La parolaccia della settimana
Donaldtrump
La parolaccia è proprio Donald Trump, altro che, questa settimana è un nome proprio. È sulla bocca di tutti e non potrebbe essere altrimenti, ogni giorno ne combina una delle sue, infaticabile.

Il problema è: quando il tiranno è un malato di mente cosa deve fare il popolo? Mi viene in mente l’imperatore Eliogabalo (Sextus Varius Avitus Bassianus, dei Severi), uno dei più eccentrici della storia dell’Impero Romano, che, in età giovanissima, pompato dalla madre, di origine siriana (e le sue cinque mogli e i due mariti… una sessualità piuttosto esuberante!), fu fatto fuori dopo poco tempo dalla guardia pretoriana e non riuscì a invecchiare: imperatore a quindici anni, nell’aldilà a diciannove. Damnatio memoriae, indegno di essere ricordato per i suoi eccessi.
Se Donald Trump avesse vissuto alla sua stessa epoca, vista la gioventù patologicamente viziata e arrogante, in stile eliogabalico ma senza i mariti, sarebbe stato fatto fuori in men che non si dica.
E invece il ciuffo biondo finto è arrivato a ottant’anni. Ora ca su arrivatu all’ottant’anni chiamu la morti e idda m’arrispunni, dice la canzone Vitti ’na crozza, tristissimo canto di miseria e di lavoro, cose che Trump non conosce minimamente, sia per lignaggio familiare sia per attitudine di uccello di rapina.
Sì, perché Trump è questo, un rapace. Non meno, certo, dei suoi colleghi amici-nemici di Russia e Cina, con cui deve spartirsi il mondo di oggi. Il mondo di ieri, rendiamocene conto, non esiste più, e da un bel po’.
L’illusorio equilibrio del secondo dopoguerra, dominato dai due giganti, l’URSS e gli USA, è finito da un pezzo. Come la Storia ci insegna, gli imperi, a un certo punto, dopo un’ascesa e un acme, crollano, e il Novecento ha ben dimostrato come potessero crollare imperi millenari, anche coloniali, pure quelli di cartapesta come l’Impero Italiano, dalla vita brevissima.
In un solo colpo via l’Impero Ottomano, l’Impero Austro-Ungarico, l’Impero Tedesco, che comprendeva l’antico Regno di Prussia, e poi via pure gli zar di tutte le Russie, sciò, fucilati (tranne Anastasia). Tutti i vari regni e regnetti africani e mediorientali, nella spazzatura. E, più avanti, via il Regno d’Italia, il Regno di Grecia (tra alterne repubbliche), il Regno di Persia, l’Impero Cinese, il Regno Unito di Libia, effimero anche lui, il Regno di Romania, il Regno di Bulgaria, e così via, pulizia. Resistono indenni il Principato di Monaco, quello del Lichtenstein, quello di Andorra, del quale mi chiedo sempre chi sia la principessa, i Paesi Bassi, il Regno di Spagna, il Belgio, il Lussemburgo, i regni scandinavi… e, naturalmente, il Regno Unito, con la più longeva sovrana della storia inglese. Ma l’immenso impero coloniale britannico, a un certo punto, prese un’altra strada.
E proprio quello che ha sempre fatto il Regno Unito, nel fomentare caos e disordine in Europa,pur di avere il predominio militare e commerciale, colla tecnica antica del Divide et impera, lo sta facendo adesso Donald Trump, che vorrebbe vedere l’Europa a pezzi. Diciamo però che il Regno Unito non ha mai smesso, anche la Brexit è una maniera per creare scompiglio, ma gli inglesi sono così, che ci volete fare. Anche gli americani sono così, che ci volete fare.
Certo, ognuno ha le sue croci, noi abbiamo la Meloni come presidentessa del consiglio e La Russa come presidente del Senato, che, insomma, non sono proprio il massimo. Croci senza delizie.
Ma Trump è proprio sfuggito di mano a tutti, anche a sé stesso, come Eliogabalo. E, come Eliogabalo si faceva costruire templi e palazzi, lui vuol modificare addirittura la Casa Bianca per farci un’immensa discoteca. E non solo. Come un imperatore romano, lui ama lo stile classico e ha fatto modificare gli arredi interni della Casa Bianca, che si dovrebbe chiamare Casa Dorata, adesso, per la novella profusione di ori. Manie di grandezza da nuovi ricchi, perché questo è il palazzinaro Trump, ignorante come pochi, arrogante come lo sono i palazzinari, e, se ha il potere, come gli è stato conferito, pericoloso per il proprio paese e per il mondo intero.
E, sempre come un imperatore romano, vuole estendere i confini dell’impero a tutto il Sudamerica, insidiato dai rivali dell’Asia, e poi nientemeno che alla Groenlandia, che sarebbe territorio del minuscolo Regno di Danimarca, peraltro stato dell’Unione Europea e della NATO.
Insomma: mi piace, me la prendo. Ve la pago anche, perché nella sua ottica di commerciante pensa che funzioni così, ve la compro con tutti gli abitanti, poi si vede cosa farne, forse li buttiamo via se non sono utili.
D’altro canto solo a un palazzinaro imbecille poteva venire in mente che nella tormentata Striscia di Gaza, una volta raso al suolo tutto, bello ripulito, si potessero costruire alberghi e casinò di lusso, deportando gli inestetici palestinesi, ossia i proprietari del sito.
Questo è Trump, e peggio sono quelli del suo cerchio magico, che, è proprio il caso di dirlo, sono la vera minaccia per il futuro. Perché lui ha ottant’anni ma gli altri riccastri sono giovani e il suo vice è pure un fanatico religioso, come se non bastasse il fanatismo repubblicano usoniano.
I suoi rivali, Xi e Putin (settantatré e settantaquattro anni, tutti anziani i signori del mondo, vecchio stile) sono, come Trump, dei dittatori abbastanza feroci, che non tollerano dissensi in famiglia: esattamente come le famiglie mafiose, anche quella di Trump corteggia quello stile. La mappa del mondo, pertanto, è la stessa del RisiKo!, gioco di strategia militare assai in voga negli anni Ottanta (Cosa resterà di questi anni Ottanta: il RisiKo! E, soprattutto, chi la scatterà la fotografia?): si pesca la carta che ti rivela la tua finalità, annientare le armate gialle, per esempio, oppure conquistare ventiquattro territori. I territori delle Americhe sono trentacinque, in realtà, ma siamo sicuri che il nostro tascissimo tycoon ci riuscirà, anche perché gli alleati europei, come la nostra biondina che non perde mai occasione di compiacere l’amico suo d’oltremare, sono supini, sanno solo che il loro nemico è la Russia (in parte vero) mentre non si rendono conto che il grande nemico è proprio lui, Sir Donald, il quale butta merda a palate su Stati che hanno (colpevolmente) seguito gli USA in tutte le loro nefandezze, Iraq compreso. Alleati? Alleati di chi? Miei no di sicuro, voi siete solo dei luridi approfittatori e sanguisughe che vogliono che gli USA si impoveriscano. Perché, per comprendere il concetto di “povertà” che può avere Trump, bisogna entrare nella mentalità dell’americano tipico, ossia che lui possa consumare impunemente ciò che vuole, senza limiti, perché questa è la vera ricchezza. Non importa se per raggiungere quel grado di consumo si distrugga l’ambiente all’interno del Paese o dei paesi vicini e lontani, l’importante è consumare, ormai nemmeno produrre, solo consumare.
Ve la sareste mai immaginata codesta sorpresa nel 2026?
Eppure è ciò a cui stiamo assistendo, complici. Complici di un malato di mente circondato da altri malati di mente. E la biondina, da bravissima marionetta trumpiana, conduce il Paese, il nostro Paese, nella sudditanza più totale. Certo, qualsiasi governo è stato sempre ossequioso nei confronti degli USA, di destra o di sinistra, anche perché l’Italia è la portaerei degli USA nel Mediterraneo. Ma lecchino come questo governo, mai. Nessuna voce critica, Trump è bello, bravo e geniale e fa bene ogni cosa che fa. E non è nemmeno un diamo ragione al matto perché è meglio far così, no, ne sono pienamente convinti, anche quando il matto manda polizie speciali anti immigrati nelle città americane e queste uccidono cittadini dissenzienti disarmati: recente evento di oggi sulla bocca di tutti.
La canzone di Raf (del 1989, anche anno della fine del Muro di Berlino, il 22 dicembre) diceva anche:
Cosa resterà?
E la radio canta
Una verità dentro una bugia
Anni ballando, ballando, Reagan-Gorbaciov
Danza la fame nel mondo, un tragico rondò
Noi siamo sempre più soli, singole metà
Anni sui libri di scuola e poi che cosa resterà?
E terminava:
Sembran già degli anni Ottanta
Per noi quasi ottanta anni fa.
Ed è vero, verissimo. Il mondo di quaranta anni fa, che sembrano centottanta non esiste più, sono cambiati i codici, le prospettive. Reagan-Gorbaciov almeno rappresentarono un mutamento, più il secondo che il primo, cowboy e pistolero nella testa.
Ma chi si occuperà della defenestrazione del tiranno di oggi? La sua guardia pretoriana, come fu per Eliogabalo e altri imperatori romani? Quanto ci aveva visto giusto Francis Ford Coppola nel suo ultimo capolavoro, Megalopolis, così disertato dal pubblico e così costoso da rovinare il regista, forse perché la realtà, seppure camuffata, era difficile da digerire? Andate a rivedervelo, li ritroverete tutti, questi fanatici di oggi, non è un film facile, certo, ma è pieno di riferimenti all’attualità pur nella dimensione ucronica. E fate attenzione a tutte le verità dentro le bugie della radio e della televisione, perché ormai non ci si può fidare più di niente, l’AI può camuffare tutto.
E la Damnatio Memoriae non è possibile più: sebbene il tiranno si possa cancellarlo, resterà sempre una traccia sulla rete, così come le sue palazzine, soprattutto il palazzo reale di Mar-a-lago (che razza di nome…).
Chi la scatterà la fotografia? (l’AI, di sicuro)
Andate in pace (in pace?…)
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