Memoria e Futuro
Il miglior cattivo
In questo strano contesto mondiale che pare scritto da uno Stan Lee fuori forma, con il blitz di inizio 2026 il presidente americano si candida a super villain dell’anno, altro che Nobel della Pace.
Trump-Hulk, il cattivo che urla, minaccia e sfonda muri con la forza bruta, ha appena conquistato il Venezuela dopo una manciata di settimane di attacchi verbali come al solito fuori scala. Come Hulk che risolve un problema con un pugno, ha applicato la diplomazia del “io più forte, io vincere”: pressione economica devastante, minacce esplicite, forse qualche accordo sottobanco con elementi militari locali. Obiettivo dichiarato? Raggiunto. Maduro fuori, regime cambiato. Un cattivo efficiente, brutale ma dannatamente efficace nella sua cattiveria grezza.
Nel frattempo al Cremlino (il suo castello di Latveria personale) Putin-Dottor Destino mastica amaro. Lui è il villain elegante con piani elaborati e monologhi infiniti. Tre anni fa ha invaso l’Ucraina con la sua armatura di propaganda e la convinzione di essere il genio che avrebbe conquistato tutto in 72 ore. Ora siamo al quarto anniversario di una guerra che doveva essere un blitzkrieg e si è trasformata in un loop infinito. Destino è ancora lì, ostinato nella sua maschera di ferro, che insiste che tutto procede secondo i piani mentre il suo esercito di Doombots arrugginisce nel fango del Donbass.
Se volevamo avere una dimostrazione di chi è in grado di raggiungere gli obiettivi dichiarati e chi no, questi primi giorni di gennaio ce ne hanno dato una rappresentazione plastica. E pare sia solo l’inizio visto che Hulk pare voler fare quanto prima un salto anche a Cuba, chissà con che conseguenze.
Ma, vi chiederete, i supereroi, in tutto questo, dove sono? C’è chi si sarebbe candidato da tempo, con risultati quanto meno discutibili. Ad alzare il vessilli del rispetto delle regole e dei valori, eccoli, i nostri “eroi” europei. Un tempo glorioso supergruppo, ora sono più simili ai Vendicatori dopo una brutta serata: Captain(a) Europa Ursula con lo scudo ammaccato che balbetta qualcosa sul multilateralismo e propone sanzioni alla Russia che non riesce a fare approvare, Spider Macron già giovane promessa oggi solo pieno di superproblemi, Wasp-Meloni che volteggia alto guardando a Washington, Visione Mertz che cerca un ruolo, sempre più evanescente, Capitano Bretagna Starmer che balbetta e qualche Thor scandinavo che ha perso il martello e cerca di convincere gli altri che anche la diplomazia è comunque una forma di superpotere, mentre rinforza gli arsenali.
Di fatto, guardano impotenti mentre Hulk-Trump fa a pezzi il tavolo delle trattative in giro per il mondo e Destino-Putin continua la sua partita a scacchi tridimensionale ucraina che nessuno capisce più, nemmeno lui. L’Europa tenta di mediare, propone sanzioni che sono l’equivalente di lanciare cotton fioc contro un carro armato, e si riunisce in vertici che producono comunicati stampa invece di azioni.
Il messaggio grottesco di questo fumetto mal scritto? Innanzitutto che la brutalità semplice e dichiarata batte la complessità imperiale quando il primo sa cosa vuole e il secondo si perde nei propri piani grandiosi. E i “buoni”? Troppo stanchi, divisi e terrorizzati dalla propria irrilevanza per fare la differenza.
Un fumetto distopico dove vince chi colpisce più forte, non chi ha ragione. E il lettore, cioè noi osservatori-vittime, rimane con l’amaro in bocca, provando a scansare i detriti come il protagonista di questi straordinario fumetto. Stiamo in mezzo a tutto questo, in attesa del lieto fine, ma sempre più nella parte di quelli del titolo di questo film di Pif.
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