Consiglio. Durò poco questa nuova rinnovata fiducia. Dal 2013 fino al 2020 un secondo significativo crollo e un crescente clima di sfiducia, con soltanto poco più del 40% che dichiarava il proprio apprezzamento per la UE.
Fu soltanto grazie alla pandemia, e agli aiuti promessi per la ricostruzione di una società in crisi sociale, economica e sanitaria, che il giudizio sull’Europa tornò temporaneamente a migliorare leggermente, per poi scendere ancora sotto al 40% negli ultimi mesi. Non solo: l’idea di tornare alla Lira, abbandonando l’Euro, e l’ipotesi di Italexit, alla stregua della Brexit, sta incontrando giorno dopo giorno un significativo incremento di favori.
Un incremento che va di pari passo (e, anzi, proviene soprattutto da quei settori) con il giudizio negativo sul Greenpass. Un’onda di alterità nei confronti dell’establishment italiano ed europeo che sta lentamente allagando diversi ambienti sociali e generazionali e su cui occorrerà riflettere seriamente, cercando di comprendere appieno le loro ragioni. Le ragioni di un disagio pronto a farsi sentire anche in maniera minacciosa.

Università degli Studi di Milano

europa Unione europea
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