Memoria e Futuro
I decreti sicumera
In queste settimane di gennaio 2026, titoli di giornali e aperture dei telegiornali tornano insistenti su un tema: la criminalità minorile, in particolare quella compiuta da giovani stranieri. Baby gang, “maranza”, rapine e aggressioni occupano le prime pagine proprio mentre il governo Meloni si appresta a presentare l’ennesimo pacchetto sicurezza. Sul tavolo di Palazzo Chigi sono arrivate dal Viminale due bozze: un decreto-legge e un disegno di legge che insieme compongono 65 misure. Come scrive il Manifesto, si tratta di un “manuale di autoritarismo” che fa “impallidire quanto disposto finora dal governo Meloni”. Zone rosse normalizzate, fermi di prevenzione fino a 12 ore per chiunque la polizia ritenga pericoloso durante le manifestazioni, ammonimenti del questore estesi ai minori dai 12 ai 14 anni, stretta sui Cpr con disciplina per la prima volta della detenzione amministrativa degli stranieri irregolari, interdizione delle acque territoriali alle Ong, multe fino a 20mila euro per manifestazioni non autorizzate.
Chi ha memoria storica della politica italiana riconosce il pattern. È lo stesso meccanismo che nel 2001, a pochi mesi dalle elezioni che portarono alla vittoria schiacciante di Berlusconi, vide una campagna mediatica concentrarsi sulle rapine ai tabaccai. Allora il TG5 era diretto da Enrico Mentana – lo stesso giornalista che oggi alla guida del TG La7 viene percepito come voce indipendente, ma che ai tempi operava nell’orbita Mediaset. Quella campagna fu seguita dall’enfasi sui crimini attribuiti ai rom, costruendo un clima di allarme sociale prodromico al consenso elettorale per la coalizione guidata dal suo datore di lavoro. Nel 2007-2008 la dinamica si ripeté: secondo un sondaggio del maggio 2008, il 68% degli italiani voleva l’espulsione di tutti i “zingari” dal paese. Il governo Berlusconi annunciò la schedatura con impronte digitali di tutti i rom, inclusi i bambini. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro condannò l’Italia per una “retorica aggressiva e discriminatoria”.
Ma c’è di più, oggi. Il governo Meloni, al potere da oltre tre anni, continua a presentarsi come se fosse appena arrivato a Palazzo Chigi. La strategia è sempre la stessa: dipingersi come gli unici che finalmente affrontano il problema, cancellando le responsabilità delle scelte già fatte. Eppure i decreti sicurezza si sono susseguiti con cadenza impressionante: decreto Rave dell’ottobre 2022, il grande disegno di legge sicurezza del novembre 2023 arenatosi al Senato, poi nell’aprile 2025 trasformato in decreto-legge per aggirare le difficoltà parlamentari. Risultato: quattordici nuovi reati, dal blocco stradale come crimine penale alla detenzione di materiale con finalità di terrorismo, dalle pene aggravate per chi impiega minori nell’accattonaggio al reato di “rivolta in istituto penitenziario”. Senza dimenticare il decreto carceri del luglio 2024, il decreto aggressioni sanitari dell’ottobre 2024.
Tre anni e mezzo, decine di decreti, centinaia di articoli di legge. Eppure la narrativa rimane quella dell’emergenza da affrontare. Mai un’assunzione di responsabilità sui risultati. Mai la domanda: se dopo tre anni di decreti sicurezza il problema persiste, forse il problema non è nella mancanza di norme ma nell’approccio stesso?
I dati parlano chiaro. Nel 2024 sono stati registrati 2,38 milioni di reati, +1,7% sul 2023 e +3,4% sul 2019. I dati provvisori dei primi sei mesi del 2025 mostrano un calo del 4,9%, ma è una tendenza che arriva dopo quattro anni consecutivi di aumento. Nel 2024 sono stati denunciati o arrestati 38.247 minori, il dato più alto degli ultimi dieci anni, +16% sul 2023 e +30% sul pre-Covid.
Ancora più drammatica la situazione carceraria. A fine novembre 2025 erano detenute 63.868 persone a fronte di una capienza di 46.124 posti, con un tasso di sovraffollamento del 138,5%. Settantadue istituti superano il 150%, con punte oltre il 200%. Nel 42,9% delle carceri visitate da Antigone non sono garantiti i 3 metri quadrati di spazio vitale per persona. Le morti sono la cifra più drammatica: 238 decessi nel 2025, di cui 79 suicidi. Nel 2024 erano stati 91 i suicidi, record assoluto. L’Italia ha l’indice di suicidi in carcere più alto d’Europa dopo Francia e Regno Unito. L’8,9% dei detenuti presenta diagnosi psichiatrica grave, il 20% assume stabilizzatori dell’umore, antipsicotici o antidepressivi, il 44,4% fa uso di sedativi o ipnotici.
Questo eccesso di decreti sicurezza produce anche conseguenze giudiziarie paradossali. Gli attivisti di Fridays for Future e Extinction Rebellion, denunciati dalle Questure per manifestazioni non autorizzate o blocchi stradali, vengono sistematicamente assolti dai tribunali con la formula “il fatto non sussiste”. Negli ultimi due anni si contano 57 assoluzioni: a gennaio 2024 nove attivisti che avevano appeso uno striscione a Torino sono stati assolti perché “le condotte non integrano nessuna forma di violenza”. In questi giorni, ventuno militanti di Ultima Generazione che avevano bloccato via Appia Nuova sono stati assolti. La magistratura riconosce il diritto costituzionale di manifestazione, mentre le Questure continuano a denunciare. Il risultato è un’escalation repressiva che si infrange contro le sentenze, ma produce un effetto deterrente: migliaia di euro di spese legali, anni di procedimenti, il peso psicologico di un processo penale per l’esercizio di diritti costituzionali.
Il metodo è governare come se si fosse all’opposizione. Presentare ogni decreto come se fosse il primo. È una strategia che permette di mantenere quel ruolo di “sfidanti del sistema” che ha portato la destra al potere, anche quando si è il sistema da tre anni e mezzo. Il discorso pubblico viene resettato ogni volta, come se non ci fossero già state decine di norme approvate, come se il governo non avesse avuto tempo per dimostrare l’efficacia del suo approccio.
Questo continuo presentarsi come “nuovi arrivati” serve a evitare il confronto con i risultati. Se ammettesse di essere al potere da tre anni e mezzo, il governo dovrebbe spiegare perché, nonostante tutte le norme approvate, la situazione non è migliorata. Dovrebbe rispondere del sovraffollamento record, dei 79 suicidi, dei 238 morti in carcere nel 2025. Invece è più semplice continuare la campagna elettorale permanente.
Emerge anche un’asimmetria del sistema mediatico italiano. Le campagne stampa su sicurezza e immigrazione si sincronizzano con le esigenze del centro-destra. Al contrario, raramente si assiste a campagne coordinate a supporto del centro-sinistra. Quando vince – e occasionalmente accade – lo fa nonostante il clima mediatico prevalente. Le riforme del centro-sinistra vengono raccontate in modo frammentario, le emergenze su cui vorrebbe concentrare l’attenzione faticano a emergere, mentre quelle costruite dal centro-destra dominano il dibattito. Forse anche per la carenza dei contenuti e degli argomenti proposti.
Mentre il paese attende l’ennesimo decreto sicurezza, il governo Meloni continua a governare come se fosse al primo giorno. Tre anni e mezzo di potere cancellati dalla narrazione pubblica. La strategia dell’eterno esordio procede verso il quarto anno, con l’ausilio di una macchina mediatica che, come nel 2001 e nel 2008, sa quando e come costruire l’allarme sociale necessario a giustificare l’ennesima stretta securitaria.
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