Memoria e Futuro

Dove siamo rimasti

di Marco Di Salvo 24 Marzo 2026

Il No ha vinto con il 53,74% contro il 46,26% del Sì. Meloni ammette la sconfitta e promette di proseguire (verso dove non si sa). Schlein parla di alternativa (quale non si sa). Conte cita le primarie (che come si faranno non si sa). Renzi rievoca il suo referendum del 2016 (perché non si sa).

Eccoci qui. Esattamente dove eravamo dieci anni fa.

Non parlo solo  del risultato — il No ha vinto in entrambi i casi, è chiaro. Parlo del copione, sempre uguale a se stesso negli ultimi anni: un governo vara una riforma roboante (costituzionale o meno che sia), il popolo dice no, l’opposizione grida al cambiamento, e poi tutto rimane com’è. Salvini arrivò al governo nel 2018 promettendo di radere al suolo il sistema. Anche Renzi nei suoi anni parlava di rifondazione del paese (lui e le sue slide…). Meloni nel 2022 incarnava, a detta dei suoi non pochi cantori, il rinnovamento assoluto, una forza nuova che avrebbe spazzato via le logiche vecchie. Vediamo dove sono arrivati i primi due. Chissà dove arriverà la terza.

Ci aiuta, come spesso accade, una citazione dal passato. Pietro Nenni, nel 1962, teorizzò il potere come accesso a una “stanza dei bottoni”: una visione seducente del controllo centrale dello Stato. Poi entrò nel governo nel 1963, e scoprì: “di bottoni proprio non se ne vedeva nessuno. Li avevano portati via alcuni partiti.” Nei Diari annotò: “La verità è che per governare occorrerebbe conoscere tutti gli uomini dell’amministrazione civile e militare e io non ne conoscevo nessuno.”

Il paradosso di questa ricerca infinita di bottoni che non esistono, di questa ricerca infinita di cambiamento che non arriva, ha una radice più profonda. Mi viene in aiuto una cosa che leggo proprio stamattina. Enrico Ferratini, curatore della collana Geminga, ha scritto una cosa sulla newsletter Preferirei di no (guarda caso) parlando di altro, che illumina tutto quanto accaduto negli ultimi mesi: “il futuro non sta davanti a noi. È il futuro a stare alle nostre spalle.” Mentre crediamo di guardare avanti, in realtà stiamo guardando indietro. E il passato? Non è dietro: è dentro di noi, è “il luogo della nostra mente”, il posto dove abitano Nenni, le promesse di Renzi, le riforme di Meloni, i post di Salvini. “Quando l’immaginazione di noi tutti si volgerà ad altro, tutto ciò scomparirà per sempre.” Ma non ci voltiamo. Restiamo qui, ossessionati da questa stanza vuota, da questi bottoni che non toccheremo mai.

L’Italia è paralizzata da una inversione temporale: crede di costruire il futuro mentre in realtà continua a cercarlo nel passato. Per questo ogni promessa suona come un’eco. Per questo Meloni assomiglia a Renzi assomiglia a Salvini assomiglia a Berlusconi. Non sono le stesse persone — ma stanno tutti  a caccia della stessa stanza, cercando gli stessi bottoni che non ci sono mai stati.

Un altro esempio? Mentre gli italiani votavano il 22 marzo, il Consiglio di amministrazione di Poste Italiane approvava l’acquisizione totalitaria di TIM da 10,8 miliardi di euro. TIM torna sotto controllo dello Stato — attraverso Poste e la Cassa Depositi e Prestiti — dopo vent’anni di privatizzazione, di smontaggio sistematico, di decimazione della sua gloria passata. Prima scena. Lo Stato esce dalla scena promettendo che il mercato farà tutto meglio. Seconda scena. Attendiamo vent’anni. Scopriamo che il mercato ha solo smantellato. Terza scena. Allora torniamo, riacquistiamo quello che avevamo venduto, e riconquistiamo il controllo di ciò che credevamo di aver lasciato al genio privato. Non è resurrezione: è ammissione di sconfitta. È il futuro che ci porta indietro.

Schlein, Conte e gli altri sanno bene che se arrivassero al governo tra un anno scoprirebbero la stessa cosa. Gli stessi ministeri, le stesse resistenze, gli stessi veti. Sanno che non è il governo a cambiare l’Italia, è l’Italia che cambia il governo. Ma continuano a promettere il contrario, perché è l’unico gioco che conoscono.

Meloni rimane al governo non perché gli italiani l’amino. Rimane perché non vedono (almeno al momento) alternativa credibile (credibile per loro che hanno creduto a Berlusconi, Renzi, Salvini e Meloni). E il centrosinistra sarà attraente alle prossime elezioni solo se il centrodestra continuerà a deludere, se continuerà a promettere ciò che non sa e non può mantenere.

Dove siamo rimasti? Intrappolati nella stanza vuota, guardando indietro credendo di guardare avanti. Il futuro è dietro di noi, come diceva Ferratini. Il passato è dentro di noi, indissolubile, impossibile da cambiare. E la stanza dei bottoni rimane vuota, indipendentemente da chi sta (temporaneamente) al potere.

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