referendum
A chi non piace la Magistratura?
L’atteggiamento di difesa o di attacco nei confronti della magistratura, in questa campagna referendaria, trova una corrispondenza molto elevata con il pensiero dei rispettivi elettorati: elettori di sinistra a favore dei magistrati, elettori di destra contrari.
In epoca referendaria, quando nell’occhio del ciclone ci sono i magistrati, attaccati o difesi, è interessante anche scoprire quale sia il giudizio odierno degli italiani sulla magistratura. Lontani i tempi di Tangentopoli e di Mani Pulite, con Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo e gli altri del pool sugli scudi, poco alla volta l’unanime elogio dei PM e dei giudici si è molto ridotto, passando da livelli di fiducia intorno all’ottanta per cento a poco più della metà, negli ultimi tempi, intorno al 45% di valutazioni positive nei loro confronti.
Non che sia un livello particolarmente basso, dal momento che altre categorie, istituzioni e personalità non stanno molto meglio: lo stesso Papa Leone si trova solo poco sopra di un paio di punti, mentre la Chiesa, le banche, i sindacati e la Confindustria, tanto per citarne qualcuna, sono significativamente peggio giudicate. Per non parlare dei partiti politici, da sempre fanalino di coda di tutte le classifiche italiane (non fossero inseriti i rom) che cercano di stimare l’apprezzamento della popolazione. Per essere precisi, i partiti vengono giudicati positivamente da circa il 15-16% degli elettori, “distanziati” dunque dalla magistratura da quasi trenta punti percentuali.
Un confronto improbo per le povere forze politiche, che veleggiano circondate da marosi negativi per il loro futuro e, non a caso, la sfiducia nei loro confronti sfocia in un tasso di astensionismo costantemente crescente in ogni occasione elettorale si presenti, dalle politiche alle europee fino alle comunali, perfino nei piccoli paesi dove tutti si conoscono. Come dire: nella loro veste di politici, nemmeno quelli che frequentiamo quotidianamente ci piacciono più.
Ma torniamo invece alla magistratura, investita in questo periodo da pareri molto negativi ma anche molto positivi. Chi la giudica dunque più negativamente, tra i diversi elettorati, e chi viceversa più positivamente? Le evidenze demoscopiche, per una volta, confermano ciò che molti di noi pensano: le opinioni più negative provengono dunque da chi vota per il centro-destra, in particolare, nell’ordine, da elettori della Lega (70%), Fratelli d’Italia (62%) e Forza Italia (52%). Giudizi più positivi, specularmente, li ritroviamo in chi vota PD (71%), verdi/sinistra (65%), Movimento 5 stelle (60%) e i renziani di Italia Viva (60%). Attacchi e difese nei confronti dei magistrati provenienti dai diversi partiti appaiono dunque abbastanza in linea, quasi sovrapponibili, con il pensiero di chi questi partiti li vota.
Non entriamo nella eterna discussione se nasce prima l’uovo o la gallina, se cioè il giudizio dei cittadini venga condizionato, forse influenzato, da quello dei propri partiti di riferimento, quasi che gli elettori “ubbidiscano” alle parole d’ordine dei partiti per cui votano. O invece è vero il contrario. Resta il fatto che l’atteggiamento di difesa o di attacco da parte dei diversi leader nei confronti della magistratura, in questa campagna referendaria, trova una corrispondenza molto elevata con il pensiero dei rispettivi elettorati: sinistra pro-magistrati, destra contro.
Abbastanza curiosamente, è unicamente la vicinanza politica che sembra determinare l’atteggiamento di fondo degli italiani nei loro confronti, poiché tutte le altre caratteristiche, età, genere, professione, livello di scolarizzazione non discriminano quasi per nulla, prese singolarmente. E dunque: chi voterà SÌ al referendum di domenica prossima ha una bassa fiducia nella magistratura (30%) mentre chi voterà NO ha un’alta fiducia nei magistrati (70%). Il risultato del referendum dipenderà quindi dalla mobilitazione dei rispettivi elettorati.
Ne parleremo qui lunedì, a spoglio concluso.
Università degli studi di Milano
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