Psicopolitica: la seduzione delle ideologie politiche

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4 dicembre 2018

Quando trattiamo della funzionalità delle ideologie politiche e, più in generale, di qualsiasi tipo di ideologia, si mettono in risalto i loro obiettivi di protettività e coesione dei gruppi sociali che ne formano la matrice e che a propria volta ne vengono orientati verso atteggiamenti e comportamenti coerenti. Ovviamente c’è chi delle ideologie spesso ne usufruisce per rafforzare posizioni di potere e sfruttamento. Ma c’è un altro aspetto che va messo in luce e concorre a spiegare la vischiosa adesione alle ideologie stesse delle persone, magari contro i propri interessi.
Ed è l’aspetto di seduttività di una ideologia e cioè il suscitare piacere per chi vi aderisce.Non bisogna mai dimenticare,a mio giudizio, ad onta di tutte le derivazioni ed eresie psicoanalitiche in atto, che il vecchio Freud ha continuato a ripetere ossessivamente come in ogni atto psichico c’è la presenza di un Eros indomabile nel ricercare gli oggetti da investire.

Lo stesso Freud quando nel 1921 ha scritto il suo saggio di “psicopolitica” ( Psicologia delle masse e analisi dell’Io) ha posto in rilievo il livello di attrazione del capo, cosiddetto carismatico’ nei riguardi delle moltitudini che si identificano in lui, come Io ideale, abdicando ad un proprio se stesso individuale.
Ma Freud ce l’aveva sopratutto con il suo povero papà e ciò andava compreso all’interno del paradigma del complesso edipico. Non è che il capo carismatico sia da sottovalutare: la sua funzionalità ideologica, spesso ed anche purtroppo, è ampiamente confermata storicamente (anche adesso…). Ma c’è qualcosa d’altro in termini di Eros. Le varie ideologie e non solo politiche ma per esempio in modo eclatante quelle religiose, hanno sempre cercato di costruire un senso di forte gratificazione in coloro che attiravano. Basta vedere quanto formalismo estetico sia stato profuso nel costruire rituali e simboli . Ne abbiamo avuto dei vantaggi: basti pensare a tutte le opere d’arte di soggetto religioso che sono state create.

Un po’ meno vantaggi (anzi..) nelle grandi fantasmagorie delle parate militari e soprattutto in quelle politiche: i raduni esteticamente straordinari,per esempio, dei nazionalsocialisti tedeschi. Ma anche i cortei di bandiere rosse e dei cori di “Bella ciao”,senza offesa, esteticamente hanno avuto(una volta..)un proprio appeal estetico non indifferente.
Ora chi partecipa a questo lato estetico delle ideologie ne trae una gratificazione che, spesso, bilancia la frustrazione di una vita tirata a malapena avanti.

Non sottovaluto il fatto che un’ideologia politica faccia sentire più forti, in quanto insieme ad altri, nelle rivendicazioni reali o immaginarie. Ma si sente anche il piacere di far parte di un tutto esteticamente molto gratificabile ( in altri termini: l’Eros viene sublimato nell’estetica, come d’altra parte, secondo la mia parrocchia vetero psicoanalitica avviene spesso, anzi sempre).
E questo piacere è probabilmente basato su una pienezza narcisistica che dal soggetto si estende alla moltitudine della quale si fa parte. Poi vi può essere qualche piacere aggiuntivo: quello di sentirsi al disopra degli avversari e, addirittura, nell’ottica sadico-paranoide di distruggere,almeno virtualmente quegli stessi avversari.

Però c’è da fare una considerazione critica: se Eros è così forte da attrarmi verso un’ideologia, fino a che punto non sorgono altre ideologie che promettono piacere più forti? Più raffinati o anche più rozzi (come sappiamo questo Eros può essere di bocca buona…).
Fino a che punto la bellezza estetica dello sventolio delle bandiere rosse è stato superata dal piacere di un’alba luminosa e digitalizzata (tipo 5 Stelle) e/o dalla gratificazione di sentirsi Rambo per perseguitare dei poveretti dalla pelle nera (Lega di Salvini)?
Un consiglio per il prossimo Congresso del PD: arruolate anche qualche esperto di maquillage.

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CAT: Psicologia

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