L'architettura e noi
Il cimitero di Brescia ribalta i concetti di centro e periferia
La città non si divide più in centro e periferia. Un recente studio dell’ISTAT, incrociando i dati su problemi sociali, educativi, economici e lavorativi ha mappato i quartieri disagiati nelle grandi città. Ne esce un disegno a macchia di leopardo, come se nelle città prevalesse una grande zona intermedia entro cui si collocano zone problematiche.
È probabile che il degrado sociale non corrisponda per forza al degrado urbano e architettonico, anche se vi è una relazione tra i due.
Spesso l’espansione delle città ingloba antichi borghi e qui la vita di relazione e l’ambiente fisico sono più favorevoli. Questo lo si vede con chiarezza a Milano, che era appunto caratterizzata da una costellazione di borghi fuori mura, per cui la sua periferia è anche una periferia storica e strutturata.
Quando poi l’espansione si organizza attorno a un altro elemento urbano significativo, la spazialità ne è per forza positivamente condizionata.
È il caso, inaspettato, di Brescia, sulla via Milano, luogo scambiatore tra città e campagna, dove sorge il cimitero del Vantini dell’inizio dell’Ottocento.
Esso è talmente bello che riesce a invertire il rapporto centro-periferia e a configurarsi come un vero e proprio episodio centrale rispetto al suo intorno e come matrice urbana. La direttrice della via Milano prende nel suo insieme importanza e la sua edificazione, iniziata e futura, grazie anche alla dismissione industriale, non può essere anonima.
La qualità periferica si aggiunge alla quantità urbana, invertendo i termini tra qualità urbana e quantità periferica. È questo un esempio che può proiettarsi in diverse realtà di degrado, ovunque si trovi uno spunto progettuale che, se ricercato, è sempre presente in ogni luogo.
La periferia non è più compatta e si sono rotti gli argini per una migliore fabbricazione.
Devi fare login per commentare
Accedi