Le pensioni che non avremo più e il diritto al suicidio assistito

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2 Dicembre 2015

Le parole del Presidente dell’INPS, Tito Boeri, ribadiscono ciò che era già tristemente noto ai più, ovvero che i trentenni e i quarantenni di oggi nel migliore dei casi andranno in pensione più tardi e con assegni molto più bassi di quelli dei loro padri; nel peggiore dei casi una pensione non la vedranno mai.

Una sorpresa? Neanche più di tanto. Già nel 2010 il suo predecessore Antonio Mastrapasqua (finito poi agli arresti domiciliari per concorso in falso e truffa ai danni del Servizio Sanitario Nazionale) aveva dichiarato candidamente che se avesse permesso agli iscritti della “gestione separata” di calcolare online le loro pensioni, si sarebbe rischiato un “sommovimento sociale”.

Sta accadendo ciò che molti – in tempi non sospetti – avevano previsto già dalla fine degli anni ’90, quando l’esplosione dei contratti atipici e delle “finte partite IVA” aveva precarizzato una fetta sempre più larga dei nuovi assunti, creando i cosiddetti lavoratori di serie A e di serie B. Con gli anni, i lavoratori precari – quelli di serie B – sono rimasti tali e sono aumentati vertiginosamente, andando ad aumentare di conseguenza le iscrizioni a quella “gestione separata” di cui è meglio non rendere noti i conteggi. Ad aggiungersi a questo, ci sono state le varie “riforme” del sistema pensionistico – che hanno in parte eroso anche i diritti delle generazioni precedenti e allungato l’età pensionabile – e il definitivo passaggio dal sistema retributivo al contributivo.

Morale della favola, molti 30/40 enni che ogni mese versano dei soldi nelle casse dell’INPS, non hanno oggi la sicurezza di poter vivere con relativa tranquillità gli ultimi anni della loro vita, ma sono in molti casi condannati alla povertà, in un paese dove, oltretutto, i servizi sociali non brillano già da tempo per efficienza. Per una parte di loro l’alternativa sarà quella di continuare a lavorare per tutta la vita, magari arrangiandosi fino a quando il fisico glielo permetterà, nella speranza di non essere colpiti da malattie debilitanti.

E sperare che la politica possa trovare soluzioni efficaci per impedire che nel 2050 l’Italia sia un paese abitato da poveri, è una speranza vana. Ce lo raccontano molto bene i tantissimi che oggi già vivono con poche centinaia di euro di pensione sociale, frugano tra gli scarti dei banchi dei mercati rionali e ricevono ogni giorno lettere di sfratto dagli enti proprietari delle loro modeste abitazioni.

Una soluzione neanche troppo drastica –  se ci riflettiamo senza pregiudizi di sorta –  ce la suggerisce la fine che scelse Lucio Magri, il fondatore del Manifesto. Magri, per rispondere a un’esistenza che non aveva più nulla da offrirgli, se non depressione e solitudine, partì per la vicina Svizzera dove gli fu praticato il “suicidio assistito”. Una scelta estrema ma allo stesso tempo ragionata e non cruenta come i tanti suicidi “fai da te”, che tra l’altro non sempre vanno a buon fine. Sembrerà una provocazione, ma non lo è più delle parole di Boeri o di quelle dei tanti “garantiti” che non perdono l’occasione per pronunciare frasi tipo “il posto fisso non esiste più”.

Certo, qualcuno potrebbe scandalizzarsi e gridare al “crimine di stato”, ma in realtà non ci sarebbe nulla di male se un paese che si definisce “civile” e soprattutto “laico” permettesse per legge un’alternativa a coloro i quali non vogliano andare incontro a un futuro nefasto, dando a tutti la possibilità, una volta raggiunta l’età pensionabile, di poter scegliere se vivere gli ultimi anni della vita in povertà – magari diventando un peso per tutta la comunità in qualche lazzaretto pubblico  – o se togliere il disturbo entrando in una struttura statale dove poter ricevere – dopo tanti anni di lavoro – una meritata eutanasia.

Parlarne potrebbe essere anche un modo per cominciare ad affrontare seriamente l’argomento, superando la nostra medievale concezione della morte, magari iniziando a concedere una fine dignitosa anche a chi oggi vive attaccato ad una macchina, spesso contro la sua volontà.

Sia chiaro, il pensionamento eterno andrebbe ovviamente sostenuto facendo pagare all’anziano un ticket sanitario. L’ultima coda prima di passare a miglior vita…

TAG: eutanasia, inps, Lucio Magri, pensioni, precariato, previdenza, Tito Boeri
CAT: Precari, Previdenza

Un commento

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  1. franco-pecchio 5 anni fa

    Non così sbagliato come ragionamento, specie se ci si trova a confrontarsi con l’attuale livello di servizio agli anziani soli. Ogni volta ripenso a Mario Monicelli a come ha dovuto chiudere la sua intensa vita.

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