piazza e villa

L'architettura e noi

Basta poco per cambiare (in meglio) la città

di Cristoforo Bono 15 Marzo 2026

“L’arte del giardiniere inglese consiste nell’abbellir così un terreno assai vasto, che sembra possa che la natura l’abbia on quella guisa abbellita ella stessa, ma la natura intesa a far cosa più squisita e compiuta, che far non la veggiamo comunemente, riunendo in un dato spazio molte bellezze che non suole riunir mai, e dando a quelle bellezze una perfezione ed un finimento maggiore”.
Pidemonte, Dissertazione sui giardini inglesi, Padova 1792

Ecco, se l’architettura, anzi la città senza architettura, è la foresta, se la norma della città ottocentesca, anticipata dal Laugier, è quella del viale bordato da diversi ranghi di alberi, la nuova forma della città – auspicabile e possibile – sarà quella della esitazione prolungata tra piazza e villa: cioè una rete significante in luogo dell’indistinto.  Certo: una rete sovraimposta: e in questo somiglia all’arte del giardiniere.

Ma c’è una differenza di fondo: la conurbazione non è natura, ma cultura selvaggia. Il codice è il disegno urbano, mentre il disordine è il “planivolumetrico”, che stabilisce l’architettura prima dell’architettura, come se questa fosse figlia dell’urbanistica, in un meccanicismo inaccettabile. L’architettura è fondativa rispetto al disegno urbano, essa è fatta per la città, ne è la sintesi o la vocazione.

Architettura come costruzione o idea abitativa che si costruisce.
Costruisco in forza di un’idea e offro questa idea alla città, cioè contribuisco alla sua architettura. La città è fatta di diversi modi abitativi, che per loro natura sono in evoluzione, più gli spazi di relazione e gli elementi primari o preminenti, che costituiscono il modo di abitare della città nel suo insieme.

La forma della città è la forma dell’abitare, nei suoi diversi modi e momenti.

L’indistinto urbano costringe i modi di abitare, anzitutto perché manca la riconoscibilità dei luoghi, poi perché non c’è la possibilità di vivere la casa insieme alla città. Certo, potremmo aggiungere alcune funzioni o spazi: soggiorni comuni, luoghi di lavoro comuni, cucine comuni. In questo senso mancano anche gli addetti alla città. Mancano anche i ricoveri per le auto, che, se costruiti su più piani, liberi o sotterranei, possono liberare spazi preziosi; ed essere questi a distanza pedonale o di bicicletta.

In fondo, la città non ha bisogno di molto per cambiare.

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