La parolaccia della settimana

La parolaccia della settimana: “sviluppo”

di Massimo Crispi 15 Marzo 2026

Non potevamo più vivere senza questa rassicurazione da parte di Luca Cordero di Montezemolo, che appare su un articolo di oggi sul Messaggero, intervista raccolta da Roberta Amoruso e dove la parolaccia della settimana “sviluppo” compare varie volte, associata a un’idea di progresso:

«Non vedo l’ora di volare a Abu Dhabi, un modello di pace, sviluppo e sicurezza ora ingiustamente sotto attacco. Questione di ore. È la mia seconda casa».

www.ilmessaggero.it/persone/montezemolo_abu_dhabi_casa-9416247.html?

Quando l’ho letto, stamattina, mi sono detto: devo essermi perso qualcosa oppure ho letto male. No, no, avevo letto benissimo. E rincara: «Sono orgoglioso di essere cittadino degli Emirati, uno Stato di pace che ha costruito un patrimonio culturale ed economico straordinario».

L’articolo, estremamente autocelebrativo, sia del Cordero di Montezemolo sia degli Emirati, descrive il paese dei balocchi, dove l’economia che si è venuta a creare in questi ultimi decenni, assolutamente sconosciuta in precedenza, sarebbe frutto di una costruzione saggia e meticolosa di emiri illuminati. Leggetelo con attenzione e non crederete ai vostri occhi, com’è successo a me.

L’atteggiamento è un po’ quello attribuito a Maria Antonietta e alla sua famosa frase che forse non avrà detto mai ma che la tradizione le ha affibbiato: “Se i poveri hanno fame date loro delle brioches”.

Fa un po’ il verso al Rinascimento arabo evocato da Renzi qualche tempo fa, un Rinascimento abortito, visto che la città lineare, sbandierata come città del futuro dai sauditi, un ecomostro lungo 150 km per nove milioni di abitanti nel deserto, pure riflettente, si è dimostrata un fallimento: un Disfacimento, più che altro, errore (e orrore) di prospettiva.

Cordero di Montezemolo si meraviglia dell’attacco ingiustificato dell’Iran al paese che l’ha adottato, regalandogli perfino il passaporto e forse le chiavi d’oro della città.

Parco di divertimenti Ferrariworld ad Abu Dhabi

Il nostro eroe sembra ignorare che gli Emirati Arabi e altri paesi del Golfo Persico, tra cui Kuwait, Arabia Saudita, Qatar, siano paesi con cui la famiglia Trump (e non solo) fa affari d’oro e quindi colpire la cassaforte in Medio Oriente del nemico numero uno attuale non sia una giustificazione abbastanza forte da parte di un Iran attaccato sia da Israele che dagli U.S.A.

Riflettiamo un momento seguendo l’ottica iraniana. Tu mi attacchi violando il diritto internazionale e io resto a guardare? Ma io ti stermino, te, i tuoi familiari e i tuoi amici.

È primitivo, è mafioso, è tutto ciò che volete. Non mi verrebbe mai in mente di difendere un regime sanguinario come quello degli ayatollah, che di diritto internazionale se ne infischia e che ha riportato la regione a un medioevo ancora più arcaico di quanto non lo fosse collo Scià.

Ma non è meno mafioso l’attacco di Israele e degli U.S.A. , per i quali il diritto internazionale è ugualmente carta straccia, il diritto è quello mio e basta. E gli Emirati lo rispettano il diritto internazionale? E l’Arabia Saudita?

Ma Cordero di Montezemolo si stupisce. Forse perché anche lui, oltre Trump, ha delle casseforti a Dubai. E lo dice. Lui ha creato Ferrariworld negli Emirati, un parco di divertimenti per gli amanti del cavallino rampante, e ostenta, udite udite, anziché tacere, per eleganza, un suo consistente patrimonio “incredibile in soli 20 anni”. Pensate, ci sono le montagne russe più veloci del mondo, in quel parco giochi: come si può sopravvivere senza?

Ora, il cattivo gusto dell’ostentazione è proprio da arricchito russo degli ultimi anni, quando si è ricchi non si ha bisogno di dirlo. Vantarsene è proprio da arrivisti berlusconiani, guarda come sono stato bravo a diventare ricco e, soprattutto, con che cosa! Esattamente come Trump, che è un cafuni arrinisciutu (uno che ci è riuscito ma sempre cafone resta, e Trump non lo smentisce mai), come si dice dalle mie parti.

Ma, in quest’articolo delirante, Cordero di Montezemolo sembra ignorare che il benessere del 20% della popolazione degli Emirati Arabi è basato sullo sfruttamento dell’80% rimanente, formato dai lavoratori-schiavi provenienti da paesi dell’Asia come India, Pakistan, Indonesia, eccetera. Ci sono anche parecchi emigrati africani tra gli schiavi. La schiavitù è ufficialmente abolita dagli anni Sessanta, negli Emirati, ma una schiavitù moderna si esprime attraverso la Kafala, il caporalato locale, ufficialmente illegale ma ampiamente praticato, perché fa comodo a tutti. Probabilmente, non lo so, ma immagino, anche il Parco Ferrari sarà stato costruito con manodopera locale, così come le isole artificiali e i grattacieli.

Il turista che s’immerge nella frenetica vita mondana e spensierata di Dubai, dove corre colle moto d’acqua sulle spiagge del Golfo o scia sulla pista del tunnel della neve (hanno anche quello nel luna park emiratino), codesti schiavi non li vede, perché vivono in baraccopoli nel deserto, lontano da occhi curiosi, pagati quattro baiocchi e sfruttati dalle dodici alle sedici ore al giorno per i lavori più faticosi, sotto il sole a 50° C, sotto cui spesso i poveretti collassano. Non solo. A costoro viene sequestrato il passaporto per essere ricattabili, e, se provano a fuggire per il trattamento disumano, vengono puniti colla reclusione o espulsi. Ma Cordero di Montezemolo, che, quando va a casa sua a Dubai avrà certamente il venticello del condizionatore che lo conforta, queste cose sicuramente non le sa (gli crediamo?) e dice che è un paese in sviluppo e assolutamente un’oasi di benessere. Il suo, di sicuro.

Per chi voglia approfondire i seguenti sono solo un paio di articoli che denunciano come si svolge la schiavitù moderna nei paesi del Golfo:

https://www.osservatoriodiritti.it/2021/05/24/emirati-arabi-diritti-umani/

 

https://www.africa-express.info/2026/03/09/schiavismo-moderno-il-lato-oscuro-di-dubai-e-degli-altri-emirati/

Il progresso, secondo Cordero di Montezemolo, è anche assicurato dal fatto che ad Abu Dhabi ci siano ben due chiese cattoliche. Nientemeno! Ah, allora, è fatta, la barbarie è scongiurata. Noi che abbiamo la Chiesa in casa nostra siamo il paese più progredito del mondo.

Mi chiedo se Cordero di Montezemolo non sia stato investito da una tempesta di sabbia e sia rimasto sciroccato, povera stellina.

Ma il nostro eroe conosce il re degli Emirati da oltre 21 anni e si faceva anche dare lezioni di civiltà da lui:

«Ci conosciamo da 21 anni e già allora, quando avevo un bambino di 8 anni mi chiedeva cosa avrebbe fatto all’università. “È ancora piccolo”, gli avevo detto. “E no bisogna guardare avanti, fare in modo che gli venga una passione da ora”, era stata la sua risposta». Un luminare, premio Nobel per la psicologia e l’educazione, equivalente al premio Nobel per la pace a cui aspira tanto Trump e fa di tutto per dimostrare di averne diritto. Quell’altra cretina del Venezuela che glielo ha pure ceduto… io non so, ogni tanto mi pare di sognare.

Ciò che a me stupisce, ma, diciamo meglio, m’indigna, è l’assoluto scollamento dalla realtà di personaggi come questi. E a lui si affidano, come recita il CV sciorinato dalla giornalista, tutte le cose che presiede o che ha presieduto:

“… storico presidente della Ferrari, Fiat e già alla guida di Confindustria dal 2004 al 2008, ambasciatore del Made in Italy, ora continua un po’ ad esserlo, seppure sotto altre vesti, da presidente di Italo Treno, di cui è stato fondatore e ancora è azionista, presidente e azionista di Sigaro Toscano, presidente di Telethon, oltre che consigliere di Tod’s e di McLaren Automotive, ora del fondo emiratino CYVN.”

Mi aspetto che i lettori suggeriscano cosa potrebbe fare Cordero di Montezemolo col Sigaro Toscano di cui sopra e riflettano su che cosa significhi realmente “Made in Italy”, che implica l’immagine dell’Italia all’estero: forse il Parco Ferrari degli Emirati, dove c’è perfino un Louvre, ad Abu Dhabi (ma non esiste un sindacato dei lavoratori)… E pure il grattacielo più alto del mondo, un parco giochi per imbecilli. Si salvi chi può. Il Nuovo Disfacimento.

 

P.S. Mi pregio ricordare che tra i paesi dove lo schiavismo moderno è uno sport praticato ci sono anche i “civilissimi” U.S.A., esportatori di democrazia.

 

 

Commenti

Devi fare login per commentare

Accedi

Gli Stati Generali è anche piattaforma di giornalismo partecipativo

Vuoi collaborare ?

Newsletter

Ti sei registrato con successo alla newsletter de Gli Stati Generali, controlla la tua mail per completare la registrazione.