La parolaccia della settimana
Corona
Corona, è la parolaccia di questa settimana. Ma non si tratta del prezioso gioiello che indossano i sovrani, non tutti, come simbolo di regalità. Né della moneta di qualche antica monarchia europea ormai fuori tempo massimo. E non è nemmeno la corona di spine di Gesù, quella autentica, come no, custodita a Nôtre-Dame de Paris e scampata all’incendio, miracolo, miracolo, miracolo.
Si tratta di Fabrizio Corona, eroe negativo della nostra epoca che è sulla bocca di tutti dopo un relativo silenzio, anche perché è un personaggio passato di moda. È tornato oggetto di discussione per via del documentario Netflix Fabrizio Corona – Io sono notizia.
Sarà, se lo dice lui. L’epoca dell’ego ipertrofico, ansia di emergere in qualsiasi modo, anche facendosi odiare, anche andando in carcere, basta che si sia “qualcuno”.
Siamo circondati da codesti ego ipertrofici, soprattutto nella politica, oggi, forse perché la politica, e i personaggi da corte dei miracoli che la compongono (a proposito di Nôtre-Dame), hanno preso il controllo dei media e li usano per autocelebrarsi, di continuo. Nel nostro paese, ma anche in altri, i politici che si esibiscono nei loro monologhi (è il caso della domestica presidentessa del Consiglio, ma non solo), o nei soliloqui di Trump o di Putin o di chiunque voglia far credere la propria versione dei fatti del mondo, è l’ego che trionfa. Perdendo di interesse subito dopo, perché l’ego è una cosa faticosissima da mantenere, ha bisogno di un uso continuo. E quest’uso, soprattutto in un’epoca dove ogni cosa va quasi alla velocità della luce, anche aiutato da una segretaria collaborativa e a costo zero come l’intelligenza artificiale (AI, fammi un profilo credibile che metta in evidenza quanto so’ bella, quanto so’ brava e inventati quello che vuoi pur di fare colpo) resta comunque soggetto alla capacità di stufenza del pubblico che, dopo un po’, perde interesse.
C’è chi le spara grosse, come Trump, che vuol fare l’asso pigliatutto e s’inventa che adesso si prende la Groenlandia, poi chissà, il Messico, il Canada, le Antille e, naturalmente, Marte. Chissà quando, dovrà far presto perché è ormai un vecchietto stolito, ha ottant’anni ma, coperto di cerone e tintura bionda, si vede meno. Dalla voce si sente, però.
Questi personaggi da Basso Impero che, però, hanno il potere, sono una creazione del nostro tempo. La nostra epoca, piena di entusiasmo per il futuro ma allo stesso tempo nostalgica di un passato, a sentire loro, fulgido (MAGA, per fare un esempio, MGGA per una ciurma di disadattati germanici e varie regioni europee, i famosi patrioti), è riuscita a produrre il vuoto. Il vuoto che ha fatto il pieno.
Fabrizio Corona è proprio questo. Il valore delle imprese di Corona, parolaccia della settimana, forse sono i soldi che ha accumulato coi suoi ricatti, le sue foto proibite, il suo spiare le vite dei potenti o di persone in vista per ricattarli. Ma non per ricattarli in modo che cambiassero, quindi una sorta di Vendicatore Mascherato che avrebbe voluto riequilibrare le storture della contemporaneità. Già quello sarebbe stato un bel passo avanti. No, per rimpinguare le sue tasche di tanti soldini, che i ricattati avrebbero sborsato per evitare che le foto finissero in pasto ai media. Che poi, viene il dubbio, non fosse invece tutto architettato ad arte perché non ha importanza che si parli di me basta che se ne parli, è sempre pubblicità, anzi, se ci sono cose imbarazzanti la gente, avida di pettegolezzi e scandali, proprio perché tutto è stato svuotato di valori e quindi inutile, come è inutile godersi la bellezza che questo mondo, l’unico paradiso che ci spetta, potrebbe offrire, la gente possa nutrirsene. Nutrirsi del vuoto, una contraddizione.
Ma è una contraddizione che riempie, stranamente. Chissà dove Dante collocherebbe nei cerchi dei vizi capitali tutti questi personaggi, perché poi i vizi sono più di quelli canonici. Costoro ne hanno inventati altri, grazie alla tecnologia. La fisica quantistica, d’altro canto, ci dice che una cosa può essere piena e vuota allo stesso tempo e che il vuoto assoluto non esiste. Ma forse la fisica quantistica non prevede una voce Fabrizio Corona, come non prevede una voce Donald Trump, come non prevede una voce Vladimir Putin e tutti questi svuotatori di professione. Eccolo, il cerchio degli svuotatori, con malebolge supplementari, vista la varietà di tecniche e di strategie volte allo svuotamento.
C’è un detto siciliano che descrive questo genere di persone: Nuddu mmiscatu cu nnenti, ovvero nessuno miscelato al nulla, il nulla di cui la nostra epoca è piena.
Ma, attenzione, questa è la superficie. Codesto nulla è la spuma che appare. Sotto ci sono tante persone che invece hanno un loro pieno e che si ritrovano tra loro, si trasmettono conoscenze, un po’ come facevano i monaci durante le invasioni barbariche per salvaguardare il sapere del mondo. O i filosofi che difendevano dai fanatici religiosi la Biblioteca d’Alessandria. Solo che sono tacitate dal vuoto imperante. Su questo giornale si possono trovare tante voci che tramandano ancora i fantasmi di una civiltà che erroneamente si pensa in estinzione se non estinta, voci passeggere di una nave spaziale che attraversa il vuoto e che portano con sé tante consapevolezze differenti. Perché il vuoto non è mai veramente vuoto, cioè esiste un vuoto di valori creato da personaggi di spicco che compiono nefandezze, tra le quali, la principale, è appunto svuotare l’attualità di valori.
Mi vengono in mente, oltre ai politici, le varie influencer coi loro pandori acchiappacitrulli, tra i quali ci saranno sicuramente delle persone sincere, magari proprio quelle tacitate dalla cultura del vuoto. Mi vengono in mente le ministre che vorrebbero riempire il vuoto, di cui sono portatrici, di clienti del Twiga, vuotissimi anche quelli, ma è difficile riempire il vuoto con un altro vuoto, si fa come Corona che, alla fine, è il rigattiere dei vuoti altrui e riesce a spacciarli, da levantino qual è, per cose preziose. Fesso chi gli ha dato i soldi. Un po’ come Totò che vende la Fontana di Trevi.
Diceva mio nonno, saggia persona: pri mia puonno falliri tutti ossia per me tutti possono andare in fallimento, non compro niente. Grandissima asserzione contro il vuoto, ho già la casa piena.
Ma sono certo che questa parolaccia settimanale avrà vita breve e presto cadrà nel vuoto nonostante lauti finanziamenti elargiti dal Ministero della Cultura per la produzione della serie Netflix:
https://www.instagram.com/p/DTa3jBODp65/
dove si legge:
+ La serie Netflix su Fabrizio Corona sarebbe stata finanziata dal Ministero della Cultura con quasi 800 mila euro.
Si intitola “Io sono notizia” ed è diretta da Massimo Cipello, firmata dal regista Massimo Cappello e prodotta da Bloom media house.
La docuserie è divisa in cinque puntate e si trova già in vetta alla classifica dei contenuti Netflix, superando persino la stagione finale di Stranger Things.
Il costo totale della serie ammonta a circa 2,5 milioni di euro; di questi, 793.629€ sono arrivati dalle casse pubbliche del Ministero della Cultura, sotto forma di credito d’imposta per la produzione cinematografica e audiovisiva.
Il credito d’imposta fornito dallo Stato è un’agevolazione fiscale disciplinata dall’articolo 15 della legge numero 220/2016. È riconosciuto ai produttori in misura non inferiore al 15% e non superiore al 40% del costo delle opere stesse.
Aldo Grasso, giornalista e critico tv, ha commentato la serie: «Con che coraggio lo mandano in onda? Un lungo, brutto spot che cerca di trasformare un pregiudicato in uno spregiudicato, un mitomane in un eroe del nostro tempo».
È veramente fantastico come il nulla possa costare così tanto. Sembrano quasi i costosissimi e invisibili vestiti dell’imperatore di Andersen.


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