L’invisibilità, minaccia incontrollabile del Coronavirus

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24 Marzo 2020

Esiodo diceva che Zeus manda le malattie in silenzio. Per molte affezioni questo è reale: improvvisamente qualcuno, magari con un piccolo sintomo o per un esame clinico per altri problemi, scopre di avere un “brutto male”. Tutto ciò rientra, ahimè, nella prassi della vita. Da qui l’importanza degli screening alla sottoposizione dei quali spesso si offre una cieca resistenza ovviamente dettata dal timore di una scoperta terribile.

Ma con il Coronavirus la speranza di una soggettività individuale protettiva, viene resa inutile dall’estensione e rapidità della sua diffusione. Ma soprattutto dalla sua invisibilità. Infatti i sintomi sono pochi, molto semplicistici e comuni ad altre sindromi magari di ordinaria diffusione quali quelle influenzali. Che i criteri finora adottati per diagnosticarlo in prima istanza siano banali (febbre, difficoltà di respirazione e simili) dà l’idea delle qualità mimetiche del personaggio in questione. Solo con una prassi diagnostica successiva, più complessa, si arriverebbe a scoprirne l’autentica identità (uso il condizionale perché sembra che le cose non siano anche qui del tutto chiare).

Ora questa invisibilità o visibilità ambigua e molto incerta, dovrebbe essere colta da un meccanismo di base degli esseri viventi e cioè quello di tipo persecutorio-paranoide (nel caso specifico con la sua variante ipocondriaca). Questo meccanismo e cioè l’attenzione addirittura esasperata per eventuali minacce esterne, ha permesso agli esseri viventi attuali di sopravvivere: gli esseri non paranoidi sono stati cancellati dall’evoluzione. Ma il meccanismo, una specie di radar che non fa che scannerizzare l’orizzonte per individuare le possibili minacce, agisce con un’ipertrofia valutativa delle tracce delle stesse. Cioè, come si dice, prende lucciole per lanterne. Solo una certa tendenza alla realtà (quando funziona), permette ai più di non cadere nella morsa dei gravi disturbi mentali nei quali si trasforma in delirio. Ma anche per i più fortunati, cioè i cosiddetti sani, non solo i sogni e fantasie del dormiveglia ci danno un assaggio dell’esagerazione persecutoria che ci appartiene, ma anche improvvisi eventi traumatizzanti di fanno perdere “il lume della ragione”, almeno per un po’. Però l’attivazione del nostro radar in cerca di nemici necessita di segnali, veri o fantasticati. Qualche volta si dice che il paranoico è a mezza strada, metà della persecuzione ce la mette lui e l’altra metà appartiene realmente all’entità temuta. Questo è il caso forse di chi prende un cane lupo per un lupo, non certo per chi prende una pecora per un lupo (cioè è il caso di deliri e simili).

Ma il Coronavirus ha la capacità mimetica da rendere la propria identificazione da parte del nostro sistema psicologico, quanto mai difficoltosa: non si presenta con evidenti segnali minacciosi. E questo spiega che ci sono dovuti intervenire morti, rianimazioni, intubazioni e guardie per le strade, per fare capire alle persone che dietro al “nulla” ci stava qualcosa di terribilmente stravolgente. Ma anche questo non basta perché anche le minime norme possibili di contenimento (proprio un’ultima spiaggia, non avendo di meglio) vengono allegramente bypassate. Cioè: spegnendo il nostro apparato radaristico paranoide e sostituendolo con funzionalità maniacali (basta stare un po’ lontani, perché deve accadere proprio a me ecc.) o magari un po’ depressive (è destino, ho vissuto già abbastanza). E poi ci sono i portatori sani, che si afferma che siano una massa enorme, utili mezzi di propagazione che fanno della specifica invisibilità dei minimi primitivi sintomi, gli efficienti mezzi di diffusione. Sembra veramente un film dell’orrore: la persona qualsiasi che incontro o forse quella che ho frequentato fino a poco tempo fa o magari proprio quelle con le quali convivo, hanno già in sé la terribile minaccia per me, non per loro che, “seguaci” ignari di questa simil-creatura infernale, ricevono in cambio l’immunità. Ma forse, allora, è meglio riattivare il nostro radar persecutorio-paranoide… anche a costo di prendere una pecora per un lupo.

TAG:
CAT: Psicologia

Un commento

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  1. xxnews 3 mesi fa
    ?? mi dispiace ....ma questa non è la FAVOLA DI " ESOPO E IL LUPO"
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