L'architettura e noi
Architettura e natura: un rapporto molto complicato
Architettura e natura. Lo spunto ce lo dà ancora una volta la rivista DOMUS nel suo ultimo numero (1109, febbraio 2026).
“L’architettura non è architettura: è sentire la natura”: così il titolo dell’editoriale.
Ma chi sente? Non può che cambiare il soggetto: siamo noi che sentiamo, cioè percepiamo sia l’architettura, sia la natura sotto forma di paesaggio.
L’architettura, dalla capanna in poi, è totalmente domesticata, e così la natura, dall’agricoltura in poi. È difficile trovare la natura primigenia dove c’è l’architettura, e quindi è altrettanto difficile che essa “la senta”: anche se la suggestione, in via eccezionale, è forte. È anche vero che qualcosa si è rotto, e quindi nasce il rimpianto o l’utopia.
Non esiste più la continuità del bel paesaggio con le sua belle architetture: intrusioni di vario tipo l’hanno frammentato.
Tutto diventa relativo nella percezione.
“La real bellezza, o la real deformità è come il real dolce, il real amaro. Se queste cose si trattano come entità positive, non significano nulla. Le loro sorgenti sono in noi stessi: tutto è relativo a ciascuno di noi. E siccome gli uomini hanno tutti gli stessi organi, ma ciascuno per varie circostanze li ha diversamente dall’altro, quindi è, che alcune cose sembreranno belle a tutti gli uomini, ed altre colpiranno ciascuno diversamente.” (Franceso Milizia, autore settecentesco, “Dell’architettura”).
Se poi si vuol dire che l’architettura si uniforma alla natura, valgono ancora le parole di Etienne-Louis Boullée, neoclassico “Se gli uomini stabilissero le loro opinioni sullo studio della natura, sarebbero meno soggetti a cadere in ogni sorta di errori. Ognuno di noi definisce il bello a suo modo, e ognuno si crede di avere ragione: ma la ragione è frutto di un esame; così prima di pronunciarsi, non sarebbe più conveniente fondare il proprio giudizio interrogando la natura e appoggiandosi sulle prove che dessa fornisce?”
Così la natura è sia dentro di noi, sia dentro l’architettura, per come l’abbiamo conosciuta e per come vogliamo conoscerla, per quanto ci sia possibile nelle situazioni date: sentire vuol dire conoscere.
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