Memoria e Futuro

I fantasmi dei due mondi

di Marco Di Salvo 14 Gennaio 2026

Ieri mattina, sulla pista dell’aeroporto militare di Ciampino si è consumata una scena che, al di là dell’emozione dell’abbraccio tra i liberati e le loro famiglie, nascondeva qualche imbarazzo diplomatico. Giorgia Meloni e Antonio Tajani hanno accolto Alberto Trentini, cooperante veneziano detenuto per 423 giorni in Venezuela senza accuse formali, e Mario Burlò, imprenditore torinese trattenuto nelle stesse condizioni. Un successo diplomatico celebrato sui social con il video dell’arrivo e il messaggio della premier: “Bentornati a casa!”.

Ma c’è un dettaglio che rende quella cerimonia meno lineare di quanto appaia e che, forse, ha affrettato i saluti della presidente del consiglio ai prigionieri ritornati in Italia. Mentre Trentini è una vittima lampante di un arresto arbitrario, Burlò è un imprenditore con un passato giudiziario complesso e, pare, sulla base di quello arrestato in Venezuela: assolto in Cassazione a febbraio 2025 dalle accuse di concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito di un’inchiesta sulla ‘ndrangheta in Piemonte, ma ancora sotto processo a Torino per presunti reati fiscali legati al fallimento dell’Auxilium Basket nel 2019. Gli altri sette co-imputati sono stati tutti condannati, mentre la sua posizione è stata stralciata solo perché era detenuto in Venezuela. L’accoglienza sul tarmac assume così una duplice valenza: da un lato un gesto istituzionale dovuto, dall’altro solleva interrogativi su come il governo presenti al pubblico la figura di Burlò, tenuta in secondo piano. È probabile che, senza la presenza di Trentini, il ritorno sarebbe stato ben diverso, forse un imbarazzo politico.

Il caso di Mario Burlò è però solo uno dei tanti esempi di un fenomeno più ampio che sta caratterizzando il panorama italiano: l’arrivo di imprenditori che promettono investimenti milionari e progetti ambiziosi, ma delle cui fortune si conosce ben poco fino al momento in cui non decidono di esporsi attraverso l’acquisto di società sportive o testate giornalistiche. Solo allora, quando i riflettori si accendono, emergono storie complesse, passati controversi e origini patrimoniali nebbiose.

Ad esempio un altro protagonista delle cronache di queste settimane è Valerio Antonini, imprenditore romano, che ha fondato nel 2020 la Quanton Commodities Ltd, casa di trading inglese specializzata nel commercio internazionale di cereali che ha raggiunto un fatturato di oltre 300 milioni di euro. Di come sia riuscito a costruire tale impero in così poco tempo, le cronache dicono poco. Basta però fare un giro nel suo sito internet personale per farsi venire qualche dubbio, almeno di opportunità. Nel 2023 rileva il 100% del Trapani Calcio e il Trapani Shark basket, investendo 20 milioni di euro. I risultati sportivi arrivano rapidamente: entrambe le squadre vincono i campionati al primo anno. Ma il castello crolla nel 2025. Trapani Shark viene colpita da una serie di penalizzazioni per irregolarità amministrative legate all’utilizzo di crediti d’imposta acquistati dal Gruppo Alfieri, poi rivelatisi fittizi. A gennaio 2026, dopo due partite-farsa, arriva l’inevitabile esclusione dalla Serie A di basket. La Corte dei Conti ha anche aperto un’indagine su 300mila euro di contributi pubblici erogati dalla Regione Sicilia. Ed è notizia di ieri che il sindaco di Trapani sta facendo pattugliare il palazzetto dello sport della città per paura che vengano portate via le strutture sportive. Il fenomeno Antonini a Trapani non si è fermato allo sport. Nell’estate 2025, sulla scia di Stefano Bandecchi ex patron della Ternana e oggi sindaco di Terni, ha fondato il movimento politico “Futuro – Il nuovo Rinascimento” con lo slogan “Make Trapani Great Again”, distribuendo cappellini rossi identici a quelli trumpiani (idem sentire con l’attuale maggioranza nazionale) e promettendo di candidarsi alle elezioni comunali del 2028 contro l’amministrazione di centrosinistra della città. Il progetto, presentato con un programma in 28 punti e supportato dalla sua emittente televisiva Telesud (acquistata nel 2022), si è rivelato un flop. A dicembre 2025 Antonini ha dichiarato a L’Espresso di sentirsi “umiliato e tradito” dalla città, scagliandosi contro tifosi e amministrazione. Ieri anche per la TV trapanese è arrivato l’epilogo: i giornalisti di Telesud, senza stipendio da mesi, hanno trovato la redazione al buio e sono stati informati via WhatsApp che la società è in liquidazione. Chiude così l’unica tv locale di Trapani. Un pessimo finale, almeno temporaneo.

Un altro esempio è quello di Benedetto Mancini, che incarna l’archetipo dell’imprenditore fantasma. Romano, classe 1965, operante nei settori turistico e commerciale, ha attraversato mezza Italia tentando di acquisire società calcistiche, lasciando dietro di sé una scia di fallimenti. Nel 2017 tenta di rilevare il Latina in Serie B: versa 72mila euro di caparra ma non completa l’acquisto. Il Latina retrocede, viene penalizzato e fallisce. La Procura lo rinvia a giudizio per bancarotta. Nel 2021 prova con il Rieti, promette progetti ambiziosi, ma al momento del closing sparisce. Arriva poi al Catania nel marzo 2022, presenta l’unica offerta all’asta: 500mila euro. Viene dichiarato vincitore, ma poche settimane dopo il Tribunale di Catania dichiara decaduta l’offerta per mancata presentazione al rogito e garanzie ritenute non credibili. Nel 2025 riesce finalmente ad acquisire la Lucchese, ma anche qui: mancato pagamento degli stipendi, penalizzazione di sei punti. Chi sia realmente Mancini e come guadagni i soldi che promette resta un mistero.

Ma forse il caso più recente e inquietante è quello di Salvatore Palella, trentenne siciliano di Acireale trapiantato a New York, che nel maggio 2025 ha acquistato La Sicilia, lo storico quotidiano catanese. Anche lui, come Antonini, ha tentato l’avventura sportiva: fu presidente dell’Acireale Calcio nel 2012-2013, esperienza durata pochi mesi e naufragata tra stipendi non pagati e rabbia dei tifosi. Nel 2025 ha provato a riacquistare il club, presentando un’offerta che poi si è arenata per mancanza di trasparenza nella documentazione. Palella viene presentato come un giovane imprenditore visionario, fondatore di Helbiz, la prima società di micromobilità quotata al Nasdaq. Ma basta scavare appena sotto la superficie per scoprire una realtà molto diversa. Nel 2021 Helbiz arriva in borsa con una valutazione iniziale di 308 milioni di dollari. Ma nel 2022 chiude con una perdita netta di 82 milioni di dollari. Nel 2023, il titolo viene sospeso dal Nasdaq. L’azienda riesce a cancellare 15 milioni di debiti solo attraverso accordi con fondi speculativi delle Isole Cayman. Nel 2020 viene intentata una class action contro Palella per frode legata alla HelbizCoin, una criptovaluta che aveva raccolto 38,6 milioni di dollari attraverso un’ICO. Gli investitori, potenzialmente 20mila, accusano Palella di aver orchestrato uno schema fraudolento di “pump and dump”. Nel settembre 2023, la corte distrettuale di New York ha convalidato diverse accuse contro Palella, tra cui frode, manipolazione dei prezzi e arricchimento ingiusto. Lui respinge (giustamente) ogni accusa, ma, come diceva un comico di tempo fa, l’affare s’ingrossa con la recente notizia che Palella ha tentato di acquistare anche La Stampa di Torino. Poco prima di Natale, avrebbe presentato un’offerta di circa 25 milioni di euro al gruppo Gedi. L’offerta economica non sarebbe dispiaciuta a John Elkann, ma è stata comunque rifiutata per la necessità di un pronunciamento Antitrust e soprattutto per la necessità di approfondimenti sulle garanzie dell’acquirente.

Questi quattro casi condividono un pattern comune: imprenditori di cui si conosce poco o nulla fino al momento in cui decidono di esporsi pubblicamente. Solo allora emergono i retroscena: procedimenti giudiziari, fallimenti passati, origini patrimoniali nebbiose, perdite milionarie. Lo sport e l’editoria diventano il palcoscenico attraverso cui questi personaggi cercano legittimazione sociale e visibilità mediatica. La domanda finale è inevitabile: perché si espongono e chi non fa i necessari controlli prima che acquisiscano realtà editoriali e sportive? La risposta a questa domanda dirà molto sullo stato di salute del sistema dell’informazione e dello sport in Italia, e sulla capacità delle istituzioni di proteggere asset strategici da avventurieri finanziari.

Commenti

Devi fare login per commentare

Accedi

Gli Stati Generali è anche piattaforma di giornalismo partecipativo

Vuoi collaborare ?

Newsletter

Ti sei registrato con successo alla newsletter de Gli Stati Generali, controlla la tua mail per completare la registrazione.