Le Opere di Francesco Miliazia, uno dei teorici del Codice

L'architettura e noi

Dopo anni di bizzarrie l’architettura riscoprirà il valore del Codice

di Cristoforo Bono 24 Gennaio 2026

L’infrazione del codice, quando prolungata, provoca il rimpianto del codice. È quanto probabilmente avverrà in architettura, dopo anni di bizzarrie. È comunque quanto è avvento dopo il Barocco e il Rococò, quando Francesco Milizia, alle soglie dell’Ottocento, scrisse i suoi “Principi di architettura civile”. Mi riferisco qui all’edizione riveduta del 1827 che porta la prefazione di Giovanni Antolini, che scrive: “Dalla natura egli aveva avuto in dono una mente capace di sorgere alle prime fonti del bello, di ricopiarne in se stessa le immagini, ed un animo formato a sentirne vivamente le impressioni.”

L’ Antolini loda la chiarezza e il coraggio del Milizia: “Non è perciò meraviglia se le cose sono dette un po’ aspramente e, come direbbesi, alla cinica. E come poteva diversamente operare nell’assunto impegno di eliminare sino dai fondamenti la corruzione che, sostenuta dall’autorità di coloro che sedevano a scranna, aveva fatte porre in non cale il vero ed il bello?”. Il Milizia parla dell’essenza dell’architettura, e dice. “All’architettura manca in verità il modello formato dalla natura; ma ne ha un altro formato dagli uomini, seguendo l’industria naturale in costruire le loro prime abitazioni. La rozza capanna è l’architettura naturale; la rozza capanna è l’origine della bellezza dell’architettura civile”.

Quindi anche l’architettura imita la natura: imitazione libera, o sia poetica. “In architettura dunque l’ornato deve risultare dal necessario; niente ha da vedersi in una fabbrica, che non abbia il suo proprio ufficio, e che non sia integrante della fabbrica stessa; onde quanto è in rappresentazione deve essere in funzione”. L’architettura eccelsa, mitica, è quella greca, da Pericle ad Alessandro.

“Vitruvio inveisce contro il suo tempo, ch’era pur per Roma il secolo d’oro, con ugual stizza, con cui ora comunque ha il senso comune, si scaglia contro le stramberie borrominesche.”
“È ben chiaro dunque, che il ristabilimento dell’architettura, non si dovea ricavare da monumenti romani, ma bensì da greci”. Ma siccome le ruine in Grecia son poche e sfigurate…”sarebbe utilissimo pel progresso dell’architettura, che gli architetti d’Europa lavorassero di nuovo sopra gli ordini”. E a proposito degli ordini, che sono ben codificati, nelle loro parti e nelle loro misure, il Milizia, dopo aver criticato il Borromini, critica anche il Bernini, nelle sue colonne del baldacchino, che sono tortili, cioè strambe. Una colonna deve essere dritta, egli dice.
E, noi diciamo, di fantasie, purtroppo non borrominiane né berniniane, ne è piena la nostra epoca: finché il senso comune non prevarrà.

Commenti

Devi fare login per commentare

Accedi

Gli Stati Generali è anche piattaforma di giornalismo partecipativo

Vuoi collaborare ?

Newsletter

Ti sei registrato con successo alla newsletter de Gli Stati Generali, controlla la tua mail per completare la registrazione.